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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tumori

L’evoluzione della mortalità per tumori in Italia (1970-1999)

Il rapporto “Nuove evidenze nell’evoluzione della mortalità per tumori in Italia” (diffuso a novembre 2005), effetto della collaborazione dell’Iss, dell’Istat, e dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, aggiorna le tendenze della mortalità per tumori in Italia, studiando i dati relativi ai trenta anni 1970-1999. Si supera così la precedente pubblicazione “La mortalità in Italia nel periodo 1970-1992: evoluzione e geografia”, da cui emergeva una situazione di cambiamenti in atto e non conclusi. Si analizzano una ventina di tipi di tumori con riferimento sia alla dimensione temporale che a quella geografica.

 

Per ogni tipo o gruppo di cancro viene fornita una descrizione dei diversi indicatori complementari alla mortalità. Segue poi la presentazione grafica dei risultati statistici ottenuti utilizzando una ripartizione per quattro zone (Nordovest, Nordest, Centro, Sud e Isole) e per tre fasce d’età (0-54, 55-74, oltre i 75 anni). L’indicatore di mortalità utilizzato è il tasso per 10.000, standardizzato per età rispetto alla popolazione mondiale. Questo indicatore è al netto del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione.

 

Le quattro tendenze

Emerge un panorama incoraggiante poiché per quasi tutte le tipologie tumorali si riscontra una diminuzione del tasso standardizzato. In particolare possiamo individuare quattro tipi di tendenze nell’andamento della mortalità.

 

Ci sono tumori a diminuzione sistematica (stomaco, testicolo, malattia di Hodgkin, utero), per i quali è stata fondamentale un’attenta prevenzione primaria e secondaria.

 

La seconda categoria comprende la maggior parte dei tumori e presenta un andamento della mortalità in diminuzione negli ultimi anni dovuto sia alla prevenzione, sia a progressi diagnostici e terapeutici: cavo orale (maschi), esofago, intestino, fegato, laringe, polmone (maschi), mammella (femmine), ovaio, vescica, rene, encefalo, leucemie.

 

Ci sono poi due tipi di cancro (pancreas e prostata) che vedono l’inizio di una riduzione nel numero dei decessi tra i giovani.

 

L’ultima classe vede invece un aumento generalizzato della mortalità. Questi quattro tipi di tumore - melanoma maligno della pelle, linfomi non Hodgkin, cavo orale (femmine), polmoni (femmine) - sono associati a comportamenti a rischio, e risultano più frequenti tra le donne. A questi atteggiamenti si può e si deve quindi rispondere con indicazioni specifiche e prevenzione mirata.

 

Un altro aspetto rilevato dal rapporto è la tendenza all’omogeneità nella geografia della mortalità in Italia. Negli anni Settanta la frequenza dei tumori al Nord era doppia rispetto a quella del Sud; al momento della pubblicazione del rapporto, invece, le differenze sono quasi scomparse. Questa uniformità, dovuta sostanzialmente alla diffusione di stili di vita comuni, soprattutto alimentari, può essere letta come un’eliminazione delle differenze di salute tra aree, ma anche come nuova fonte di inequità causata dalla perdita di un vantaggio proprio delle regioni del Mezzogiorno.