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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

Cambiamenti delle politiche vaccinali: la California sancisce la fine dell’esenzione per opinioni personali

Stefania Salmaso – direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute, Cnesps-Iss

 

3 settembre 2015 - Alla fine di luglio di quest’anno lo Stato della California (Usa) ha sancito che i convincimenti personali non sono motivo accettabile di esenzione dalle vaccinazioni e ha rinforzato il filtro scolastico, rendendo non legalmente ammissibile il rifiuto delle vaccinazioni per motivi religiosi o filosofici. La nuova norma di fatto restringe molto l’ambito di discrezione dei genitori che, già dallo scorso anno dovevano comunque esibire, per i figli non vaccinati, un certificato del medico di essere stati opportunamente informati sui rischi delle malattie prevenibili da vaccino e sui benefici e i rischi delle vaccinazioni. Una misura questa che non è stata considerata sufficiente e che la nuova norma arricchisce proibendo alle scuole di ammettere bambini che non siano in regola con un elenco predefinito di vaccinazioni. Le uniche eccezioni ammesse sono quelle per motivi di salute. In uno Stato tradizionalmente liberale come la California, l’adozione di una direttiva come questa è stata accolta da un vivace dibattito e un editoriale sul New England Journal of Medicine sottolinea la rilevanza dell’evento.

 

La discussione d’oltreoceano è molto pertinente anche al nostro Paese, dove la presenza di un obbligo vaccinale è ritenuta anacronistica e la proporzione di bambini vaccinati secondo i tempi richiesti sta progressivamente diminuendo. In Italia la frequenza di dissenso all’offerta di vaccinazione (o comunque di “esitazione”, in inglese Hesitancy) sembra che stia aumentando e le motivazioni addotte esplicitamente sono il timore di effetti collaterali, la percezione di pareri discordi sull’opportunità di vaccinarsi – anche tra medici e operatori sanitari – e una generica diffidenza che trova una sponda nel desiderio di esercitare la propria libertà di scelta guidata da opinioni personali.

 

Nonostante negli Stati Uniti il tema delle libertà individuali sia molto sentito (è oggetto del primo emendamento della Costituzione), la Corte Suprema ha chiarito ad esempio che la libertà di religione «non include la libertà di esporre la comunità o il singolo bambino alle malattie infettive». Un concetto che, in Italia, è alla base di una serie di norme o prassi che limitano le libertà individuali a favore della comunità (per esempio i periodi contumaciali per rientrare a scuola dopo una malattia infettiva contagiosa, l’allontanamento dal lavoro per chi opera in certi settori, ecc), e che normalmente non vengono messe in discussione.

 

Nel caso delle vaccinazioni infantili le opinioni e le percezioni dei singoli genitori sono cruciali anche se in Italia il diritto di famiglia è stato recentemente modificato (decreto legislativo 154/2013 in vigore dal 7 febbraio 2014) e la patria potestà è stata abolita e sostituita dall'esercizio della responsabilità genitoriale. Essere genitori responsabili implica l’adozione di quelle misure di protezione della salute del bambino che sono disponibili e di riconosciuta efficacia. Tra queste non si può non includere le vaccinazioni.

 

Perfino la presenza di norme che promuovono l’adesione all’offerta di vaccinazione può non essere sufficiente, ma certamente sancisce un impegno e un orientamento istituzionale chiaro. L’adesione alle vaccinazioni dovrebbe essere basata sulla consapevolezza che nel Servizio sanitario nazionale le raccomandazioni a vaccinare sono sostenute da moltissime evidenze a favore, mentre il “non vaccinare” attualmente è basato soprattutto su opinioni personali non suffragate da prove scientifiche. Due alternative difficilmente paragonabili, ma con cui gli operatori sanitari si devono confrontare.

 

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