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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

Vaccini: troppo dimenticati i perché a loro favore

Elisabetta Franco – Dipartimento di Biomedicina e prevenzione, Direttore Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Presidente Commissione nazionale di verifica dell'eliminazione del morbillo e della rosolia

 

9 marzo 2014 - Due fatti, per quanto risaputi, non smettono mai di stupire. Il primo è che le vaccinazioni sono vittima del loro stesso successo, tanto travolgente da aver debellato molte malattie infettive e perfino il loro ricordo. Non si riconosce più che grazie alle vaccinazioni lo stato di salute della popolazione è notevolmente migliorato, con riduzione della mortalità soprattutto infantile e delle complicanze invalidanti di alcune malattie. La mancata riconoscenza si tramuta in vera e propria ingratitudine se si considera che, al contrario, le vaccinazioni sono state – ingiustamente – accusate di provocare malattie come l’autismo o la Sids (Sudden Infant Death Syndrome, più nota come morte in culla).

 

L’altro fatto difficile da comprendere è lo spirito di crociata, l’aggressività e l’estrema ideologizzazione da parte dei movimenti contrari alle vaccinazioni. C’è un’insistenza nel rappresentare la popolazione pediatrica, esposta e vulnerabile, vittima innocente di tutti i possibili danni delle vaccinazioni. C’è un accanimento nel ritrarre le ditte produttrici dei vaccini come sempre pronte a realizzare guadagni sulla pelle dei poveri cittadini-assistiti che non trova un parallelo con una visione altrettanto negativa sulla produzione e sull’impiego degli altri farmaci. Questo non è ragionevole, neppure in termini economici: se ogni anno si vaccinassero tutti i soggetti candidati a tutte le vaccinazioni raccomandate, i costi sostenuti per questo intervento massivo di immunizzazione sarebbero comunque minori dei costi complessivi sostenuti dal Sistema sanitario nazionale per esempio per i gastroprotettori appartenenti alla classe degli inibitori della pompa protonica, che rappresentano la terza voce di spesa farmaceutica in Italia.

 

Resta comunque fuori discussione la grande differenza nell’indicazione all’uso di farmaci – prescritti a un soggetto malato per curarlo – e vaccini – raccomandati o resi obbligatori a un soggetto sano per evitargli una malattia più o meno probabile in un orizzonte temporale in genere esteso. Differenza che rende meno accettabile l’ipotesi di un rischio associato alle vaccinazioni e impone un profilo di sicurezza ineccepibile, che però di fatto per i vaccini è ampiamente provato.

 

Resta da chiedersi come mai evidenze scientifiche solide abbiano una voce più debole delle opinioni contrarie che peraltro accompagnano i vaccini fin dalle loro origini, come ho avuto modo di documentare recentemente quale coautrice dell’articolo “Vaccini ed autismo: un mito da sfatare” (pdf 212 kb) pubblicato su Igiene e Sanità Pubblica ad autunno 2013.

 

Probabilmente, da una parte è stato sottovalutato il potenziale impatto delle iniziative di disinformazione e controinformazione, d’altra parte c’è la loro abilità nell’uso del web come canale privilegiato di comunicazione. Se si consultano i motori di ricerca, le fonti on line gestite dai movimenti contrari alle vaccinazioni non solo sono le prime in ordine di uscita, ma sono anche più accattivanti. E i siti che parlano il linguaggio giusto (come EpiCentro e VaccinarSì) si contano sulle dita di una mano. Certo, le fonti ufficiali hanno qualche vincolo in più che non facilita la divulgazione: il dovere di fornire un’informazione corretta impedisce eccessive semplificazioni, potenziali fonti di superficialità ed errori. Né si possono utilizzare argomenti indubbiamente persuasivi, ma di dubbio gusto per esempio raccontare le storie o mostrare le foto di chi è morto di una malattia infettiva.

 

Vaccini e autismo

Qualche operazione comunicativa brillante l’ho incontrata, come la trasposizione in fumetti dello scandalo che nel 1998 ha coinvolto Andrew Wakefield per la segnalazione di una inconsistente relazione tra vaccino anti-morbillo-parotite-rosolia e autismo.

 

Al momento dunque internet è dominato da una cultura ostile alle vaccinazioni. Lo stesso Wakefield, radiato dall’Ordine dei medici britannico, si è trasferito negli Stati Uniti dove continua a far proseliti – il suo account Facebook Dr Wakefield's work must continue ha raccolto più di 10.000 “mi piace”. Il problema più grave è che, a distanza di una quindicina di anni, la sua pubblicazione fraudolenta su The Lancet continua a far danni. Non solo allora ha gettato nel panico migliaia di famiglie e ha abbassato le coperture vaccinali nel Regno Unito favorendo il verificarsi di focolai di morbillo, non solo ci sono voluti parecchi anni prima che il giornalista Brian Deer e il British Medical Journal facessero emergere la verità, ma quell’allarme è rimasto nell’immaginario collettivo.

 

Il vaccino anti-morbillo è diventato anzi il simbolo delle campagne mediatiche contrarie alle vaccinazioni, grazie anche alla percezione attenuata ma non reale della gravità della malattia. Ma lo stesso atteggiamento sta maturando nei confronti della vaccinazione anti-poliomielite per quanto nessuno possa dubitare delle sequele drammatiche di questa malattia infettiva evitabile e che – va detto chiaramente – potrebbe tornare.

 

È difficile stabilire se anche i fatti recenti nazionali, alcune sentenze discutibili la facilità con cui si avviano indagini colpevolizzanti per i vaccini nascondano buona o malafede. È però facile affermare che molti si professano proditoriamente esperti in vaccinazioni. Viene spontaneo auspicare qualche radiazione da ordini professionali come avvenne nel caso di Wakefield. Una radiazione non risolverebbe certo l’adesione all’offerta vaccinale, ma sarebbe esemplare.

 

Al di là di questa considerazione, quali sono le soluzioni possibili per restituire alle vaccinazioni il meritato credito?

 

Gli studi scientifici a favore sono innumerevoli e solidi, ma non arrivano a convincere le persone. Basta l’inevitabile coincidenza tra due eventi indipendenti – i vaccini praticati nel 90% circa della popolazione infantile e l’età di insorgenza dell’autismo – per suggerire un nesso di causalità. Non serve che l’autismo abbia una frequenza simile nei bambini vaccinati e non. D’altra parte non è facile costruire un disegno di studio di confronto diretto tra vaccinati e non vaccinati, ricevendo l’immunizzazione la grande maggioranza della popolazione infantile. Anche la sospensione dell’obbligo vaccinale, che sembrava un promettente strumento di distensione tra posizioni contrapposte, non sembra risolutiva, stando all’esperienza della Regione Veneto che per prima l’ha applicata in Italia.

 

Ma non voglio trasmettere pessimismo, tutt’altro. Plaudo alle prese di posizione del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità relativamente ai recenti fatti di cronaca, ancora una volta orientati a gettare cattiva luce sui vaccini.

 

Auspico un coordinamento crescente, un’unione di energie positive in modo che la sanità pubblica sappia fornire risposte forti e convincenti. Recentemente si è insediata in Italia, la Commissione nazionale di verifica dell'eliminazione del morbillo e della rosolia che presiedo. Noi speriamo di arrivarci, anche se non sappiamo quando, ma comunque si potrà fare molto per modificare l’approccio al problema.

 

Sono quindi ottimista. L’ottimismo è d’obbligo se si considera che vaccinarsi è un atto sociale, il riconoscimento dell’appartenenza a una comunità. Infatti, la scelta dell’individuo di proteggere se stesso da una malattia infettiva evitabile ha ricadute positive sulla comunità intera, dalla sua famiglia ai suoi concittadini. È un aspetto su cui forse non c’è ancora sufficiente sensibilità e consapevolezza ma che, adeguatamente giustificato e comunicato, rientra a buon diritto negli elementi a favore delle vaccinazioni.

 

Risorse utili

  • Battistella M, Carlino C, Dugo V, Ponzo P, Franco E. Vaccini ed autismo: un mito da sfatare. Ig Sanità Pubbl 2013;69:585-96 (pdf 212 kb)
  • Wakefield AJ, Murch SH, Anthony A et al. Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children. The Lancet 1998;28:637-41.
  • Deer B. Revealed: MMR research scandal. The Sunday Times, February 22, 2004
  • Deer B. Focus: MMR - the truth behind the crisis. The Sunday Times, February 22, 2004
  • Deer B. MMR scare doctor planned rival vaccine. The Sunday Times, November 14 2004
  • Deer B. Wakefield’s “autistic enterocolitis” under the microscope. BMJ 2010;340:c1127
  • Deer B. How the case against the MMR vaccine was fixed. BMJ 2011;342:c5347
  • Deer B. Secrets of the MMR scare. How the vaccine crisis was meant to make money. BMJ 2011;342:c5258.