Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

L’impatto dei programmi vaccinali in Italia

Andrea Siddu¹, Paola Stefanelli², Giovanni Rezza², Stefania Bellino², Patrizio Pezzotti², Sandro Cinquetti¹ e Antonio Ferro³

 

¹Azienda Ulss 2 Marca Trevigiana

²Dipartimento di Malattie infettive - Istituto superiore di sanità

³Azienda Ulss 6 Euganea

 

8 marzo 2018 - Quanti casi di malattia e quanti morti sono stati evitati grazie ai programmi vaccinali? È questa una delle domande a cui si è cercato di rispondere nell’ambito di un progetto coordinato dal Coordinamento regionale per la prevenzione e il controllo delle malattie della Regione Veneto (Ccmr Veneto) dal titolo “Monitorare la fiducia del pubblico nei programmi vaccinali e le sue necessità informative sviluppando un sistema di decisione assistita per le vaccinazioni tramite il sito “vaccinarsi.org” e altri siti e social network specificatamente dedicati alle vaccinazioni”, finanziato attraverso il programma Ccm-2014 (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) del ministero della Salute. In fase di programmazione delle attività è stato ritenuto fondamentale valutare l’impatto e i conseguenti benefici ottenuti dalle vaccinazioni in Italia; per tale motivo nel corso del progetto un team di ricercatori, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, ha stimato il numero di casi di malattia e di morti evitati tra il 1900 e il 2015 attraverso l’analisi dei dati disponibili sulla morbosità e la mortalità delle malattie prevenibili da vaccino. I risultati, pubblicati nell’articolo “The impact of immunization programs on 10 vaccine preventable diseases in Italy: 1900–2015” (Vaccine 2018;36:1435-1443), sono dati importanti per far fronte alla crescente diffidenza verso i vaccini e alla disinformazione sull’argomento. Infatti, sebbene l’introduzione delle vaccinazioni abbia determinato una forte diminuzione della morbosità e della mortalità dovute alle malattie infettive, la bassa percezione del rischio e le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini da parte dei cittadini e di una parte degli operatori sanitari, hanno portato, negli anni più recenti, a una riduzione della copertura vaccinale.

 

In particolare, il gruppo di lavoro ha cercato di quantificare i casi di malattie infettive, per le quali esiste un vaccino, che sono stati evitati tra il 1900 (primo anno per il quale erano disponibili delle statistiche ufficiali) e il 2015, e il numero di morti evitate. Lo studio si è concentrato sui vaccini della prima infanzia contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella e malattia invasiva da meningococco.

 

Morti e casi evitati

I numeri relativi ai casi di malattia e di morte evitati grazie all’introduzione di specifici programmi di vaccinazione sono stati calcolati dopo aver stimato i casi che ci si sarebbe aspettati in assenza di vaccinazione. I calcoli sono stati eseguiti assumendo che l’intera differenza di incidenza e mortalità sia da mettere in relazione con i programmi di vaccinazione. Tuttavia, sia le migliori condizioni igieniche che il crescente uso di antibiotici, possono aver contribuito ad abbassare i tassi di morbosità e mortalità, indipendentemente dalle vaccinazioni. D'altronde, prima dell’introduzione delle vaccinazioni c’era probabilmente una maggiore sottodiagnosi e sottonotifica sia dei casi di malattia che di causa di morte.

 

I dati ottenuti indicano che grazie alle vaccinazioni contro difterite, tetano e poliomielite (le tre malattie infettive con la mortalità più elevata nel secolo scorso) sono state prevenute oltre 70.000 morti (Tabella 1).

 

Tabella 1. Tassi di mortalità e stima dei morti evitati dalla vaccinazione

 

Malattie prevenibili da vaccino Periodo di valutazione
pre-vaccinazione
Periodo di valutazione
post-vaccinazione
Tassi di mortalità pre-vaccinazione
(per 100.000 ab.)
Tassi di mortalità post-vaccinazione
(per 100.000 ab.)
Numero di morti evitati
(I.C. 95%)

Difterite

1900-1938

1939-2012

53,03

11,42

27.503 (17.883-39.292)

Tetano

1900-1962

1963-2012

1,45

0,39

34.946 (25.499-47.268)

Poliomielite

1929-1963

1964-2012

5,23

0,06

10.799 (9566-12.181)

Per l’Epatite B non sono disponibili i dati di mortalità separati dalle altre epatiti virali; per le altre malattie non è stato stimato il numero di morti in quanto la mortalità prima dell’introduzione della vaccinazione mostrava già un trend in diminuzione e i tassi di mortalità risultavano comunque bassi.
I.C., intervallo di confidenza.

 

Inoltre, assumendo che la differenza tra i tassi di morbilità prima e dopo l’introduzione dei vaccini, e in particolare della vaccinazione universale, sia attribuibile solo ai programmi di vaccinazione, sono stati evitati oltre 4 milioni di casi. Di questi, circa il 35% avrebbe riguardato i bambini nei primi anni di vita. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi evitati, seguita da parotite, varicella e morbillo (Tabella 2).

 

Tabella 2. Tassi di morbosità e stima dei casi evitati dalla vaccinazione

 

Malattie prevenibili da vaccino Periodo di valutazione
pre-vaccinazione
Periodo di valutazione
post-vaccinazione
Tassi di morbosità pre-vaccinazione
(per 100.000 ab.)
Tassi di morbosità post-vaccinazione
(per 100.000 ab.)
Numero di casi evitati
(I.C. 95%)

Difterite

1901-1938

1939-2015

53,03

11,42

1.832.142 (1.540.355-2.167.723)

Tetano

1955-1962

1963-2015

1,45

0,39

30.818 (29.905-32.824)

Poliomielite

1925-1963

1964-2015

5,23

0,06

198.279 (162.693-241.572)

Epatite B

1987-1990

1991-2015

5,52

2,53

41.675 (39.092-51.341)

Pertosse

1925-1994

1995-2015

42,79

3,97

234.958 (82.466-566.026)

Morbillo

1901-1998

1999-2015

183,16

5,93

277.417 (187.579-400.312)

Parotite

1936-1998

1999-2015

60,45

13,11

1.026.714 (634.083-1.624.411)

Rosolia

1970-1998

1999-2015

35,94

2,61

226.478 (158.679-319.240)

Varicella

1925-2002

2003-2015

86,91

124,65

679.512 (617.171-744.353)

Meningococco

1976-2004

2005-2015

0,84

0,27

1563 (1235-1936)

I.C., intervallo di confidenza.
La vaccinazione contro la pertosse è stata raccomandata dal 1961, anno di introduzione del vaccino, ma la copertura è rimasta bassa fino al 1995, quando la vaccinazione è stata inclusa nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.
La vaccinazione contro il morbillo è stata introdotta nel 1976, quella per la parotite nel 1982 e quella per la rosolia nel 1972. La copertura vaccinale è rimasta sempre bassa fino al 1999 quando la vaccinazione combinata MPR è stata inclusa nel programma nazionale di vaccinazione. La vaccinazione contro la varicella è stata introdotta soltanto in 8 Regioni con una copertura vaccinale nazionale del 30%.

 

Copertura vaccinale

La copertura vaccinale è un dato chiave per valutare la prestazione di un programma vaccinale. In Italia si è registrato un aumento fino al 2010, seguito da un trend in calo. In particolare, le coperture per i vaccini obbligatori si sono mantenute al di sopra della soglia target del 95% dal 2002 al 2013 per poi diminuire fino a circa il 93%.

 

La copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (MPR) è aumentata dal 2000 al 2010, fino a raggiungere il 91%, per poi diminuire drasticamente fino all’85%.

 

La copertura relativa alla vaccinazione contro la varicella in otto Regioni pilota nel 2014 si è mantenuta da un minimo del 51% a un massimo dell’84%.

 

Il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C è stato introdotto nei programmi vaccinali di tutte le Regioni superando, a livello nazionale, una copertura del 76%.

 

Se non viene mantenuto un livello ottimale di copertura vaccinale, malattie che sono state temporaneamente eliminate in Italia, come poliomielite o difterite, possono riemergere perché gli agenti infettivi continuano a circolare in tutto il mondo. In questo contesto, è importante quantificare gli effetti benefici dei vaccini per informare la cittadinanza sui loro vantaggi, per questo motivo i risultati ottenuti dallo studio possono essere utili per le future strategie vaccinali e per le politiche informative e di prevenzione indirizzate alla popolazione e agli attori coinvolti.

 

Risorse utili