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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

Vaccini: il carico antigenico nei primi 24 mesi di vita non è eccessivo

Antonietta Filia e Maria Cristina Rota (Iss)

 

31 maggio 2018 – “Ma così tutti insieme, non sono troppi? Non indeboliscono il sistema immunitario?” Questa è una delle preoccupazioni che più spesso alcuni genitori esprimono di fronte alle vaccinazioni previste nei primi due anni di vita. Rispetto a qualche decennio fa, è aumentato il numero di vaccini inclusi nel calendario vaccinale e anche l’uso di vaccini combinati (come il vaccino esavalente, il vaccino anti morbillo-parotite-rosolia e quello anti morbillo-parotite-rosolia-varicella). Pertanto, è legittimo che i genitori si pongano queste domande e gli operatori sanitari devono essere in grado di fornire risposte basate sulle evidenze.

 

Ci sono tutti gli elementi oggettivi per fornire una risposta rassicurante. I vaccini oggi disponibili sono estremamente purificati e controllati nella composizione e nel numero di antigeni (in genere dell’ordine delle unità) e, nonostante il numero di malattie infettive contro cui si esegue la vaccinazione nei primi due anni di vita sia aumentato rispetto a qualche decennio fa, il numero massimo di antigeni attualmente somministrati è inferiore a quello che i bambini italiani ricevevano in passato: è stato stimato che sommando tutti i vaccini somministrati nei primi due anni di vita si giunge a un numero complessivo di circa 250 antigeni. Al contrario, qualsiasi malattia infettiva causata da un singolo agente patogeno comporta l’esposizione dell’organismo a migliaia di antigeni. A due mesi di età, il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere alla vaccinazione e aspettare non serve ad aumentare la sicurezza dell’atto vaccinale. Al contrario, rimandare le vaccinazioni può comportare dei rischi perché si prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili e alcune malattie sono molto più pericolose se contratte nei primi mesi di vita. Va ricordato inoltre che l’uso dei vaccini combinati offre numerosi vantaggi, tra cui il ridotto numero di sedute vaccinali necessarie, con un minore stress per i piccoli, un rischio ridotto di reazioni avverse, un minore impegno per le famiglie e un minor carico dei centri vaccinali.

 

Se le vaccinazioni fossero realmente in grado di indebolire o sovraccaricare il sistema immunitario, dovremmo osservare un aumento degli episodi infettivi dopo le vaccinazioni. Nel 2013, l'Institute of Medicine, ora National Academy of Medicine, aveva sottolineato la necessità di effettuare ulteriori studi a riguardo, in modo da poter rispondere con informazioni più complete e dettagliate alle preoccupazioni dei genitori. L’ipotesi è stata esaminata da uno studio danese che non ha trovato evidenze che l’esposizione ad antigeni multipli sia associata a un aumentato rischio per malattie infettive non prevenibili da vaccinazione. Più recentemente, uno studio condotto negli Usa e pubblicato sulla prestigiosa rivista Jama (Journal of the American Medical Association) è arrivato alla stessa conclusione. Si tratta di uno studio caso-controllo all’interno di una vasta coorte di 495.193 bambini nati dal 1° gennaio 2003 al 31 settembre 2013, e condotto da parte di 6 organizzazioni sanitarie partecipanti al Vaccine Safety Datalink, il progetto di ricerca creato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi per condurre studi epidemiologici sulla sicurezza dei vaccini. La domanda posta dai ricercatori era: l’esposizione a vaccini multipli nella prima infanzia è associata ad un aumentato rischio di infezioni non prevenibili con la vaccinazione? Gli autori hanno selezionato 193 casi di età 24-47 mesi con una diagnosi confermata di infezione non prevenibile con la vaccinazione (come infezioni delle alte e basse vie respiratorie, infezioni gastrointestinali e altre malattie virali e batteriche), e 751 controlli senza tali infezioni, e hanno confrontato l’esposizione antigenica cumulativa media nei primi 23 mesi di vita nei due gruppi. I risultati dello studio sono solidi e offrono ulteriore conferma della sicurezza degli attuali calendari vaccinali: l’esposizione ad antigeni vaccinali è risultata simile nei due gruppi (esposizione media cumulativa casi vs controlli 240,6 vs 242,9, differenza non statisticamente significativa). Gli autori hanno concluso che tra bambini di età tra 24 e 47 mesi con infezioni non prevenibili da vaccinazioni, non sono state rilevate differenze significative nell’esposizione antigenica cumulativa nei primi 23 mesi stimata rispetto ai bambini senza infezioni.

 

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