Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Vaccini e vaccinazioni

Valutazione della qualità di vaccini ad uso umano

Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci, Cncf-Vaccini, Istituto superiore di sanità

 

3 agosto 2017 - La qualità dei vaccini ad uso umano è oggetto di grande attenzione anche perché sono farmaci che vengono utilizzati in una popolazione sana a scopo profilattico e per i quali il rapporto rischio/beneficio si basa anche su complesse valutazioni di natura epidemiologica. Pertanto la qualità di tali prodotti è stata sempre sottoposta da parte delle autorità regolatorie nazionali e internazionali a valutazioni chimico-fisiche-biologiche e i criteri adottati per accertarne l’idoneità all’utilizzo si sono evoluti nel tempo grazie allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche nel settore.

 

La scelta di processi di produzione sempre più sofisticati e gestiti con specifici sistemi di qualità nel rispetto delle Buone Pratiche di Fabbricazione (Gmp) consente la produzione di vaccini di elevata e riproducibile qualità, adeguatamente controllati. Dopo la fase di sviluppo farmaceutico, i vaccini sono analizzati per numerosi parametri di qualità che devono confermare che il prodotto sia adeguato all’impiego; segue successivamente l’effettuazione degli studi pre-clinici, utilizzando sistemi sperimentali convalidati che consentono di valutarne la sicurezza, prevedendo anche, per quanto la conoscenza scientifica lo consenta, l’eventuale presenza di rischi per la salute associati alla loro somministrazione nel corso di trial clinici su un crescente numero di soggetti. Infatti solo in seguito alla valutazione da parte dell’autorità regolatoria della documentazione fornita dalla ditta relativamente agli studi di sicurezza pre-clinica (modelli in vitro e in vivo) il vaccino viene avviato alla sperimentazione clinica, al fine di confermarne ulteriormente la sicurezza e valutarne l’efficacia nell’uomo con studi controllati progressivamente più ampi (studi di sperimentazione clinica di Fase I, II e III). Il vaccino, al termine di questa lunga serie di sperimentazioni/valutazioni, viene sottoposto a una procedura di autorizzazione alla immissione in commercio, in cui l’Autorità di controllo nazionale o europea (Ema), a seconda del tipo di vaccino, esprime un giudizio di accettabilità o meno del prodotto, sulla base dei dati di qualità e sicurezza/efficacia pre-clinica e clinica forniti dall’azienda. Da sottolineare che l’approccio descritto viene condotto secondo regole e procedure ben definite a livello internazionale e nazionale, in contesti qualificati e con la partecipazione di pannelli di esperti che valutano su base scientifica i dati prodotti dall’azienda. Al termine di questo lungo processo, il vaccino può essere autorizzato o meno al suo utilizzo nella popolazione identificata nell’ambito dello studio clinico. Nel caso venga autorizzato, ogni lotto prima di essere commercializzato in Italia e in molti Paesi europei è sottoposto per legge a controllo di stato da parte di uno degli Official Medicine Control Laboratory del network europeo secondo regole e procedure condivise e consolidate.

 

Successivamente alla fase di registrazione, il vaccino utilizzato nella popolazione ricade sotto la rete di farmacovigilanza, che valuta tutte le possibili associazioni tra trattamento con un farmaco (in questo caso i vaccini) e potenziali effetti collaterali, consente di acquisire informazioni più ampie su tutta la popolazione trattata e sulla presenza di reazioni (previste/prevedibili o meno) a seguito della somministrazione del prodotto. Pertanto, le segnalazioni di eventi avversi emersi negli studi clinici e adeguatamente considerati nella fase autorizzativa (poi riportati nel foglietto illustrativo), sono integrate dalle eventuali segnalazioni di farmacovigilanza che provengono dall’uso sul campo dei vaccini stessi in una popolazione estremamente più ampia e caratterizzata da possibili variabili individuali, come avviene per qualsiasi altro tipo di farmaco. In questa fase vengono quindi evidenziate eventuali reazioni avverse così rare da essere evidenziabili solo dopo che milioni di individui siano stati trattati. In questa fase vengono anche evidenziate associazioni tra somministrazione del vaccino e comparsa dell’evento avverso che sono solo temporalmente associati, pur non essendo presente e dimostrato un reale rapporto di causa-effetto sostanziato da meccanismi chiari. Anche se da un punto di vista della numerosità stiamo parlando di eventi molto rari, sono purtroppo questi gli aspetti particolarmente critici perché possono portare alla ribalta i vaccini come responsabili di patologie che invece sono ad essi associate esclusivamente a livello di mera coincidenza temporale.

 

Come menzionato prima, deve essere chiaro che anche i vaccini, come tutti i farmaci esistenti, hanno un profilo rischio-beneficio e che il cosiddetto “rischio zero” per un farmaco non esiste. E tanto maggiore sarà il numero di soggetti trattati tanto maggiore sarà la probabilità di avere una reazione avversa potenzialmente associata alla sua somministrazione. Tuttavia, i vaccini rappresentano forse i farmaci con il rapporto rischio/beneficio più sbilanciato a largo vantaggio di quest’ultimo; purtroppo però, per varie ragioni, attualmente una parte di opinione pubblica ha invece la percezione di un beneficio modesto o nullo della profilassi vaccinale, a fronte di un rischio di reazioni avverse percepito come molto elevato, anche tenendo conto delle considerazioni espresse sopra.

 

Ricordiamo, tra tanti, i vari esempi legati alla associazione tra vaccini e autismo, scientificamente mai dimostrata in numerosi studi, e quelli relativi alla problematica della presenza di metalli, presenti in forma micro e nano-particellare nei vaccini. Dalla presenza di questi elementi alcuni ritengono che potrebbero derivare una serie di patologie, sia di natura neurologica che immunologica. In questo caso, spinto dalla risonanza della problematica, l’Official Medicine Control Laboratory (Omcl) francese dell’Agence Nationale de Sécurité du Médicament et des Produits de Santé (Ansm), appartenente al network europeo degli Omcls, ha effettuato uno studio su diversi vaccini, integrando la ricerca dei metalli con l’analisi quantitativa dei metalli mediante ICP/MS (Inductive Coupled Plasma Mass Spectrometry), utilizzando tutta una serie di opportuni controlli. I risultati sono presentati in dettaglio nel report “Etude comparative de recherche de particules et éléments dans des vaccins et autres produits de santé injectable, Note de Synthèse 16-A-0238” (pdf 211 kb).

 

Gli elementi inorganici evidenziati in maniera qualitativa mediante microscopia elettronica sono risultati a una analisi quantitativa sia al di sotto dei livelli di quantificazione del ICP/MS o presenti nell’ordine di alcuni µg/ml e, comunque, al di sotto dei valori standard applicabili ad altri farmaci iniettabili. I risultati dello studio francese dimostrano quindi che i metalli nei vaccini sono presenti ma, se analizzati in maniera quantitativa, a livelli così bassi da non costituire in alcun modo un pericolo quando esaminati da un punto di vista tossicologico, anche in considerazione delle quantità di metalli che sono assorbiti giornalmente dall’atmosfera, dagli alimenti e da altre fonti.

 

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