Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

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Le nascite nel Lazio (2004-2005): sintesi dei risultati

I nati vivi nelle strutture pubbliche e private della regione Lazio sono stati 52.806 nel 2004 e 53.024 nel 2005, di cui 50.707 e 50.331, rispettivamente, riguardavano madri residenti in Regione. Negli stessi anni vi sono state donne residenti nel Lazio che hanno partorito in strutture di altre regioni: 1.844 nel 2004 e 1.675 nel 2005. Le regioni a cui si sono rivolte maggiormente le donne sono quelle confinanti (Umbria e Campania) e le province da cui emigrano sono quelle più vicine a queste aree. Si tratta quindi in gran parte di una mobilità dovuta alla maggior vicinanza di strutture di altre Regioni (di confine), più che a carenza dell’offerta.

 

I tassi di natalità (9,9 per 1000 nel 2004 e 9,6 nel 2005) e di fecondità (40,6 e 39,3) e i loro andamenti sono simili a quelli nazionali. Da metà degli anni ’90 il costante decremento della natalità e della fecondità sembra essersi arrestato, anche grazie a un aumento del fenomeno migratorio. Dal 1994, infatti, la quota di nati da donne nate all’estero è aumentata da 6% a 19% del 2005. La maggioranza di queste donne proviene da Paesi a economia in via di sviluppo, con una forte prevalenza di donne dell’Europa dell’Est.

 

L’andamento del basso peso alla nascita (<2500 gr.) fra i nati vivi singoli è rimasto costante dal 1982 al 1994, intorno a valori del 4%, seguito da un leggero aumento (4,8% nel 2005). Anche la percentuale di pretermine (<37 settimane gestazionali) è aumentata nel tempo (da 5,5% di tutti i nati vivi negli anni ’80 a 7,3% nel 2005). L’andamento nel tempo di questi due importanti indicatori di esito neonatale può essere il risultato di fenomeni talvolta di segno opposto. Da una parte un aumento della quota di nati vivi di basso peso e pretermine che sopravvivono grazie ai miglioramenti nell’assistenza neonatale, dall’altra una loro riduzione come conseguenza di un miglioramento complessivo della salute delle donne in gravidanza e della loro assistenza, dall’altra ancora l’incremento della quota di parti pretermine dovuta a cesarei pianificati. Nel tempo si è anche osservato un aumento dei parti plurimi: da 1,4% del 1982 a 2,7% del 2005.

 

Si assiste nel Lazio, così come in altre Regioni e Paesi, a un cambiamento delle abitudini riproduttive. Se negli anni ’80 erano circa il 10% le donne che alla nascita dei loro figli avevano un’età superiore a 34 anni, esse ora rappresentano il 27% del totale. Contemporaneamente si sono ridotte le nascite da donne sotto i 20 anni (da 5% nel 1982 a 1,5% nel 2005). Aumenta, inoltre, in modo consistente la quota di donne con età superiore o uguale a 30 anni alla nascita del loro primo figlio (17% nel 1984 e 59% nel 2005). Tener conto di questi cambiamenti epidemiologici risulta di estrema utilità per la modulazione di interventi di promozione della salute in gravidanza.

 

C’è una chiara relazione fra alcuni indicatori di svantaggio sociale (neonato riconosciuto da nessuno o da un solo genitore o con madre cittadina straniera) o di scarse risorse culturali (basso titolo di studio materno) con il basso peso alla nascita, la prematurità e lo scarso accesso alla cure prenatali. Donne e neonati che vivono in condizioni di svantaggio sociale, pur rappresentando un gruppo di consistenza limitata, sono quelli su cui è prioritario indirizzare programmi di sanità pubblica per l’elevata probabilità di esiti di salute sfavorevoli.

 

Negli ultimi anni si è verificata una riduzione del numero di punti nascita (57 nel 2005). Nonostante ciò, ancora il 17% delle maternità aveva un volume di attività ancora molto basso (< 300 nati l’anno), mentre solo 11 superavano la soglia dei 1500 nati l’anno nel 2005 (erano 9 nel 2003 e 7 nel 2001), situati tutti a Roma tranne uno. Un altro elemento indicativo della scarsa regionalizzazione della rete dei servizi ospedalieri è rappresentato dalla bassa percentuale di nati di peso molto basso in maternità con più di 1500 nati, con una tendenza comunque all’aumento (78% nel 2004-2005 rispetto a 70% nel 2002 e al 62% del 2000). Tuttavia va sottolineato che il 92% dei nati di peso <1500 grammi è stato partorito in strutture di III livello, anche se alcune di queste strutture hanno un volume di attività mediamente basso (4 su 11 non raggiungono i 1500 nati). La riorganizzazione della rete di assistenza ospedaliera al parto e al neonato necessita quindi di una sistematica collaborazione fra strutture con competenze assistenziali differenti (I, II e III livello) e deve essere indirizzata sempre più verso una centralizzazione delle gravidanze a rischio e riconversione delle maternità con un volume di attività inadeguato sia per gli standard regionali che nazionali.

 

Si conferma l’elevato ricorso al taglio cesareo: fra i nati vivi singoli la proporzione è passata da 22,3% del 1985 a 40,5% del 2004 e 41,4% del 2005 (42,7% se si considerano anche i plurimi). L’aumento del tasso di tagli cesarei si osserva in tutte le tipologia di maternità (pubbliche, universitarie, private accreditate e non accreditate) ma in misura maggiore in quelle private non accreditate (da 32,1% nel 1985 a 75,1% nel 2005). Si osserva inoltre un’ampia variazione fra i tassi anche fra strutture con la stessa tipologia a dimostrazione di una variabilità nelle pratiche assistenziali indipendente da fattori clinici. Questi dati evidenziano la necessità di attivare programmi di riduzione del tasso di cesarei.

 

Si è infine osservato nel tempo un aumento delle degenze brevi, sia per i nati da parto vaginale (degenza media=3,4 giorni) che da taglio cesareo (4,3 giorni). In parte, questo andamento può essere stato prodotto dall’introduzione del sistema Drg per il pagamento delle prestazioni ospedaliere. Questo fenomeno va attentamente valutato rispetto a un possibile incremento della quota di riammissioni ospedaliere successive a una dimissione troppo precoce. Va comunque sottolineato, come raccomandato da tutte le società scientifiche, che bisogna evitare le dimissioni separate della madre o del bambino e cercare di attivare dimissioni appropriate e concordate.

 

I nati vivi con Drg patologico sono stati il 20,7% nel 2004 e il 21,6% nel 2005. Di questi, molti erano nati pretermine: il 4,3% nati a meno di 32 settimane di gestazione, il 23,1% tra le 32 e le 36 settimane. I Drg più frequenti sono risultati il 390 (neonati con altre affezioni significative) e il 389 (neonati a termine con affezioni maggiori). Attraverso il sistema Optin (Occupazione posti letto terapie intensive neonatali) sono disponibili i dati sui trasferimenti neonatali. Dall’ottobre 2003 al giugno 2006 vi sono stati 3.365 trasferimenti di sola andata. Nel primo semestre 2006, il tempo mediano “totale” del trasporto, calcolato dal momento della chiamata a quello di arrivo al centro ricevente, è stato di 120 minuti nel caso in cui fosse causato da motivi medici e 95 minuti per motivi chirurgici. La gran parte dei trasferimenti è avvenuta da centri di I o II livello a centri di III livello, anche se un 35% di trasferimenti sono tra strutture di III livello.

 

Negli ultimi anni, il tasso di mortalità infantile nel Lazio è risultato pari a 4 per 1000 nati vivi. Le cause di mortalità più riportate sono “prematurità e condizioni correlate” e “malformazioni congenite”.

 

Scarica dal sito dell’Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio l’intero rapporto (file zip 860 kb).


 

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