Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Febbraio 2001

Sorveglianze nazionali - Meningiti batteriche in Italia

In Italia, dal 1994 le ASL e le Direzioni Ospedaliere segnalano i casi ricoverati affetti da sospetta meningite batterica (1). Scopo di questa sorveglianza speciale è una più puntuale definizione delle caratteristiche epidemiologiche delle meningiti batteriche in Italia, la verifica dell'efficacia e dell’efficienza delle misure di chemioprofilassi, ove indicate, nonché la possibilità di caratterizzazione dei ceppi batterici dei microrganismi circolanti mediante raccolta presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

 

I casi di meningite batterica segnalati ogni anno sono andati progressivamente aumentando dai 620 casi del 1994 ai 1 029 del 1999, riflettendo il miglioramento della completezza di informazione. Il patogeno più frequentemente identificato tra i casi di meningite segnalati tra il 1994 e il 1999 è stato Streptococcus pneumoniae (32% dei casi), seguito da Neisseria meningitidis (29%) e da Haemophilus influenzae tipo b (18%). C'è una consistente proporzione di casi (circa il 20%) segnalati come di probabile eziologia batterica per i quali l'agente eziologico non è stato identificato. Tale proporzione rientra nei valori attesi, anche perché molti pazienti arrivano al ricovero ospedaliero dopo l'inizio di un trattamento antibiotico che riduce le probabilità di isolamento del patogeno in coltura.

 

Nella Figura 1 è riportato il numero di segnalazioni per i tre più frequenti agenti eziologici e per i casi con eziologia non identificata. È osservabile un aumento delle segnalazioni da pneumococco e da meningococco, per quest'ultimo soprattutto nel 1999, mentre c'è una flessione dei casi attribuiti ad H influenzae. Il calo di frequenza di quest'ultimo patogeno è stato confermato anche dai risultati della sorveglianza specifica per l'Hi attivata nel 1997 in otto regioni italiane. Parte della diminuzione è attribuibile all'aumentato uso di vaccini combinati che includono anche la componente Hib.

 

Complessivamente, nel 1999 l'incidenza delle meningiti da meningococco è stata pari a 4,7 casi per milione di abitanti, tra i valori più bassi riportati in Europa.

 

Il 70% dei casi, per i quali il ceppo batterico è giunto all'ISS, è dovuto a batteri di sierogruppo B, e solo il 19% al sierogruppo C.

 

L’incidenza annua di meningite da pneumococco è stata pari a 5,1 per milione di abitanti. I sierogruppi più frequentemente identificati sono stati il 14 e il 23. Circa il 96% dei sierogruppi identificati è incluso nei vaccini polisaccaridici (2).

L’incidenza annuale di meningite da H influenzae è stata pari a 1,3 per milione di abitanti. Nel 1999, su 78 casi, il tipo b è stato identificato nel 98% dei casi. L’incidenza in Italia è più elevata di quella osservata in altri Paesi europei (3). Tale maggiore incidenza è attribuita al minore uso del vaccino in Italia, che solo recentemente è somministrato di frequente.

 

La distribuzione dei tre principali tipi di meningite è notevolmente diversa a seconda dei gruppi d’età. La grande maggioranza dei casi di meningite da H influenzae è stata segnalata tra i bambini di 0-4 anni di età (85%); la meningite da meningococco è stata segnalata più comunemente tra i bambini di 0-4 anni (31%) e tra gli adolescenti di 15-19 anni (15%). Invece, per la meningite da pneumococco gli ultrasessantacinquenni hanno rappresentato il 29% dei casi.

Esistono notevoli variazioni geografiche nella frequenza dei tre principali tipi di meningiti, con un caratteristico gradiente Nord- Sud (Tabella 1). La scarsa numerosità rende i tassi molto instabili, soprattutto in regioni con minore popolazione. Rimane da comprendere il motivo del ridotto numero di casi segnalati per specifici agenti in zone più popolate come la Puglia e la Calabria e gli elevati tassi riportati nella Province Autonome di Bolzano e di Trento.

 

L’analisi delle segnalazioni di meningiti batteriche e delle loro differenze geografiche deve essere fatta con cautela, dato che non è possibile valutare le variazioni del grado di copertura del sistema di sorveglianza. Tuttavia questo rappresenta l'unica fonte informativa continuativa nel tempo.

 

L'insorgenza di un caso di meningite nella comunità è sempre fonte di notevole allarme sia per l'effettiva gravità clinica del paziente, sia perché spesso associato al rischio di epidemie. Nella realtà i focolai epidemici da noi osservati sono pochissimi e ad esempio, per quello che riguarda il meningococco, meno del 2% dei casi risultano associabili tra loro. Tuttavia, i timori della popolazione e la pressione dell'opinione pubblica spesso portano l'operatore sanitario a interventi ingiustificati, quali la chiusura delle scuole, la ricerca dei portatori o l’antibiotico-profilassi estesa anche a chi non è stato in contatto con il paziente contagioso.

 

Riferimenti bibliografici

1. Circolare del Ministero della Sanità, 29 dicembre 1993.

2. Pantosti A, D’Ambrosio F, Tarasi A, et al. CID 2000; 31(6): 1373-9.

3. Ramsay M. An evaluation of Haemophilus influenzae type b (Hib) vaccination and description of risk factors for Hib vaccine failure in Europe, 1996-98. Final Report. PHLS, CDSC, Colindale, London.

Stefania Salmaso a nome del gruppo ISS di Sorveglianza delle Meningiti Batteriche che include Paola Mastrantonio, Paola Stefanelli, Tony Sofia e Maria Grazia Caporali