Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Luglio-Agosto 2001

Salute, Autonomia e Integrazione Sociale degli Anziani, Comune di Caltanissetta, 2001

Negli ultimi decenni in Italia, è aumentata la proporzione degli anziani: nel 1990 gli ultra sessantacinquenni erano il 15%, nel 1999 erano il 18%, nel prossimo decennio questo valore è destinato a crescere fino al 21%. Questo fenomeno trova le sue origini nella riduzione della natalità e in una consistente riduzione della mortalità per tutte le cause, descritta a partire dalla fine degli anni ’70 (1).

 

L’invecchiamento della popolazione ha conseguenze di tipo sociale ed economico. L’età è il principale determinante della salute e, dopo i 65 anni, progressivamente all’aumentare dell’età aumenta il rischio di morte, di malattia, di disabilità con conseguente perdita dell’autonomia e isolamento sociale (1). Pertanto una parte ingente delle risorse del servizio sanitario: il 37% dei ricoveri ospedalieri (2) ed il 50% della spesa farmaceutica (3) sono impegnati a favore degli anziani.

 

In risposta ai mutamenti demografici, è stato redatto il Progetto Obiettivo Anziani (POA), un documento allegato al Piano Sanitario Nazionale 1998 – 2000, che individua le strategie che Regioni e ASL possono adottare per migliorare le condizioni di vita di questa parte vulnerabile della popolazione.

 

Dati sulle condizioni di salute degli anziani sono scarse, pertanto, nell’ambito del corso Epidemiologia in Azione svoltosi nel Maggio 2001 a Caltanissetta si è pensato di realizzare un’indagine con lo scopo di descrivere lo stato di salute, il livello di autosufficienza e la qualità dell’inserimento sociale degli anziani, fornendo così, alla programmazione locale,  dati attuali sulle condizioni di vita degli anziani.

 

A tal fine è stato estratto dalle liste anagrafiche del comune di Caltanissetta un campione casuale di 233 anziani di età uguale o superiore a 70 anni. Ciascun individuo selezionato è stato abbinato al proprio medico di famiglia. Informazioni sullo stato di salute e mentale, i bisogni di assistenza e le malattie di cui era affetto l’assistito sono state raccolte attraverso un questionario inviato ai medici curanti prima dell’inizio dell’indagine. Nei giorni 11-18 Maggio 2001, i partecipanti al corso, dopo una seduta di addestramento, hanno intervistato a domicilio gli anziani arruolati, utilizzando il questionario ADL (activities of daily living) che indaga sulla possibilità di svolgere le attività della vita quotidiana primarie (muoversi da una stanza all’altra, lavarsi, farsi il bagno o la doccia, vestirsi, mangiare, andare al bagno da solo), il questionario IADL (instrumental activities of daily living) che indaga sulle attività strumentali (prepararsi da mangiare, rassettare la casa, portare buste della spesa ecc.); inoltre sono state aggiunte alcune domande per valutare il livello di integrazione nella famiglia e nella comunità.

 

In base alle risposte alle ADL è stato calcolato l’indice di Katz (4) e gli esaminati sono stati classificati in autosufficienti (in grado di effettuare da soli tutte le attività della vita quotidiana), parzialmente dipendenti (incapaci di effettuare almeno una attività della vita quotidiana, escludendo il fare il bagno e/o vestirsi), disabili (incapaci oltre a lavarsi o vestirsi ad andare al bagno da soli e/o spostarsi da una stanza all’altra, e/o mangiare e/o essere incontinenti). Sono stati considerati “socialmente non isolati” coloro che nelle ultime due settimane avevano avuto contatti anche solo telefonici al di fuori del proprio nucleo di conviventi.

 

I dati sono stati analizzati con EPI INFO, per calcolare le prevalenze percentuali e i relativi intervalli fiduciali al 95%.

 

In totale l’81% del campione è stato intervistato. Il 56% erano donne e il 44% uomini con età mediana era di 76 anni; questa distribuzione era simile a quella della popolazione, di età uguale o superiore a 70 anni residente in Caltanissetta. Il 95% aveva frequentato alcune classi della scuola elementare ed il 98% aveva il telefono.

 

La maggior parte degli anziani soffriva di malattie croniche e necessitava di farmaci e controlli medici regolari. Le 5 patologie più frequenti erano l’osteoartrosi (71%), l’ipertensione (59%), la broncopneumopatia cronico ostruttiva (30%), le cardiopatie (27%) e il diabete (16%). Il 94% era stato visitato dal proprio medico curante almeno una volta nell’arco dell’ultimo anno.

 

I risultati relativi al grado di autosufficienza, per l’intera popolazione e per gruppo di età, sono riportati nella figura. In condizioni di grave dipendenza erano il 22% degli esaminati (IC95%: 16-28), ma considerando gli ultra ottantenni questa percentuale arrivava al 50% (IC95%: 36-64). Tra gli anziani autosufficienti era rara la mancanza di autonomia nelle attività di tipo strumentale, tranne l’incapacità ad eseguire lavori di casa pesanti.

Per gli anziani con dipendenza lieve o grave, la famiglia rappresentava la principale fonte di sostegno ed aiuto (Tabella). In misura minore gli anziani hanno ricevevano aiuto, per praticare le terapie abituali, da personale a pagamento. Dai dati raccolti il ruolo degli enti territoriali appariva minore.

 

Il 26%  viveva da solo, il 45% con il coniuge o con persone della stessa generazione, il 29% con i figli. Queste proporzioni si modificano in base al livello di autonomia: solo il 6% degli anziani gravemente dipendente viveva da solo, mentre il 42% viveva con i figli e il 37% con coniuge o fratelli.

 

Le persone non autosufficienti erano più spesso isolate: infatti i 24 anziani (13%) che avevano dichiarato di non avere avuto negli ultimi 15 giorni rapporti sociali al di fuori della casa, neanche telefonici,  erano in condizioni di non autosufficienza.

 

Commento

Simona Giampaoli, Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, ISS

 

I risultati dell’indagine non sono rappresentativi della realtà italiana in quanto provengono da una popolazione anziana residente in un comune; pur tuttavia fanno parte di un campione di popolazione generale, pertanto possono suscitare alcune considerazioni.

 

Negli ultra settantenni il 22% non è autosufficiente. Il rischio di perdita dell’autonomia è alto al di sopra degli 80 anni (50%), mentre tra i 70 e gli 80 anni il 54% degli anziani è completamente autonomo, il 36% ha una dipendenza lieve e il restante 10% non è autosufficiente.

 

Gli anziani autonomi o lievemente dipendenti possono costituire, come afferma il POA, un’importante risorsa: è possibile stimolare il protagonismo di questo gruppo per sviluppare aggregazioni sociali volte a ridurre l’isolamento e a favorire l’auto-aiuto. Gli ostacoli alla comunicazione sono scarsi, gran parte di loro è in grado di leggere, scrivere e telefonare.

 

Dal punto di vista della salute, sia da parte dell’anziano, che da parte del medico di medicina generale, esiste una sorta di accettazione della malattia come inevitabile conseguenza dell'età, mentre anche in età avanzata molto si può fare in termini di prevenzione primaria e secondaria. Si tratta di adottare stili di vita adeguati, implementando attività fisica, scegliendo una sana alimentazione, abolendo l’abitudine al fumo e, laddove non basta lo stile di vita, attuando un adeguato controllo farmacologico. Le malattie più frequenti sono le malattie cardiovascolari, in particolare l’ipertensione arteriosa, il diabete, la BPCO, la cataratta e i problemi oculari, la sordità, depressione e le malattie mentali, l’ipertrofia prostatica: su queste patologie i medici di medicina generale devono avere sicure competenze e realizzare senza esitazione le possibili terapie; è infatti ormai noto che esistono terapie efficaci e ben tollerate anche negli anziani.

 

I bisogni degli anziani con disabilità sono di due tipi: l’aiuto per i lavori domestici e l’integrazione sociale. L’assistenza per i bisogni primari e quella infermieristica riguardano una minoranza di anziani; quelli con grave perdita dell’autonomia, secondo le informazioni raccolte dai medici di famiglia, sono intorno al 10%. L’assistenza agli anziani viene svolta prevalentemente dalla famiglia. Questo è sicuramente un punto di forza per la pianificazione dei servizi, ma il carico assistenziale della famiglia può diventare troppo alto; pertanto è di fondamentale importanza trovare opportune modalità per sostenere le persone coinvolte, che sono in genere di età media e sulle quali spesso gravano le  richieste provenienti sia dai figli che dai genitori anziani. Interventi efficaci possono essere orientati alla costituzione di centri anziani specializzati e attrezzati in cui gli anziani possano trascorrere parte della giornata ed essere impegnati in semplici attività, oppure per coloro che hanno maggiore difficoltà, nell’organizzazione di adeguata assistenza domiciliare. In questo modo viene favorito lo sviluppo dei rapporti sociali che andrebbero al di là dei soli familiari o vicini di casa.

 

Bibliografia

  • Maggi S, Farchi G, Crepaldi G. Epidemiologia della cronicità in Italia. In Rapporto Sanità 2001 pp. 103-121. ed. Falcitelli N, Trabucchi M, Vanara F. Il Mulino. Bologna. 2001.

  • Ministero della Sanità. http://www.sanita.it/sdo/Dati99/indicatoriDomanda.xls pag. 74 (nostra rielaborazione)

  • Giuseppe Traversa (Comunicazione personale)

  • Katz S, Downs TD, Cash HR, Grotz RC. Profess in development of the index of ADL. Geronotologist 1970; 10:20-30

Partecipanti del corso Epidemiologia in Azione: Antonietti M.P. (Aosta), Battistella G. (Treviso), Battisti A. (Roma), Bertozzi N. (Cesena), Busani L. (Roma), Candura R. (Trapani), Capriani P. (Roma), Casuccio N. (Palermo), Coccioli S. (Lucca), Culotta C. (Genova), D' Argenzio  A. (S. Maria C.V.), De Togni A. (Ferrara), Di Noia S. (Bari), Drogo L. (Caltanissetta), Ferrera G. (Ragusa), Frongia O. (Oristano), Mancini C. (Ancona), Marinaro L. (Alba), Michieletto F. (Venezia), Modolo G. (Torino), Montagano G. (Potenza), Morbidoni M. (Ancona),  Nastri A. (Tremestieri Etneo), Pasquale A. (Citta' Di Castello), Passatempo R. (Recanati), Pizzuti R. (Napoli), Protano D. (Caserta), Raffaelli C. (Viareggio), Salaris M. (Rimini), Sammarco S. (Palermo), Vaccaro P. (Raffadali), Zanzani L. (Rimini), Zappia F. (Marina Siderno).

Staff: Massimo Ciccozzi, Antonio Bella, Paolo D’Argenio, e Nancy Binkin (Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, Istituto Superiore di Sanità), Guiseppe Salamina (Servizio di Epidemiologia ASL Gruguasco (Torino).