Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Febbraio 2002

William B. Baine

Center for Outcomes

and Effectiveness Research,

Agency for Healthcare Research

and Quality, Rockville, Maryland, USA

 

Pur non avendo una formazione epidemiologica, Virgilio è riuscito a esprimere il fine ultimo del lavoro dell’epidemiologo: “Felix qui potuit rerum cognoscere causas” (1). Per l’epidemiologo il talismano di questa felicità si trova nella metodologia quantitativa applicata a dati di alto valore qualitativo. Le osservazioni qui riportate da Battistella e Carlini a Treviso e da de Campora e colleghi in Campania dimostrano come l’epidemiologo può far tesoro di dati raccolti a scopo amministrativo. Uno dei massimi esponenti nel campo della valutazione dei servizi sanitari, John Eisenberg, ha osservato che “la ricerca epidemiologica costituisce il basamento di roccia della ricerca sui servizi sanitari” (2).

Oltre alla parola stessa “epidemia”, dobbiamo alla scuola di Ippocrate due preziose intuizioni che consentono di arrivare a definire la causa delle malattie. Innanzitutto, invece di ricorrere a preconcetti, è necessario partire dall’osservazione scrupolosa di tutti i sintomi del malato, dall’andamento naturale del processo morboso e dagli effetti di eventuali interventi terapeutici. La seconda intuizione è relativa all’osservazione che le malattie variano non solo per le differenti manifestazioni nei singoli individui, ma anche per il diverso comportamento e per la diffusione nelle popolazioni. La diversità della distribuzione dei servizi sanitari tra gruppi di popolazione richiede analisi approfondite. A Treviso si nota che l’aumento delle spese pro capite nelle classi più anziane della popolazione è più marcato fra i maschi rispetto alle femmine. Tale discrepanza è forse conseguenza di processi prevenibili fra i maschi? Si potrebbe forse ipotizzare un’assistenza carente per le donne o superflua per i maschi?

 

In gran parte l’epidemiologia clinica parte dalla dimostrazione che alcune differenze geografiche nella prestazione di interventi chirurgici e di altre misure diagnostiche e terapeutiche non sono apparentemente motivate da esigenze sanitarie. In Campania si riscontra una variabilità notevole tra i residenti nelle diverse province per quel che riguarda i ricoveri in reparti cardiochirurgici attribuibili ai DRG (Diagnosis Related Groups) più caratteristici, nonché una tendenza a subire gli interventi specialistici al di fuori della regione.

 

Così l’epidemiologo resta impegnato ad applicare le intuizioni ippocratiche per conoscere le cause dei disturbi di struttura e funzione non solo dei pazienti, ma anche degli stessi sistemi sanitari.

 

Riferimenti bibliografici

1.Virgilio. Georgiche, II, 489.

2.Eisenberg J. Ann Epidemiol 1998; 8: 283-5.