Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Luglio-agosto

La mortalità per annegamento in Italia

Marco Giustini1, Franco Taggi1 e Enzo Funari2
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Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, ISS - 2Laboratorio di Igiene Ambientale, ISS

 

Gli annegamenti e le lesioni alla colonna vertebrale conseguenti ad attività ricreative in aree di balneazione rappresentano eventi molto gravi che interessano spesso la fascia di popolazione più giovane, con la più lunga attesa di vita. La perdita della vita di un giovane, le gravi menomazioni che sono conseguenza di molti semiannegamenti e delle lesioni alla colonna vertebrale rappresentano motivo di gravi sofferenze e comportano elevati costi sociali.

I dati disponibili in Italia non consentono un'analisi degli eventi morbosi associati a questo fenomeno. Tuttavia, limitandoci alla sola mortalità, i dati forniti dall'ISTAT permettono di delineare i trend e le caratteristiche degli eventi mortali dovuti a questa causa nel periodo 1969-98, l’ultimo anno per il quale sono disponibili, a oggi, i dati. Gli eventi considerati sono quelli indicati dalla codifica ICD IX con il codice E910. Saranno presi in considerazione anche quei decessi la cui causa viene classificata in base ai codici E830-E838, che si riferiscono alla mortalità secondaria a incidenti occorsi a mezzi di trasporto per acqua, nei quali è possibile individuare un ulteriore numero di decessi relativamente a  questa causa.

 

Dal 1969 al 1998 sono morte per annegamento 24 496 persone di cui 20 068 maschi (81,9% ) e 4 428 femmine (18,1%). Pochi di questi decessi (circa il 10% negli ultimi anni) sono dovuti ad annegamenti conseguenti a incidenti occorsi a mezzi di trasporto per acqua.

 

Le principali caratteristiche della mortalità per annegamento per gli anni 1970, 1980, 1990 e 1998 sono mostrate nella Tabella. Il tasso di mortalità è passato da 22,7 a 5,2 morti ogni milione di residenti/anno, con una diminuzione percentuale del 77%. Questo calo appare sufficientemente uniforme nei due sessi dove il rapporto di mortalità è pari a 5:1.

 

Stratificando i dati per età, si osserva un trend che mette in evidenza come il calo generale sia progressivamente più marcato nelle classi di età più giovani. Attualmente, i tassi di mortalità più elevati appartengono alla classe di età superiore ai 70 anni (9,4/1.000.000), seguita da quella compresa tra 15 e 29 anni (6,1/1.000.000) e da quella tra 50 e 69 anni (5,9/1.000.000). Circa il 42% dei soggetti è morto al di fuori della propria provincia di residenza.

Facendo riferimento al numero di morti, il cambiamento della distribuzione del fenomeno nelle classi di età appare notevole. Mentre nel 1969 1 decesso su 4 avveniva entro i 14 anni di età, nel 1998 meno dell'8% dei morti per annegamento è imputabile a questa classe di età. A questa diminuzione in termini percentuali si accompagna un incremento della quota percentuale nelle classi di età più anziane: tra il 1969 e il 1998 la percentuale dei decessi nella classe di età 30-49 anni è passata dal 15,5 al 23,2%; nella classe 50-69 anni è aumentata dal 17,8 al 25,1%, mentre la mortalità per annegamento dei più anziani (oltre 70 anni) è passata dal 9,0 al 19,1%.

Molti fattori hanno contribuito al radicale mutamento del quadro epidemiologico degli annegamenti in Italia. Certamente una parte della diminuzione osservata è da ascrivere alle maggiori probabilità di sopravvivenza dovute alla disponibilità di unità di rianimazione cardio-polmonari e alla presenza di persone in grado di effettuare efficacemente le operazioni di salvataggio. Ulteriori fattori comprendono l’accresciuto ruolo dell’educazione da parte della scuola e della famiglia e dell’informazione da parte dei mezzi di comunicazione in riferimento ai rischi associati alla balneazione.

 

In Italia, il rapporto di mortalità maschi/femmine è leggermente superiore a quello riportato in altri Paesi (1-3), dove il rapporto è 4:1. Le ragioni dell’elevato rapporto di mortalità potrebbero risiedere nel fatto che in genere i maschi sono più a contatto con l’ambiente acquatico (sia per attività occupazionali che ricreative) e consumano più alcol, uno dei principali fattori di rischio per l'annegamento (4). L'alcol, infatti, comporta da un lato una diminuita capacità di affrontare le difficoltà e dall’altro un atteggiamento di sottovalutazione del pericolo. La mancanza di sorveglianza da parte degli adulti appare, invece, il principale fattore favorente degli incidenti di annegamento dei bambini.

I programmi di prevenzione a loro volta potranno essere resi più efficaci man mano che aumentano le conoscenze su questi fenomeni, le cause e i fattori che li determinano. A questo scopo è necessario raccogliere i dati e le informazioni riguardanti la tipologia dell’ambiente dove è avvenuto l’incidente (fiume, lago, mare, piscina, spiaggia controllata, ecc.), la causa (ambientale: correnti, acqua fredda, ecc.; soggettiva: malessere o patologia), l’attività ricreativa svolta (attività subacquea, nuoto in superficie, pesca da imbarcazioni, dalla spiaggia, da scogli, ecc).

 

Tuttavia, anche in mancanza di dati più precisi, possono essere prese una serie di misure di carattere generale volte alla riduzione del fenomeno. Queste includono una diffusa informazione sui rischi associati al consumo dell'alcol, una maggiore sorveglianza dei bambini da parte degli adulti, un miglioramento delle capacità natatorie e un miglioramento delle conoscenze di primo e pronto soccorso in particolare fra gli addetti alla sorveglianza.

 

Riferimenti bibliografici

1.Rouse A. West Engl Med J 1991; 106(3): 65-6.
2.Langley JD, Warner M, Smith GS, et al. Aust N Z J Public Health 2001; 25(5): 451-7.
3. http://www.cdc.gov/ncipc/factsheets/drown.htm
4.Lunetta P, Penttila A, Sarna S. Int J Epid 1998; 27: 1043-83.