Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Novembre 2002

Epidemia di morbillo nella ASL di Campobasso

Giovanni Di Giorgio1 e Sergio Rago2

1Osservatorio Epidemiologico, ASL di Campobasso

2UO di Igiene e Sanità pubblica, ASL di Campobasso

 

La ASL di Campobasso comprende 51 comuni suddivisi in 5 Distretti Sanitari, ha una popolazione residente di 131 231 abitanti (Fonte ISTAT) con una percentuale di individui con età compresa tra 0 e 14 anni pari al 14,6%. Dopo 6 anni di bassa incidenza del morbillo, nel 2002 si è registrato un aumento. Tra gennaio e luglio, il numero di casi segnalati al Dipartimento di Prevenzione è aumentato progressivamente (Figura) raggiungendo un totale di 307 casi (23/10 000), rispetto ai 40 segnalati in totale nei 5 anni precedenti (incidenza annuale media: 0,6/10 000).

 

Il maggior numero di casi (269/307; 88%) si è verificato in soggetti tra 0 e 14 anni di età. L'incidenza maggiore è stata osservata nei bambini tra 5 e 9 anni (202/10 000), seguita da quella della classe 0-4 anni (131/10 000), e da quella tra 10 e 14 anni (88/10 000). Delle 307 denunce 13 (4%) riguardavano soggetti vaccinati e 270 (88%) non vaccinati; l’informazione sullo stato vaccinale mancava in 24 casi (8%).

 

L’epidemia non si è presentata in maniera uniforme sull’intero territorio della ASL, ma ha interessato soprattutto 8 comuni (Tabella), molti dei quali a minore copertura vaccinale, da cui sono partite oltre l’82% delle notifiche. In questi comuni l’incidenza osservata (Tabella) ha oscillato tra il valore di 55 su 10 000 assistiti registrato a Campobasso e 1 806 su 10 000 di Petrella. Nei rimanenti comuni della ASL complessivamente si è raggiunto un valore di incidenza inferiore al valore minimo registrato a Campobasso.

 

Una revisione dei ricoveri ospedalieri ha permesso di evidenziare che nel periodo in esame (gennaio-luglio 2002) sono state ricoverate presso l’Ospedale “Cardarelli” di Campobasso, per morbillo, 22 persone. L'età dei pazienti ricoverati con morbillo era compresa tra 1 e 37 anni, omogeneamente distribuita tra le classi di età 0-4 anni (6 casi), 5-9 anni (5 casi), 10-14 anni (4 casi) e > 14 anni (7 casi). Otto erano residenti a Campobasso, 4 a Ferrazzano, 2 a Bojano e 1 rispettivamente, a Frosolone, Agnone, Campodipietra, Riccia, S. Croce di Magliano, Spinete, Vinchiaturo e Limosano. Dei 22 ricoverati, 15 (68%) sono stati dimessi con diagnosi di morbillo non complicato, 5 hanno avuto complicanze polmonari (23%) e 2 una encefalite (9%). Un bambino di 6 anni, non ricoverato, è deceduto per complicanze polmonari ed encefaliche.

 

L’analisi della distribuzione delle coperture vaccinali ha permesso di rilevare che la copertura contro il morbillo varia molto da distretto a distretto. Complessivamente, la copertura era del 65%, con un range tra l’8% e il 100% negli 8 comuni maggiormente colpiti dell’epidemia (Tabella). Accanto a zone con copertura buona o ottima, si sono rilevati distretti con coperture scarse o pressoché assenti.

 

Un raffronto tra i dati di copertura relativi all’anno 2000 rispetto al 2001 ha mostrato che mentre in alcuni distretti (Campobasso Est, Riccia e Trivento) si è registrato un aumento delle coperture vaccinali (72% vs 75%, 70% vs 76%, 43% vs 53%), in quello di Bojano, il dato è rimasto pressoché invariato (27%), riducendosi invece nel Distretto di Campobasso Ovest (85% vs 69%). L’andamento estremamente disomogeneo delle coperture registrato a livello distrettuale si conferma anche quando si analizzano le informazioni circa le coperture vaccinali nei singoli comuni, infatti, a centri con copertura massima (anche del 100%) si contrappongono realtà con copertura vaccinale pressoché assente.

 

L'epidemia nella ASL ha le caratteristiche di un’epidemia in una popolazione con livelli intermedi di copertura vaccinale. I livelli di copertura sono stati sufficientemente elevati da prolungare il periodo inter epidemico a 6 anni rispetto ai 3 in assenza di vaccinazione, ma troppo bassi per interrompere il diffondersi dell'infezione.

 

Si è cercato di indagare sulle cause che hanno determinato una tale disomogeneità nelle coperture vaccinali nella ASL e sono state formulate due ipotesi all’origine del fenomeno:

• insufficiente informazione e carenza di motivazione ai genitori:  non conoscenza del vaccino e delle sue reazioni avverse; non conoscenza del centro che effettua la vaccinazione; malattia sottovalutata; false controindicazioni

• problemi del centro vaccinale: mancata divulgazione del calendario vaccinale; vaccino non disponibile al momento; orario scomodo; ritardi nella convocazione; poca attenzione nell’aggiornamento tempestivo dei registri vaccinali soprattutto per quanto attiene ai movimenti demografici; pochi o assenza di contatti con i medici pediatri e generici di libera scelta.

 

Ogni centro vaccinale, infatti, ha problematiche proprie in quanto a numerosità della popolazione da vaccinare, dispersione nel territorio di tale popolazione con conseguenti difficoltà di raggiungimento della stessa, problemi di convocazione e registrazione, approvvigionamento e stoccaggio dei vaccini, ecc. Si riscontrano, inoltre, difficoltà per l’Unità Operativa di Igiene e Sanità Pubblica di raccogliere informazioni sull'attività vaccinale effettuata dai Medici Pediatri e dai Medici di Medicina Generale, che non sempre comunicano i dati relativi alle vaccinazioni effettuate.

 

Dai dati fino a ora raccolti, una prima ipotesi di lavoro ruota attorno ad un problema del programma vaccinale della ASL, costituito dal conflitto tra necessità di offrire la migliore accessibilità e la necessità di offrire un servizio vaccinale di qualità: da una parte le comunità locali e i loro sindaci fanno pressioni per avere le vaccinazioni nel comune, dall’altro il Distretto si sforza di offrire un servizio di qualità basato su personale dedicato e motivato. Queste due esigenze sono entrate più di una volta in conflitto.

 

Lo studio dell’epidemia oltre a quantificare i danni per la salute ha fornito indicazioni sugli interventi prioritari da realizzare per migliorare il programma vaccinale, quali l’accreditamento dei centri vaccinali e l’informatizzazione delle anagrafi vaccinali.