Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Novembre 2002

Epidemia di morbillo ad Ascoli Piceno

Andrea Filonzi1, Miria De Santis1, Maria Gabrielli1, Roberta Girardo1, Giancarlo Viviani2 e Barbara Airini2

1Servizio Igiene e Sanità Pubblica, ASL 13 Ascoli Piceno.

2Università degli Studi di Ancona, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva

 

Il morbillo, malattia infettiva altamente contagiosa, ha conosciuto nel giugno 2002 un’importante epidemia, localizzata soprattutto nel Sud dell’Italia, in particolare nella regione Campania (circa 10 000 casi notificati). Nella Regione Marche già nel mese di aprile 2002 venivano notificati 19 casi di morbillo, a fronte degli 8 casi segnalati nel corso di tutto l’anno 2001 (1).

 

La regione Marche, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha promosso fin dal 1987 programmi estesi di vaccinazione contro il morbillo, che hanno portato a un progressivo incremento delle coperture vaccinali, fino al raggiungimento di una copertura vaccinale regionale media per i nati nel 1999 pari all’82%. Nella ASL 13 di Ascoli Piceno, che ha una popolazione di 117 427 residenti, la copertura vaccinale nel 2002 relativa ai nati nel 1999 è del 96%; è del 93,3% la copertura relativa agli adolescenti verificata nell’anno 2001 in occasione della vaccinazione antiepatite al 12° anno di età.

 

Nel territorio della ASL 13, l’ultimo evento epidemico risale all’anno 1997, quando furono segnalati 70 casi di morbillo; dopo due anni di assenza della malattia (nel biennio 2000-01 non sono stati notificati casi), nel periodo di giugno - inizio luglio 2002 sono giunte al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) 27 notifiche di morbillo relative a soggetti residenti negli ambiti territoriali della ASL.

 

Per ognuno dei 27 casi segnalati si è provveduto a eseguire l’indagine epidemiologica per la classificazione del caso e la ricostruzione, quando possibile, della catena di trasmissione “andando a ritroso fino alle sorgenti esterne dell’infezione e in avanti fino a determinare la possibilità di interrompere la trasmissione con la profilassi immunitaria e non immunitaria” (2, 3).

 

L’esordio dei sintomi del primo caso notificato risale al 3 giugno; i sintomi dell’ultimo caso si sono manifestati il 6 luglio. Il picco della curva epidemica (9 casi) si è registrato nella settimana dal 10 al 16 giugno (Figura).

Dei 27 casi, 14 appartengono al sesso femminile e 13 al sesso maschile. L’età media è di 12,7 anni (range: 1-37). Sono stati riportati casi nella città di Ascoli Piceno, in 3 altri comuni, e in 5 frazioni dell’entroterra, ma 13 dei 27 casi (48%) provengono del comune di Offida. Cinque dei casi risultavano vaccinati (tre nel 1991, uno solo 10 giorni prima dell’esordio dei sintomi e uno nel 2000).

 

Dei 13 casi residenti nel territorio di Offida, 11 frequentano la scuola elementare (Figura). La “platea” scolastica elementare di Offida è costituita da 235 alunni, equivalente a un tasso di attacco del 4,7%. La copertura vaccinale fra gli alunni della scuola elementare era dell’80,9% (190/235). Nessuno dei malati risultava vaccinato, mentre 11 dei 45 (24,5%) non vaccinati si è ammalato; perciò l’efficacia pratica della vaccinazione riferita agli alunni della scuola elementare di Offida è stata del 100%.

 

Dei 27 casi, 25 erano italiani e tutti residenti nel territorio della ASL 13. I restanti erano due fratelli di 9 e 11 anni kosovari, non vaccinati e provenienti dalla zona geografica (regione Campania) interessata fin dall’inizio dell’anno da un’importante epidemia di morbillo; questi hanno sviluppato la malattia durante la prima settimana dell’epidemia e risultavano i primi casi diagnosticati tra gli studenti della scuola elementare a Offida.

 

La buona copertura vaccinale relativa alla popolazione degli alunni frequentanti la scuola elementare (80,9%) ha permesso di circoscrivere la diffusione dell’epidemia, ma non è stata sufficiente a impedire il contagio di altri 10 alunni, nessuno dei quali vaccinato: il 24,5% dei non vaccinati infatti si è ammalato.

 

Nella ASL 13 le elevate coperture vaccinali raggiunte non hanno tuttavia impedito l’insorgenza di tale focolaio epidemico. Inoltre, nello sviluppo di strategie vaccinali locali, è importante vaccinare gli immigranti con stato vaccinale ignoto.  In termini di sanità pubblica, la rilevanza di questi soggetti dipende dalla loro distribuzione geografica in “sacche” di suscettibilità che possono sostenere la trasmissione.

La strategia messa in atto per controllare l’epidemia ha previsto l’indagine epidemiologica mirata all’individuazione dei contatti e l’immediato reperimento degli elenchi nominativi di chi frequenta le collettività scolastiche, parrocchiali e ricreative estive per offrire attivamente la vaccinazione ai suscettibili. L’adesione alla vaccinazione è stata facilitata dalla risonanza dedicata all’evento epidemico dai mass media nazionali e locali e dalla collaborazione richiesta dal Dipartimento di Prevenzione ai pediatri di libera scelta e ai medici di medicina generale.

 

Riferimenti bibliografici

1. Regione Marche. Servizio Sanità Circolare n. 10398 del 6 giugno 2002; Epidemia di morbillo in Italia. Controllo della diffusione e vaccinazione dei contatti.

2.  Ministero della Sanità. Circolare n. 12 del 13 luglio 1999; Controllo ed eliminazione di morbillo, rosolia e parotite attraverso la vaccinazione.

3. Regione Marche. Delibera della Giunta n. 3072 del 13 novembre 1995; Prevenzione delle malattie infettive - obiettivo: eliminazione del morbillo e della rosolia congenita.