Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Maggio 2003

Editoriale

Marta Ciofi degli Atti e Stefania Salmaso

Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica, ISS



Come è noto, l’obiettivo dei programmi di vaccinazione contro la rosolia è prevenire la rosolia congenita, che si considera eliminata quando l’incidenza è > 1 per 100 000 nati vivi (1). Questo obiettivo è raggiungibile se la proporzione di donne in età fertile suscettibili alla rosolia è inferiore al 5%; in Italia, nonostante la vaccinazione antirosolia sia raccomandata da oltre 25 anni, la proporzione di donne tra 15 e 39 anni suscettibili è ancora del 7-10%. Questo è verosimilmente l’effetto delle scarse coperture vaccinali per morbillo, rosolia e parotite (MPR) raggiunte nel secondo anno di vita, associate a una insufficiente vaccinazione delle ragazze prepuberi e delle donne ancora suscettibili. L’esperienza internazionale mostra infatti che per prevenire la rosolia congenita è indispensabile non solo assicurare elevate coperture vaccinali nei bambini, ma anche monitorare la frequenza delle donne suscettibili e assicurarne la vaccinazione (2).


Anche se i dati di sorveglianza mostrano che la rosolia continua a circolare nel Paese, finora non erano disponibili informazioni né sulla rosolia in gravidanza, né sulla rosolia congenita, che dal 1992 non è più notificabile.
Le esperienze pubblicate in questo numero del BEN mostrano con chiarezza che la rosolia congenita è ancora presente in Italia, e segue con precisione l’andamento delle epidemie di rosolia. Inoltre, i casi di rosolia congenita rappresentano la punta dell’iceberg delle infezioni trasmesse dalla madre al feto, che possono portare alla morte in utero, o a una interruzione volontaria della gestazione.


In Italia, la ricerca delle IgG e delle IgM antirosolia è  gratuita sia come esame pre-concezionale che in gravidanza, e le donne suscettibili dovrebbero essere vaccinate il più precocemente possibile (prima della gravidanza o subito dopo il parto); tuttavia le attuali misure di screening e prevenzione sono palesemente inadeguate: a Pavia, su 11 donne con infezione primaria in gravidanza, 6 non avevano mai eseguito lo screening sierologico, e le altre 5, pur sapendo di essere suscettibili, non erano state vaccinate. La mancata esecuzione di screening e vaccinazione è particolarmente grave soprattutto se confrontato con l’eccessivo ricorso ad altre procedure mediche, quali le ecografie. Indagini recenti mostrano infatti che il 25% circa delle gestanti effettua in gravidanza più di 6 ecografie (3), con punte del 62% al Sud (4).


Mentre la vaccinazione con MPR dei bambini può avvalersi dei servizi vaccinali per l’infanzia presenti in tutto il Paese, la vaccinazione delle donne adulte richiede una collaborazione tra varie figure professionali, inclusi medici di famiglia, ginecologi e ostetriche. Come menzionato dal Piano nazionale di eliminazione di morbillo e rosolia congenita messo a punto dal Coordinamento interregionale malattie infettive e vaccinazioni, il coinvolgimento di tutti questi operatori sanitari è indispensabile per garantire la prevenzione di questa patologia.


Dato che la diagnosi clinica di rosolia ha una scarsa specificità, è importante garantire in tutto il Paese un’accurata diagnosi di laboratorio delle infezioni rubeoliche in gravidanza. Laddove possibile, in caso di infezione confermata le tecniche di diagnosi prenatale offrono uno strumento efficace per valutare il rischio di trasmissione al feto. Infine, solo la presenza a livello nazionale di un efficiente sistema di sorveglianza della rosolia congenita potrà garantire il monitoraggio dei risultati raggiunti.

Riferimenti bibliografici
1. HEALTH21 - The health for all policy for the WHO European Region. Copenhagen, WHO Regional Office for Europe, 1999 (European Health for All Series, n. 6).
2. Best JM, Banatvala JE. Rubella. In: Zuckerman AJ, Banatvala JE, Pattison JR, editors. Principles and Practice of Clinical Virology. 4th ed. Wiley & Sons Ltd; 2000.
3.ISTAT. Il percorso della maternità: gravidanza, parto e allattamento al seno. Indagine multiscopo sulle famiglie - “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari. Anni 1999-2000. Roma: Istituto Nazionale di Statistica; 2002.
4.Maffeo A, Vatiero C. Indagine campionaria sul percorso nascita (Caserta 2001). Not Ist Super Sanità - Inserto BEN: i-ii.