Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Maggio 2003

Prevenire il morbillo: l’esperienza della Provincia Autonoma di Bolzano

1Peter Kreidl, 2Josef Simeoni, 3Simone Schmorak, 4Maria Grazia Zuccaro, 5Albert Hopfgartner e 6Giulia Morosetti

1Provincia autonoma di Bolzano, Assessorato alla sanità, Osservatorio epidemiologico, Bolzano

2Provincia autonoma di Bolzano, Azienda Sanità di Bolzano

3Provincia autonoma di Bolzano, Azienda Sanità di Merano

4Provincia autonoma di Bolzano, Azienda Sanità di Bressanone

5Provincia autonoma di Bolzano, Azienda Sanità di Brunico

6Provincia autonoma di Bolzano, Assessorato alla sanità, Ufficio igiene e salute pubblica


Nel 1998, lo studio ICONA ha evidenziato che la Provincia Autonoma di Bolzano aveva una delle coperture vaccinali per morbillo più basse d’Italia (28% entro i 2 anni) (1). Di conseguenza, negli anni 1996-99 l’incidenza del morbillo stimata in base alle notifiche obbligatorie era la più elevata d’Italia (incidenza annuale media > 200 casi/100 000 abitanti). L’ultima epidemia di morbillo si è verificata nel 1999, con circa 1 000 casi notificati. Nei tre anni successivi, sono stati notificati in media 35 casi per anno. Data l’elevata percentuale di suscettibili, e considerata l’elevata circolazione del morbillo in Italia, esiste il rischio di una nuova epidemia. Per questo, l’Assessorato Provinciale alla Sanità ha attuato una serie di iniziative per migliorare la copertura vaccinale e la sorveglianza del morbillo, nonché gli interventi da attuare qualora si dovesse verificare un caso.


I dati routinari di copertura vaccinale evidenziano che la percentuale di bambini di età inferiore a 10 anni vaccinati contro il morbillo è scarsa soprattutto nelle aree rurali (< 40%), e un’indagine condotta in queste aree nel 2002 ha mostrato una forte correlazione tra assenza di invito attivo e scarsa copertura vaccinale. Per questo, l’Assessorato ha raccomandato di invitare attivamente alla vaccinazione tutti bambini tra 12 e 15 mesi di vita, inviando per posta almeno due comunicazioni. Contemporaneamente, è stato richiesto di aumentare il numero di sedute vaccinali, che in alcuni Comuni si tenevano molto raramente, anche una sola volta all’anno. Inoltre, è stata avviata una campagna straordinaria di recupero rivolta a tutti i bambini nati tra il 1993 e il 1999. Dato che in Trentino-Alto Adige sono abbastanza frequenti gli obiettori alle vaccinazioni, la popolazione è stata sensibilizzata attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Sono stati diffusi tramite i giornali locali dei comunicati stampa e sono state effettuate interviste televisive e radiofoniche. Per quanto riguarda il personale sanitario, sono stati condotti incontri con rappresentanti dell’Assessorato e dell’Istituto Superiore di Sanità, cui hanno partecipato gli operatori dei servizi vaccinali, il 25% dei medici di famiglia e il 36% dei pediatri di libera scelta. Infine, è stato messo a punto un manuale sulle vaccinazioni.


Il sistema di sorveglianza del morbillo è stato migliorato chiedendo ai medici di segnalare immediatamente per telefono alla ASL tutti i casi sospetti. La ASL effettua quindi un’indagine del caso, che include la conferma di laboratorio (ricerca IgM su siero o virus su urine).


Tutti i potenziali contatti vengono identificati e viene loro distribuita una lettera con informazioni sul morbillo e sulla necessità di isolare a domicilio chiunque presenti sintomi suggestivi (febbre, tosse, raffreddore) in un periodo temporale compatibile con l’incubazione.


Lo stato vaccinale dei contatti viene verificato consultando l’anagrafe vaccinale del Comune di residenza. La vaccinazione post-esposizione viene offerta ai suscettibili se non sono passate più di 72 ore dall’esposizione. Infine, tutti i contatti potenzialmente suscettibili (non vaccinati o stato vaccinale sconosciuto) vengono ricontattati telefonicamente circa 20 giorni dopo l’insorgenza dell’esantema nel caso indice, in modo da verificare la presenza di casi secondari.
Tra gennaio e aprile 2003, sono stati segnalati 14 casi di morbillo, di cui 9 confermati in laboratorio o collegati epidemiologicamente a un caso confermato (Figura), rispetto ai 10 casi notificati nello stesso periodo dello scorso anno. L’età media è stata di 13 anni (range: 10 mesi-23 anni).


Dei 14 casi, 10 sono stati segnalati dal medico curante, 3 dai genitori di bambini cui il medico aveva diagnosticato il morbillo in base ai sintomi riferiti per telefono, e uno attraverso il follow-up attivo dei contatti di un caso confermato. Questi ultimi quattro casi sono stati confermati in laboratorio.


Il miglioramento della sorveglianza, inclusa la ricerca attiva di casi secondari, è una tappa essenziale della strategia di controllo del morbillo. Infatti, la nostra esperienza suggerisce che non tutti i pazienti vengono direttamente visitati da un medico, e quindi alcune segnalazioni possono sfuggire. Inoltre, la ricerca attiva dei contatti può contribuire a ridurre la trasmissione dell’infezione, sia attraverso la vaccinazione dei suscettibili, che attraverso la raccomandazione di isolare i pazienti che presentano sintomi suggestivi di morbillo, prima che compaia l’esantema.

Riferimenti bibliografici
1. Rota M C, Kreidl P, Ciofi degli Atti M, et al. Icona: indagine nazionale sulla copertura vaccinale infantile. Roma: Istituto Superiore di Sanità 1998. Rapporti Istisan 98/33.