Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Gennaio 2005

La promozione dell’attività fisica nell’anziano: le opinioni dei medici di famiglia nella provincia di Trento

Silvano Piffer1, Pirous Fateh-Moghadam1, Enrico Nava2, Anna Maria Moretti2, Paola Ciddio3 e Federico Schena3 per il Gruppo di lavoro aziendale per la promozione dell’attività fisica in provincia di Trento*

1Osservatorio Epidemiologico, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento
2Servizio Educazione alla Salute, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento
3Centro Interuniversitario di Ricerca in Bioingegneria e Scienze Motorie (CEBISM)


La qualità della vita degli anziani risulta influenzata oltre che dalla disponibilità di un adeguato sostegno familiare, sociale e finanziario anche dalla conduzione di uno stile di vita sano, nell’ambito del quale l’abitudine a praticare attività fisica gioca un ruolo importante.
Il rischio di andare incontro a patologie di tipo cardiovascolare, ictus ischemico, diabete tipo II, cancro del colon, osteoporosi, depressione e ansia, traumi da caduta è notevolmente ridotto nelle persone fisicamente attive (1). La promozione dell’attività fisica è dunque considerata una delle azioni di sanità pubblica di provata efficacia (1, 2).


I medici di medicina generale (MMG) possono giocare un ruolo importante per incoraggiare i loro pazienti a svolgere attività fisica. Obiettivo dello studio era quello di rilevare le opinioni il grado di informazione e aggiornamento degli MMG nella Provincia Autonoma di Trento in merito all’attività fisica, al fine di impostare adeguate campagne informative e interventi specifici.


Nella primavera del 2004 è stato realizzato uno studio trasversale tramite somministrazione telefonica di un questionario standardizzato all’intera popolazione di MMG attivi in provincia di Trento (n. 387). Le aree indagate dal questionario riguardavano le patologie prevenibili da attività fisica, le eventuali controindicazioni, l’utilità percepita del certificato di idoneità, il ruolo del medico di famiglia nella promozione dell’attività fisica, la conoscenza sui corsi rivolti ad anziani nel proprio territorio e le modalità più efficaci di promozione dell’attività fisica.


L’analisi dei dati è stata effettuata con Epi-info 3.3.
Dei 387 MMG attivi nella Provincia Autonoma di Trento (primo semestre 2004), 306, pari al 79%, hanno preso parte all’indagine (Figura).
Definendo un buon livello di preparazione il fatto di aver scelto da un elenco di 12 patologie almeno la cardiopatia, l’osteoporosi, l’obesità e il diabete di tipo II quali patologie prevenibili da attività fisica, la percentuale dei “preparati” risulta del 76%. Tuttavia, va segnalato come il 10% degli intervistati non menzioni il diabete tra le patologie prevenibili tramite una regolare attività fisica, il 12% l’osteoporosi, il 16% l’ipertensione, il 39% la depressione e il 70% il tumore al colon. Inoltre, il 45% dei medici non saprebbe dare indicazioni concrete ai propri assistiti su dove rivolgersi per praticare attività motoria organizzata. Occorre sottolineare che questa incapacità è associata con il grado di offerta territoriale di attività fisica aperta agli anziani; nei comprensori a più alta offerta di corsi la capacità degli MMG di fornire indicazioni su dove praticare attività fisica è risultata maggiore.


Il 71,6% del campione degli MMG (219) ritiene che non esistano controindicazioni allo svolgimento di una moderata attività fisica. Ciononostante una percentuale analoga (70%) è convinta della necessità di un certificato di idoneità fisica, prima di iniziare un’attività motoria strutturata. Oltre la metà dei medici intervistati (56%) ritiene che la propria funzione nell’ambito dello svolgimento di una corretta attività motoria consista nel dare consigli di natura generale. Il restante 44% considera come proprio compito la prescrizione specifica di attività motoria. Gli interventi di promozione dell’attività fisica ritenuti più efficaci dagli MMG intervistati sono risultati le campagne di informazione sui benefici dell’attività fisica (59%) e il miglioramento dell’accessibilità ai corsi (53%, ad esempio, orari, trasporti e costi dell’iscrizione).


Dall’indagine risulta una buona consapevolezza degli MMG circa l’importanza dell’attività fisica nella prevenzione di molte delle patologie più importanti degli anziani.
Tuttavia occorre:

  • aumentare la consapevolezza dei benefici che possono essere ottenuti attraverso l’attività motoria;

  • incrementare le conoscenze sull’offerta esistente nel territorio di propria competenza, con particolare riferimento a quelle iniziative specificatamente rivolte alla popolazione anziana;

  • favorire lo sviluppo di un sistema di promozione dell’attività fisica che veda nel medico di base una figura importante.

In questo senso, una maggiore partecipazione attiva degli MMG nella promozione dell’attività fisica unita a un incremento dell’offerta e della visibilità dell’offerta stessa può rappresentare uno degli elementi alla base per un’efficace strategia di promozione dell’attività fisica tra la popolazione anziana.


Al fine di concretizzare le azioni appena descritte, l’azienda sanitaria di Trento ha promosso con il supporto della Provincia e del Centro Interuniversitario di Ricerca in Bioingegneria e Scienze Motorie un percorso di formazione per gli MMG finalizzato sia a incrementare le conoscenze sui benefici primari e secondari dell’attività fisica nell’età adulta e anziana sia a incrementare le competenze di indirizzo degli assistiti a tipologie e spazi mirati per l’attività fisica. Parallelamente, ha preso inizio la pianificazione di una campagna informativa che con medesime finalità si rivolge sia a operatori sanitari sia alla popolazione generale.


(*) Lidia Gentilini, Zanin Alessandra, UO Igiene Pubblica; Caterina Bonotto, UO Assistenza territoriale, Distretto Giudicarie e Rendena; Andalò Beatrice, UISP, Unione Italiana Sport per Tutti, sezione di Trento; Grazia Zotta, Servizio Politiche Sociali, Provincia autonoma di Trento; Laura Antonacci, Università della Terza Età e Tempo Disponibile, Trento; Paola Gottardi, Associazione Diritti Anziani, Trento; Giovanni Depretis, UO Assistenza territoriale, Distretto Trento; Antonio Scalise, UO Assistenza territoriale, Distretto Alto Garda e Ledro; Adriano Passerini, Servizio Rapporti con il Pubblico


Riferimenti bibliografici
1.  Task Force on Community Preventive Services. Recommendations to increase physical activity in communities. Am J Prev Med 2002;22(4S).
2.  US. Preventive Services Task Force. Guide to Clinical Preventive Services, 2nd Edition. Washington, DC: US Department of Health and Human Services, Office of Disease Prevention and Health Promotion, 1996. Disponibile all’indirizzo: http://cpmcnet.columbia.edu/texts/gcps/


Il commento
Nicoletta Bertozzi
Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL, Cesena

La pratica di un’attività fisica moderata e regolare è ormai considerata uno stile di vita protettivo nei confronti delle principali e più diffuse malattie croniche. Il Medico di Medicina Generale (MMG), rappresentando un importante punto di riferimento per la popolazione, in particolare quella anziana, è in una situazione privilegiata per identificare le persone sedentarie e promuovere l’attività fisica. Negli Usa e in Europa (e negli ultimi anni anche in Italia) sono stati elaborati diversi programmi di counselling strutturato nelle cure primarie, con lo scopo di aumentare i livelli di attività fisica e aiutare il paziente a progredire nell’adozione o nel mantenimento di uno stile di vita più attivo. L’interessante studio condotto a Trento pone in rilievo due principali aree di intervento e di miglioramento per gli operatori di sanità pubblica: da una parte la necessità di favorire la crescita della consapevolezza negli MMG, non tanto dei benefici di salute ottenibili con l’attività fisica (aspetto per il quale il livello di preparazione appare buono), quanto dell’importanza strategica del loro ruolo nello stimolare e sostenere il cambiamento degli stili di vita dei propri assistiti; dall’altra l’importanza di accrescere anche la conoscenza delle offerte di attività fisica presenti nel territorio per meglio indirizzare alle stesse i propri assistiti. Il cambiamento di uno stile di vita è infatti un processo complesso: non basta, favorirne l’attuazione fornendo informazioni su ciò che può essere più salutare, si deve soprattutto mantenerlo nel tempo, e per questo è necessario un contesto sociale positivo. La disponibilità di occasioni per praticare l’attività fisica e l’accessibilità a strutture adeguate facilitano e sostengono il mantenimento di uno stile di vita attivo. Per l’anziano assume particolare importanza anche la possibilità di praticare movimento in compagnia di altre persone: questo elemento rinforzante accresce i benefici migliorando anche il tono dell’umore e la qualità di vita percepita. Un’efficace promozione dell’attività fisica può pertanto essere condotta solo attraverso la creazione di un supporto ambientale e sociale facilitante, che si realizza attraverso interventi multidisciplinari con il coinvolgimento di vari attori sociali attivi sul territorio (amministrazioni pubbliche, aziende sanitarie, associazioni sportive, volontariato, mondo produttivo, ecc.). Nella costruzione di questa alleanza per la salute gli operatori di sanità pubblica possono e devono giocare un ruolo importante di stimolo e coordinamento nella realizzazione di un contesto sociale favorevole alla promozione dell’attività fisica.