Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

dicembre 2006

L'esperienza pilota dei centri antiveleni lombardi durante le olimpiadi invernali 2006

Laura Settimi1, Franca Davanzo2, Pietro Carbone1, Fabrizio Sesana2, Carlo Locatelli3, Maria Luisa Farina4, Pietro Maiozzi1, Paolo Roazzi5, Fabio Maccari5, Luigi Macchi6 e Antonio Fanuzzi6

 

1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

2Centro Antiveleni di Milano

3Centro Antiveleni di Pavia

4Centro Antiveleni di Bergamo

5Settore Informatico (SIDBAE), Istituto Superiore di Sanità, Roma

6Direzione Generale Sanità, Regione Lombardia

 

I Centri Antiveleni (CAV) sono strutture con competenze in tossicologia clinica che operano all’interno del Sistema Sanitario Nazionale per garantire una corretta gestione delle intossicazioni acute. Gli eventi presi in esame dai CAV riguardano una molteplicità di esposizioni e possono rilevare condizioni di rischio non adeguatamente considerate. Come evidenziato dall’esperienza condotta negli USA già a partire dai primi anni ’80, i dati rilevati dai CAV possono costituire una base informativa di primaria importanza per la caratterizzazione e la prevenzione di fenomeni quali: intossicazioni in età pediatrica; incidenti domestici, ambientali e sul lavoro; intossicazioni alimentari; intossicazioni da farmaci. Altri motivi di particolare interesse derivano dall’opportunità che questi dati offrono per le verifiche sulla sicurezza dei prodotti in commercio, l’avvio di attività di ricerca in ambito clinico e terapeutico, il miglioramento delle conoscenze sulla tossicità per l’uomo di agenti specifici. Più recentemente, i dati rilevati dai CAV sono stati utilizzati anche per la sorveglianza in tempo reale di eventi potenzialmente riconducibili al rilascio volontario o accidentale di agenti pericolosi (1, 2).

In considerazione di questi aspetti, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in accordo con il Ministero della Salute-CCM e con la collaborazione della Direzione Generale (DG) Sanità della Regione Lombardia, ha recentemente avviato un piano di lavoro per la messa a punto di un sistema di sorveglianza basato sul contributo dei CAV. L’attività svolta per la realizzazione di questo progetto è stata inizialmente dedicata alla definizione di modalità standard per la gestione e analisi dei dati.

Una prima verifica delle procedure delineate è stata effettuata sulla casistica trasmessa dai CAV di Milano, Pavia e Bergamo al sistema integrato di sorveglianza attivato nel corso delle Olimpiadi invernali 2006 (3, 4). Infatti, i tre CAV lombardi nel periodo 1° febbraio-31 marzo 2006 hanno contribuito a questo sistema trasmettendo giornalmente alla Regione Piemonte e all’ISS i dati relativi alle consulenze prestate su richiesta di utenti piemontesi. Presso l’ISS, queste informazioni sono state oggetto di revisione sistematica e sono state classificate utilizzando categorie di riferimento confrontabili con quelle adottate negli USA (2). La casistica rilevata, oltre a essere stata esaminata giornalmente e settimanalmente per l’individuazione di eventuali condizioni anomale, è stata analizzata nel suo complesso, con la finalità di rendere disponibile un esempio di dati italiani in grado di evidenziare le potenzialità del sistema di sorveglianza proposto. Nel presente contributo vengono descritti i principali risultati di questa esperienza pilota.

Nel periodo in esame, i CAV lombardi hanno ricevuto 766 richieste di consulenza dal Piemonte, pari a circa il 6% dell’insieme delle consulenze gestite nello stesso periodo (n. 13.760). Circa l’84% delle prestazioni in esame è stato effettuato a seguito di episodi di esposizione umana, l’1% per esposizioni animali e circa il 15% è risultato una richiesta di informazione.

Con riferimento alle esposizioni umane, la maggior parte degli incidenti (circa il 97%) ha coinvolto una sola persona, mentre gli episodi con più di un soggetto esposto sono stati 21 e hanno coinvolto 63 persone.

In totale, sono stati rilevati 697 casi di esposizione umana che hanno comportato una stima di circa 11 casi per 10.000 residenti presi in esame annualmente dai CAV lombardi per la Regione Piemonte.

L’esposizione è risultata di tipo accidentale per il 70% dei soggetti esaminati e volontaria per circa il 27%.

Inoltre, sono stati rilevati sei casi con sospetta esposizione dolosa, quattro con intossicazione alimentare e tre con reazione avversa a farmaci. Il luogo dell’esposizione è risultato per il 93% dei casi l’ambiente domestico, per il 3% un luogo pubblico e per il 2% l’ambiente di lavoro. Circa il 38% dei casi ha presentato un’età inferiore ai 6 anni e circa il 45% dell’intera casistica ha presentato almeno un segno o un sintomo associabile all’esposizione.

Gli esposti a farmaci e ad agenti non farmaceutici hanno costituito, rispettivamente, il 41% e il 55% della casistica esaminata e il rimanente 3% è stato associato ad ambedue le tipologie di esposizione. Come mostrato in Tabella, le classi di agenti con il numero più elevato di esposti sono state: “detergenti di uso domestico” (115 casi), “fumi/gas/vapori” (63 casi), “sedativi/ipnotici/antipsicotici” (53 casi), “cosmetici/prodotti per la cura della persona” (36 casi), “giocattoli/corpi estranei” (30 casi), “alimenti e bevande” (22 casi).

Per quanto riguarda i singoli agenti, è stato evidenziato che più della metà dei soggetti esposti a “fumi/gas/vapori” (38 casi) ha subito un’esposizione a monossido di carbonio. Tra i casi con esposizione ad “alimenti e bevande”, sei soggetti hanno ingerito acqua minerale in bottiglia con sospetta contaminazione dolosa e quattro sono risultati affetti da “sindrome sgombroide” a seguito di ingestione di pesce.

Sebbene i dati analizzati siano stati riferiti a una sola regione e a soli due mesi di rilevazione, essi hanno permesso una prima caratterizzazione della complessità degli eventi esaminati dai CAV e hanno dato luogo a osservazioni sostanzialmente confrontabili con quelle basate su casistiche più ampie (2). Inoltre, le analisi effettuate hanno offerto l’opportunità di segnalare problematiche emergenti non adeguatamente considerate, quali le esposizioni accidentali a monossido di carbonio. L’attività svolta ha anche permesso di evidenziare la tempestività con cui i CAV possono segnalare eventi di sospetta natura dolosa e orientare indagini mirate. Le procedure definite nel corso di questa esperienza vengono attualmente utilizzate per la messa a punto di un sistema di gestione dei dati rilevati dai CAV in grado di fornire un supporto informativo di interesse sia a livello regionale che nazionale.

 

Riferimenti bibliografici

1. Watson AW, Litovitz TL, Bedson MG et al. The Toxic Exposure Sur-veillance System (TESS): risk assessment and real-time toxicovigilance across United States poison control centers. Toxicol Appl Pharmacol 2005;207:S604-S10.

2. Lai MW, Klein-Schwartz W, Rodgers GC et al. 2005 Annual Report of the American Association of Poison Control Centers Toxic Exposure Surveillance System. Clin Toxicol 2006;44:803-932.

3. Team di consulenza epidemiologica per le Olimpiadi. La sorveglianza durante le olimpiadi invernali di Torino 2006. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2006;19(2): i-ii.

4. Epidemiological Consultation Team. Results from the integrated surveillance system for the 2006 Winter Olympic and Paraolympic Games in Italy. Eurosurveillance 2006;11(8) August 17.