Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

dicembre 2006

Intossicazioni acute da macromiceti

Margherita Gulino, Claudio Maggi, Ugo Tanti, Anna Aldrighetti, Carla Avataneo e Marino Balma

Dipartimento di Prevenzione, SCIAN, ASL 8, Chieri (TO)

 

Solo una piccola parte delle numerosissime specie fungine è tossica, pur tuttavia ogni anno si rilevano in Italia numerosi casi di intossicazioni, anche mortali (1). In base al periodo di tempo che intercorre tra l’ingestione del pasto di funghi e la comparsa dei primi sintomi di malattia, le intossicazioni vengono suddivise in “sindromi a breve latenza” da pochi minuti fino a un massimo di 4-6 ore e “sindromi a lunga latenza” da 6 a 24 ore od oltre (2).

Le sindromi a breve latenza sono causate da funghi con modesta tossicità d’organo e quasi nulla mortalità, con la manifestazione di una sintomatologia gastroenterica, caratterizzata da nausea e ripetuti episodi di vomito e diarrea; ben diversa è l’intossicazione da funghi che sono responsabili di sindromi a lunga latenza, che sono associati a una più alta incidenza di mortalità. I sintomi delle sindromi a lunga latenza inizialmente possono simulare una gastroenterite di tipo influenzale, così che il paziente e lo stesso medico curante sottovalutano il rischio, tanto che si ricorre all’ospedalizzazione e alla cura tardivamente, compromettendo a volte in maniera irreparabile, lo stato di salute (1). Data la rilevanza e la potenziale gravità del problema, le linee guida della Regione Piemonte per l’indagine e sorveglianza delle malattie a trasmissione alimentare identificano come focolaio epidemico anche un solo caso di intossicazione da funghi (3).

Nell’ultima settimana di ottobre 2006 sono pervenute al Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione (SCIAN) dell’ASL 8 di Chieri (TO) due segnalazioni da parte dell’Ospedale di Moncalieri (TO) di casi da sospetta intossicazione da funghi epigei, per le quali sono state ricoverate 4 persone. A seguito di tali segnalazioni lo SCIAN si è attivato per l'indagine epidemiologica con l'assistente sanitario in collaborazione con il micologo per la relativa consulenza.

Nel primo focolaio sono state coinvolte due persone appartenenti allo stesso nucleo familiare (madre e figlia) ricoverate presso l’Ospedale di Moncalieri dopo aver consumato dei funghi (raccolti da un familiare) la sera precedente il ricovero. L’anamnesi evidenziava la rapidità dell’insorgenza della sintomatologia caratterizzata da vomito e diarrea dopo circa due ore dall’ingestione dei funghi per un soggetto (madre) e dodici ore per l’altro (figlia); il periodo di tempo che è intercorso tra l’ingestione del pasto di funghi e la comparsa dei primi sintomi di malattia in uno dei due soggetti è stato breve, configurandosi come una sindrome da intossicazione a breve latenza del tipo gastrointestinale. Sono stati eseguiti esami ematochimici e delle urine e il dosaggio della alfa-amanitina; quest’ultima è risultata 6,3 ng/mL (possibile intossicazione da 1,5 a 10 ng/mL) e 18,1 ng/mL (intossicazione quando vengono superati i 10 ng/mL).

In questo caso, dall’indagine epidemiologica e dalla consulenza micologica, resa difficoltosa dall’assenza di materiale fungino reperibile (nessun residuo dell’alimento) ma suffragata da una attenta descrizione sia da parte del raccoglitore (familiare) che da chi li ha preparati (madre) per la cottura, oltre che dalla sintomatologia accusata, si è propeso per il sospetto di intossicazione da Agaricus xanthoderma.

Il raccoglitore, pur sapendo dell’esistenza dell’Ispettorato micologico, servizio offerto gratuitamente dall’ASL 8, non lo ha consultato, ritenendo commestibili, erroneamente, i funghi raccolti.

Nel secondo focolaio sono state coinvolte due persone appartenenti allo stesso nucleo familiare (moglie e marito) ricoverati presso l’Ospedale di Moncalieri (TO) dopo aver consumato dei funghi (raccolti dal marito) la sera precedente al ricovero. L’anamnesi evidenziava l’improvvisa insorgenza della sintomatologia caratterizzata da vomito e diarrea dopo circa sei ore dall’ingestione dei funghi per un soggetto (moglie) e dieci ore per l’altro (marito); il periodo di tempo che è intercorso tra l’ingestione del pasto di funghi e la comparsa dei primi sintomi di malattia è compatibile con una sindrome da intossicazione a lunga latenza. La moglie è deceduta pochi giorni dopo il ricovero in ospedale. Sono stati eseguiti esami ematochimici e delle urine e il dosaggio alfa-amanitina; questa ultima è risultata 55,6 ng/mL per il marito e 81,5 ng/mL per la moglie (intossicazione quando vengono su-perati i 10 ng/mL).

L’indagine epidemiologica e la consulenza micologica sono state difficoltose per l’assenza di materiale fungino reperibile (nessun residuo dell’alimento), ma supportate da una descrizione dettagliata del solo raccoglitore (marito), che asseriva che dopo aver raccolto una Macrolepiota procera (mazza di tamburo) aveva notato nelle vicinanze dei piccoli ovetti bianchi che spuntavano dal terreno; credendoli commestibili, raccoglieva anche questi. Alla base della sintomatologia accusata e degli esiti degli esami specifici praticati agli intossicati, si è propeso per il sospetto di intossicazione da Amanita phalloides.

Anche in questo caso il raccoglitore, pur essendo a conoscenza dell’Ispettorato micologico, non lo ha consultato.

Entrambi i casi evidenziano due aspetti importanti, che sono stati rilevanti nel determinare l’evento intossicazione. Il primo aspetto riguarda la scelta di entrambi i raccoglitori di affidarsi alle proprie conoscenze. Tale situazione mette in evidenza la grave sottovalutazione delle severe conseguenze a cui il raccoglitore può esporre se stesso e i familiari, scegliendo di non consultare l’Ispettorato micologico.

Il secondo aspetto riguarda l’informazione sull’esistenza dell’Ispettorato micologico offerto come servizio gratuito dall’ASL 8. Nonostante entrambi i raccoglitori lo conoscessero, è significativo che non abbiano percepito l’importanza di consultarlo in questa occasione. Tale aspetto evidenzia come l’obiettivo di comunicare ai nostri interlocutori l’esistenza della consulenza gratuita sia stato raggiunto ma, anche, come tale comunicazione non sia stata così efficace da garantire l’effettiva consultazione dell’esperto micologico, nonostante la presenza di tre punti di consultazione aperti un giorno a settimana e la disponibilità permanente del micologo, su appuntamento telefonico, a valutare i funghi raccolti.

 

Riferimenti bibliografici

1. Assisi F. Intossicazione da amatossine: diagnosi e terapia secondo l’esperienza del Centro Antiveleni di Milano”. Atti del 1° Convegno Internazionale di Micotossicologia. Roccella Jonica (RC), 4-5 dicembre 1998. Pagine di Micologia 1999;1: 61-2.

2. Regione Lombardia Sanità. Manuale per la prevenzione delle intossicazioni da funghi. In: Regione Lombardia, Direzione Generale Sanità, Unità Organizzativa Prevenzione. Milano: Regione Lombardia; 2001. p. 61-72.

3. Regione Piemonte, ASL 7. Linee guida per l’indagine in casi di tossinfezione alimentare. In: MTA - Centro di riferimento regionale per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da alimenti. Torino: Regione Piemonte; 2005. p. 7-8.