Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2006

Abitudine al fumo: i dati delle 123 Asl dello studio "Passi"

Carla Bietta1,2, Nancy Binkin1, Nicoletta Bertozzi1,3, Alberto Perra1, Giovanna De Giacomi1,4, Pirous FatehMoghadam1,5 Tolinda Gallo1,6, Paola Scardetta1, Francesco Sconza1,7, Massimo O. Trinito1,8

1Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

2U .O . Epidemiologia, Dipartimento Prevenzione AUSL 2 Umbria, Perugia

3Dipartimento di Sanità pubblica AUSL, Cesena

4Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, Roma

5Servizio Osservatorio Epidemiologico, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, Trento

6Dipartimento Prevenzione ASS4 “Medio Friuli”, Udine

7Dipartimento Prevenzione ASL 4, Cosenza

8U .O . Epidemiologia, Dipartimento Prevenzione AUSL Roma C

 

Il fumo di tabacco è tra i principali fattori di rischio nell'insorgenza di numerose patologie cronico degenerative (in particolare a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare) ed il maggiore fattore di rischio evitabile di morte precoce (1). L'abitudine al fumo negli ultimi 40 anni ha subito notevoli cambiamenti: la percentuale di fumatori negli uomini, storicamente maggiore, si è in questi anni progressivamente ridotta, mentre è cresciuta tra le donne, fino a raggiungere in alcune fasce di età valori paragonabili a quelli degli uomini; è inoltre in aumento la percentuale di giovani che fumano. Evidenze scientifiche mostrano che l'interruzione dell'abitudine al fumo porta al dimezzamento del rischio di infarto al miocardio già dopo un anno di astensione; dopo 15 anni il rischio diventa pari a quello di un non fumatore (2). I fumatori che smettono di fumare prima dei 50 anni riducono a metà il proprio rischio di morire nei successivi 15 anni rispetto a coloro che continuano a fumare. Oltre agli effetti del fumo sul fumatore stesso è ormai ben documentata l'associazione tra l'esposizione al fumo passivo ed alcune condizioni morbose; la recente entrata in vigore della norma sul divieto di fumo nei locali pubblici è un evidente segnale dell'attenzione a questo problema (3).

 

Per ottenere informazioni relative al fumo di tabacco sia in termini di prevalenza dell'abitudine, riferita anche ad ambienti di vita e di lavoro, sia di azioni preventive messe in atto, una serie di domande sul fumo sono state incluse nello Studio PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). L'indagine è stata realizzata mediante interviste telefoniche a un campione di cittadini, di età compresa tra i 18 e i 69 anni, estratto con metodo casuale semplice dalle anagrafi degli assistiti di 123 ASL partecipanti allo Studio e appartenenti a tutte le regioni italiane (4). Le interviste sono state effettuate tra aprile e luglio 2005. L'analisi è stata condotta sul pool dei dati ottenuti dalle 15.296 persone intervistate. Per la descrizione dell'abitudine al fumo sono state utilizzate le seguenti definizioni: fumatore (chi dichiara di aver fumato più di 100 sigarette nella sua vita e attualmente fuma tutti i giorni o qualche giorno); ex-fumatore (chi dichiara di aver fumato più di 100 sigarette nella sua vita e attualmente non fuma da almeno 6 mesi); non fumatore (chi dichiara di aver fumato meno di 100 sigarette nella sua vita e attualmente non fuma).

Dall'analisi dei dati emerge che i fumatori sono pari al 26%, gli ex-fumatori al 20% e i non-fumatori al 54%. La percentuale di fumatori è maggiore negli uomini rispetto alle donne (31% vs 22%); tra le persone che non hanno mai fumato prevalgono invece le donne (64% vs 43%).

 

Per quanto riguarda la categoria dei fumatori (Tabella), le percentuali più alte si osservano tra le classi di età più giovani e tra gli uomini, sempre con differenze statisticamente significative. L'analisi per livello di istruzione invece mostra un diverso andamento nei due sessi: tra gli uomini si osserva una maggior percentuale di persone con istruzione bassa, contrariamente alle donne per le quali c'è una predominanza di istruzione alta. Queste differenze sono in entrambi i casi statisticamente significative. Inoltre, l'età media di inizio dell'abitudine al fumo è 18 anni e il numero di sigarette fumate al giorno è in media 14.

 

Per quanto riguarda l'atteggiamento degli operatori sanitari relativamente all'abitudine al fumo, un intervistato su tre (39%) dichiara di aver ricevuto domande dal proprio medico in relazione alla eventuale abitudine al fumo. In particolare, riferisce di essere stato interpellato da un operatore sanitario sulla propria abitudine al fumo ben il 65% dei fumatori, oltre il 38% degli ex-fumatori ed il 26% dei non-fumatori.

 

Tra i fumatori, il 62% riferisce di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da parte del proprio medico o di un altro operatore sanitario e che il consiglio è stato dato perlopiù a scopo preventivo (30%). Il 38% dei fumatori dichiara altresì di non aver ricevuto alcun consiglio da parte di operatori sanitari. L'interruzione dell'abitudine al fumo riferita dagli ex-fumatori mette in evidenza la predominante tendenza a risolvere il problema autonomamente. Infatti il 94% di essi dichiara di aver smesso di fumare da solo, mentre circa il 4% è ricorso complessivamente all'aiuto di un medico, a gruppi di aiuto, all'uso di farmaci o a terapie non convenzionali.

 

Rispetto all'esposizione al fumo in ambito domestico, gli intervistati dichiarano che nelle proprie abitazioni non si fuma nel 62% dei casi: in particolare, nel 37% non è permesso e nel 25% nessuno fuma. Nel restante 38% dei casi si fuma ovunque o in alcuni luoghi della casa.

 

Per quanto attiene al rispetto del divieto di fumo nel luogo di lavoro, coloro che lavorano riferiscono solo nel 58% dei casi che il divieto di fumare è rispettato sempre. Desta qualche perplessità e merita ulteriore riflessione la risposta data dal 26% dei lavoratori di non sapere se il divieto di fumo venga rispettato o meno.

 

Il 37,5% dei fumatori dichiara che il divieto ha influenzato la loro abitudine comportando una riduzione del numero di sigarette fumate ogni giorno, e tra le persone che hanno smesso dopo l'entrata in vigore della legge, il 7,5% dichiara che la legge è stata uno dei fattori considerati nella decisione di smettere, e il 7,5% che ha giocato un ruolo decisivo.

 

Dall'analisi dell'insieme dei dati ottenuti dalle ASL partecipanti allo Studio PASSI, emergono informazioni sulla prevalenza dell'abitudine al fumo che confermano i dati già resi disponibili da altre indagini (57): la maggior prevalenza di fumatori tra gli uomini, la consistenza dell'abitudine tra le donne, la preoccupante situazione tra i giovani (1 su 3 riferisce di essere un fumatore), la correlazione con il livello di istruzione diversa nei due sessi. Questo conferma la bontà e la versatilità dello Studio PASSI.

 

Informazioni altrimenti non disponibili sono invece quelle relative al comportamento degli operatori sanitari: più della metà dei fumatori intervistati dichiara di aver ricevuto da un medico il consiglio di smettere di fumare, evidenziando un buon livello di attenzione al problema da parte degli operatori sanitari. Sono comunque pochi i fumatori che hanno smesso di fumare grazie ad un medico, all'ausilio di farmaci o a gruppi di aiuto. Risulta pertanto opportuno un ulteriore consolidamento del rapporto tra operatori sanitari e pazienti, per valorizzare le diverse offerte di opportunità di smettere di fumare presenti sul territorio.

Nonostante l'attenzione al fumo passivo posta dall'entrata in vigore della nuova legge, l'argomento merita ulteriori sforzi operativi da parte dei servizi di prevenzione, soprattutto riguardo all'esposizione nei luoghi di lavoro.

 

Riferimenti bibliografici

1.  Garattini S, La Vecchia C. Il fumo in Italia: prevenzione, patologie e costi. Milano: Editrice Kurtis; 2002.

2.  Sanguinetti CM, Marchesani F. Prevenzione primaria del fumo. In: Nardini S, Donner CF (eds). L'epidemia del fumo in Italia. Pisa: EdiAipo Scientifica; 2000.

3.  Legge n. 3 16 gennaio2003, art. 51.

4.  De V, Perra A, Bertozzi N et al. La valutazione nello Studio "PASSI" Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia. BEN Notiziario dell'Istituto Superiore di Sanità 2005;18(11): iii.

5.  Istituto Superiore di Sanità. Osservatorio Fumo, Alcol e Droga. Rapporto annuale sul fumo in Italia  2005.

6.  Sistema Statistico Nazionale. Istituto Nazionale di Statistica. Stili di vita e condizioni di salute. Indagine annuale sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana”. ISTAT; 2003.

7.  Sistema Statistico Nazionale. Istituto Nazionale di Statistica. Fattori di rischio e tutela della salute. Indagine o sulle famiglie. 8. Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”. Anni 19992000