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Il grado di dipendenza come indice della vulnerabiltà degli anziani in occasione delle ondate di calore: qualche indicazione provenienti dallo Studio Argento
Nancy Binkin1 per il Gruppo Argento*
1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e
Promozione della Salute, ISS, Roma
*Nicoletta Bertozzi, Claudio Culotta, Onorato Frongia, Peter
Kreidl, Cristina Mancini, Federica Michieletto, Giuseppe
Montagano, Renato Pizzuti, Rosy Prato, Salvatore Sammarco e
Donatella Tiberti
Numerosi studi hanno identificato nelle persone che non sono
in grado di realizzare le attività essenziali della vita
quotidiana (activities of daily living - ADL) quelle a
maggior rischio di morte durante le ondate di calore (1-3).
Per descrivere meglio l’entità e le caratteristiche di
questa popolazione non autosufficiente nel nostro Paese,
abbiamo esaminato i dati dello Studio Argento, un’indagine
condotta nel 2002 in 11 regioni italiane su un campione di
popolazione selezionata con il metodo del campionamento a
cluster. Tale esame di dati ci ha inoltre fornito
l’opportunità per valutare la capacità di alcuni algoritmi,
basati su data-linkage e finalizzati all’identificazione
degli anziani a rischio in occasione di ondate di calore, di
identificare effettivamente gli anziani non autosufficienti.
I metodi dello Studio Argento sono descritti in dettaglio
altrove (4). In breve, in ognuna delle 11 regioni
partecipanti è stata condotta un’indagine campionaria, che
aveva come popolazione di studio le persone di età ≥ 65 anni
residenti nelle regioni al momento del reperimento delle
liste anagrafiche e non istituzionalizzate. Le informazioni
sono state ottenute tramite interviste domiciliari, condotte
tra gennaio e maggio 2002 utilizzando un questionario
standardizzato.
Se l’individuo selezionato presentava deficit fisici o
psichici che non gli consentivano di rispondere direttamente
all’intervista o non ricordava nessuna delle tre parole
costituenti una parte del Mini-Cog, un test di screening per
probabile deficit cognitivo (5), il questionario è stato
sottoposto al familiare o alla persona che se ne prendeva
cura.
Per valutarne il grado di autosufficienza, ai partecipanti
sono state fatte domande riguardo le attività della vita
quotidiana (ADL): spostarsi da una stanza all’altra; andare
in bagno; lavarsi; fare il bagno o la doccia; vestirsi e
spogliarsi; mangiare. Gli anziani sono stati divisi nelle
categorie “gravemente dipendenti” se nessuna risposta sulle
ADL era “da solo (anche se con problemi)”; “parzialmente
dipendenti” se 1-5 delle risposte sulle ADL era “da solo”;
“autosufficienti” se tutte le risposte erano “da solo”. Per
ciascun gruppo sono state esaminate le caratteristiche
socio-demografiche e le condizioni di salute.
Per identificare gli anziani fragili nelle situazioni di
emergenza caldo, sono stati sviluppati algoritmi basati sul
linkage tra dati anagrafici, quelli delle SDO e quelli del
censimento. Per testarne la capacità abbiamo applicato
l’algoritmo in uso nella Regione Lazio (6) alle popolazioni
autosufficienti, parzialmente dipendenti, e gravemente
dipendenti, così come identificate dallo Studio Argento.
Questo algoritmo, che è stato sviluppato sulla base dei
database degli studi sui fattori di rischio di mortalità
correlata a ondate di calore, usa un sistema di punteggio
che prende in considerazione età e sesso, stato civile,
ospedalizzazione negli ultimi due anni per alcune condizioni
di cui si conosce l’associazione con le morti per caldo, e
stato socioeconomico, come misurato dai dati di censimento.
Età, sesso e stato civile erano disponibili tra i dati
Argento. Per i dati sull’ospedalizzazione, è stata usata una
combinazione tra i ricoveri nell’ultimo anno riportati dai
pazienti e quanto riferito da un medico a proposito di una o
più condizioni incluse nell’algoritmo della Regione Lazio.
Poiché non era disponibile l’informazione per sezione di
censimento relativamente allo stato socio-economico, abbiamo
considerato come persone a
rischio quelle con <3 anni di istruzione. Utilizzando
l’algoritmo, sono stati considerati a rischio quelli con uno
score >10 (rischio medio-alto e alto).
I dati, pesati per la numerosità della popolazione anziana
nelle diverse regioni, sono stati analizzati con il modulo
C-SAMPLE di Epi Info 2002, che tiene conto, per la stima dei
parametri di interesse, della modalità di raccolta dei dati
a grappoli (cluster). Sono state intervistate 2.369 persone:
per 2.355 (99,4%) erano disponibili informazioni complete
sulle ADL. Nel 92% dei casi l’intervista è stata condotta
direttamente all’anziano selezionato, mentre nell’8% le
risposte sono state fornite da un familiare. Questa
percentuale, tuttavia, era sostanzialmente diversa per
livello di autosufficienza, ed era 98% per gli
autosufficienti, 79% per i parzialmente dipendenti e 22% per
i gravemente dipendenti.
In totale, il 78% (IC 95% 76%-80%) degli intervistati era
autosufficiente, il 20% (IC 95%18%-22%) parzialmente
dipendente e il 2,5% (IC 95% 1,9%- 3,2%) gravemente
dipendente. Tra i parzialmente dipendenti, il 48% ha avuto
problemi per una singola ADL, il 18% per 2, il 13% per 3, il
9% per 4, e il 13% per 5.
Tra le 527 persone parzialmente o gravemente dipendenti, il
94% aveva avuto bisogno di aiuto nel fare la doccia, il 51%
non era in grado di vestirsi da solo, il 44% di lavarsi da
solo, il 33% di andare in bagno da solo, il 24% di spostarsi
da una stanza all’altra, e il 16% di mangiare senza
assistenza.
La prevalenza dei parzialmente dipendenti per regione andava
dal 14 al 30%, mentre per gravemente dipendenti il range
andava da 0 a 5,8%. Complessivamente, il Sud aveva
prevalenze più alte del Nord sia di parzialmente dipendenti
(22 vs 17%) sia di gravemente dipendenti (3,6 vs 1,7).
Le caratteristiche socio-demografiche di base e quelle
mediche delle persone autosufficienti, parzialmente
dipendenti e gravemente dipendenti sono illustrate nella
Tabella. Tra i parzialmente
dipendenti e i gravemente dipendenti c’erano in proporzione
più grandi anziani (>75 anni), donne e persone con più basso
livello di istruzione rispetto agli autosufficienti.
Inoltre, era meno probabile che fossero coniugati rispetto a
quelli autosufficienti. Il 20% degli autosufficienti e il
18% dei parzialmente dipendenti vivevano da soli, rispetto
al solo 2,6% dei gravemente dipendenti. Tra i gravemente
dipendenti, il rimanente 35% viveva con persone della stessa
generazione (coniugi, fratelli), il 44% con i figli, il 7%
in famiglie di più generazioni, il 7% con badanti e il 4%
con altri parenti.
Per quanto riguarda l’ospedalizzazione, la percentuale di
quelli che erano stati ricoverati nell’anno precedente era
quasi identica per i parzialmente e i gravemente dipendenti
(36% e 37% rispettivamente) ma più alta di quella degli
autosufficienti (17%). Tra le persone che sono state
ricoverate, il numero medio di ricoveri era 1,5 per gli
autosufficienti, 1,8 per i parzialmente dipendenti e 1,3 per
i gravemente dipendenti.
La prevalenza di almeno una condizione medica autodichiarata
(malattie cardiovascolari, ictus, diabete, malattie renali,
malattie respiratorie) era simile nei parzialmente e
gravemente dipendenti (39% e 42% rispettivamente),
decisamente maggiore della prevalenza del 12% riportata
dagli autosufficienti. La differenza maggiore tra i tre
gruppi è stata osservata nella prevalenza riportata di
ictus, che era 3,6% negli autosufficienti, 17% nei
parzialmente dipendenti, e 42% nei gravemente dipendenti.
Anche i problemi cognitivi, misurati con il Mini-Cog, erano
più comuni tra i non autosufficienti. Tra i 462 parzialmente
dipendenti, a 436 (94%) è stato
somministrato il test, e di questi al 51% è stato
riscontrato deficit cognitivo; tra i 35 dei 65 (54%)
gravemente dipendenti testati, l’88% aveva deficit
cognitivi. Tra gli autosufficienti presentavano deficit
cognitivi il 22%.
Applicando l’algoritmo della Regione Lazio alla popolazione
dello Studio Argento, il sistema di punteggio avrebbe
identificato come a medioalto o alto rischio l’8,1% dei
parzialmente dipendenti e il 22,5% dei gravemente dipendenti
(Tabella).
Questi risultati suggeriscono che vi sia una popolazione
consistente di anziani almeno parzialmente dipendenti che
vive nella comunità e che presenta numerosi problemi medici
e un’alta frequenza di problemi cognitivi. Sebbene solo
pochi di quelli gravemente dipendenti vivessero da soli,
quasi 1 persona su 5 con bisogno di assistenza per una o più
ADL viveva da sola. Tra quelli che vivevano con altri, poco
più di un terzo viveva con altri della stessa generazione, a
loro volta potenzialmente suscettibili di problemi di salute
e bisognosi di aiuto per assistere i loro partner o fratelli
non-autosufficienti.
è preoccupante l’incapacità dell’algoritmo basato sul
data-linkage di identificare le persone non autosufficienti
a rischio di morte durante un’emergenza caldo. L’algoritmo
non è riuscito a identificare più del 90% dei parzialmente
dipendenti e del 77% dei gravemente dipendenti. Alla luce
dei risultati dello studio caso-controllo riportato in
questo numero del BEN e di simili risultati nella realtà
francese (2) la mancanza di autosufficienza è uno dei più
importanti fattori predittivi della morte per ondata di
calore. E' necessario fare di tutto per assicurare che
questi individui siano attivamente identificati e seguiti
nel tempo.
Riferimenti bibliografici
1. Di Renzi M, Ciancio B, Binkin N et al. Fattori di
rischio di morte in occasione delle ondate di calore:
risultati di uno studio caso-controllo, Bari (estate 2005).
Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2006;19(7-8):i-ii.
2. Ledrans, M. Impact sanitaire de la vague de chaleur de l’été
2003: synthèse des études disponibles en août 2005. BEH
2006;19-20:130-7.
3. Semenza, J et al. Heat-related deaths during the July
1995 heat wave in Chicago. N Engl J Med 1996;335:84-90.
4. Mancini C et al. Indagine sulle cadute nella popolazione
anziana di undici regioni italiane: Studio Argento 2001-
2002. Ig Sanità Pubbl 2005;61:117-32.
5. Michieletto et al. Utilizzo del test Mini- Cog come
metodo di screening per la demenza nella popolazione
italiana: l’esperienza dello Studio Argento. Ig Sanità Pubbl
2006;62:159-72.
6. Ministero della Salute. Linee guida per preparare piani
di sorveglianza e risposta verso gli effetti sulla salute di
ondate di calore anomalo. Roma, 28 giugno 2006 (Consultabile
online all'indirizzo:
http://www.ministerosalute.it/ccm/...
).

Ultimo aggiornamento martedi 3 ottobre 2006 |