Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

luglio-agosto 2006

Il grado di dipendenza come indice della vulnerabiltà degli anziani in occasione delle ondate di calore: qualche indicazione provenienti dallo Studio Argento

Nancy Binkin1 per il Gruppo Argento*
1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS, Roma

*Nicoletta Bertozzi, Claudio Culotta, Onorato Frongia, Peter Kreidl, Cristina Mancini, Federica Michieletto, Giuseppe Montagano, Renato Pizzuti, Rosy Prato, Salvatore Sammarco e Donatella Tiberti

 

Numerosi studi hanno identificato nelle persone che non sono in grado di realizzare le attività essenziali della vita quotidiana (activities of daily living - ADL) quelle a maggior rischio di morte durante le ondate di calore (1-3). Per descrivere meglio l’entità e le caratteristiche di questa popolazione non autosufficiente nel nostro Paese, abbiamo esaminato i dati dello Studio Argento, un’indagine condotta nel 2002 in 11 regioni italiane su un campione di
popolazione selezionata con il metodo del campionamento a cluster. Tale esame di dati ci ha inoltre fornito l’opportunità per valutare la capacità di alcuni algoritmi, basati su data-linkage e finalizzati all’identificazione degli anziani a rischio in occasione di ondate di calore, di identificare effettivamente gli anziani non autosufficienti.

 

I metodi dello Studio Argento sono descritti in dettaglio altrove (4). In breve, in ognuna delle 11 regioni partecipanti è stata condotta un’indagine campionaria, che aveva come popolazione di studio le persone di età ≥ 65 anni residenti nelle regioni al momento del reperimento delle liste anagrafiche e non istituzionalizzate. Le informazioni sono state ottenute tramite interviste domiciliari, condotte tra gennaio e maggio 2002 utilizzando un questionario standardizzato.

 

Se l’individuo selezionato presentava deficit fisici o psichici che non gli consentivano di rispondere direttamente all’intervista o non ricordava nessuna delle tre parole costituenti una parte del Mini-Cog, un test di screening per probabile deficit cognitivo (5), il questionario è stato sottoposto al familiare o alla persona che se ne prendeva cura.

 

Per valutarne il grado di autosufficienza, ai partecipanti sono state fatte domande riguardo le attività della vita quotidiana (ADL): spostarsi da una stanza all’altra; andare in bagno; lavarsi; fare il bagno o la doccia; vestirsi e spogliarsi; mangiare. Gli anziani sono stati divisi nelle categorie “gravemente dipendenti” se nessuna risposta sulle ADL era “da solo (anche se con problemi)”; “parzialmente dipendenti” se 1-5 delle risposte sulle ADL era “da solo”; “autosufficienti” se tutte le risposte erano “da solo”. Per ciascun gruppo sono state esaminate le caratteristiche socio-demografiche e le condizioni di salute.

 

Per identificare gli anziani fragili nelle situazioni di emergenza caldo, sono stati sviluppati algoritmi basati sul linkage tra dati anagrafici, quelli delle SDO e quelli del censimento. Per testarne la capacità abbiamo applicato l’algoritmo in uso nella Regione Lazio (6) alle popolazioni autosufficienti, parzialmente dipendenti, e gravemente dipendenti, così come identificate dallo Studio Argento. Questo algoritmo, che è stato sviluppato sulla base dei database degli studi sui fattori di rischio di mortalità correlata a ondate di calore, usa un sistema di punteggio che prende in considerazione età e sesso, stato civile, ospedalizzazione negli ultimi due anni per alcune condizioni di cui si conosce l’associazione con le morti per caldo, e stato socioeconomico, come misurato dai dati di censimento. Età, sesso e stato civile erano disponibili tra i dati Argento. Per i dati sull’ospedalizzazione, è stata usata una combinazione tra i ricoveri nell’ultimo anno riportati dai pazienti e quanto riferito da un medico a proposito di una o più condizioni incluse nell’algoritmo della Regione Lazio. Poiché non era disponibile l’informazione per sezione di censimento relativamente allo stato socio-economico, abbiamo considerato come persone a rischio quelle con <3 anni di istruzione. Utilizzando l’algoritmo, sono stati considerati a rischio quelli con uno score >10 (rischio medio-alto e alto).

 

I dati, pesati per la numerosità della popolazione anziana nelle diverse regioni, sono stati analizzati con il modulo C-SAMPLE di Epi Info 2002, che tiene conto, per la stima dei parametri di interesse, della modalità di raccolta dei dati a grappoli (cluster). Sono state intervistate 2.369 persone: per 2.355 (99,4%) erano disponibili informazioni complete sulle ADL. Nel 92% dei casi l’intervista è stata condotta direttamente all’anziano selezionato, mentre nell’8% le risposte sono state fornite da un familiare. Questa percentuale, tuttavia, era sostanzialmente diversa per livello di autosufficienza, ed era 98% per gli autosufficienti, 79% per i parzialmente dipendenti e 22% per i gravemente dipendenti.

 

In totale, il 78% (IC 95% 76%-80%) degli intervistati era autosufficiente, il 20% (IC 95%18%-22%) parzialmente dipendente e il 2,5% (IC 95% 1,9%- 3,2%) gravemente dipendente. Tra i parzialmente dipendenti, il 48% ha avuto problemi per una singola ADL, il 18% per 2, il 13% per 3, il 9% per 4, e il 13% per 5.
Tra le 527 persone parzialmente o gravemente dipendenti, il 94% aveva avuto bisogno di aiuto nel fare la doccia, il 51% non era in grado di vestirsi da solo, il 44% di lavarsi da solo, il 33% di andare in bagno da solo, il 24% di spostarsi da una stanza all’altra, e il 16% di mangiare senza assistenza.
La prevalenza dei parzialmente dipendenti per regione andava dal 14 al 30%, mentre per gravemente dipendenti il range andava da 0 a 5,8%. Complessivamente, il Sud aveva prevalenze più alte del Nord sia di parzialmente dipendenti (22 vs 17%) sia di gravemente dipendenti (3,6 vs 1,7).

 

Le caratteristiche socio-demografiche di base e quelle mediche delle persone autosufficienti, parzialmente dipendenti e gravemente dipendenti sono illustrate nella Tabella. Tra i parzialmente dipendenti e i gravemente dipendenti c’erano in proporzione più grandi anziani (>75 anni), donne e persone con più basso livello di istruzione rispetto agli autosufficienti. Inoltre, era meno probabile che fossero coniugati rispetto a quelli autosufficienti. Il 20% degli autosufficienti e il 18% dei parzialmente dipendenti vivevano da soli, rispetto al solo 2,6% dei gravemente dipendenti. Tra i gravemente dipendenti, il rimanente 35% viveva con persone della stessa generazione (coniugi, fratelli), il 44% con i figli, il 7% in famiglie di più generazioni, il 7% con badanti e il 4% con altri parenti.

 

Per quanto riguarda l’ospedalizzazione, la percentuale di quelli che erano stati ricoverati nell’anno precedente era quasi identica per i parzialmente e i gravemente dipendenti (36% e 37% rispettivamente) ma più alta di quella degli autosufficienti (17%). Tra le persone che sono state ricoverate, il numero medio di ricoveri era 1,5 per gli autosufficienti, 1,8 per i parzialmente dipendenti e 1,3 per i gravemente dipendenti.
La prevalenza di almeno una condizione medica autodichiarata (malattie cardiovascolari, ictus, diabete, malattie renali, malattie respiratorie) era simile nei parzialmente e gravemente dipendenti (39% e 42% rispettivamente), decisamente maggiore della prevalenza del 12% riportata dagli autosufficienti. La differenza maggiore tra i tre gruppi è stata osservata nella prevalenza riportata di ictus, che era 3,6% negli autosufficienti, 17% nei parzialmente dipendenti, e 42% nei gravemente dipendenti.

 

Anche i problemi cognitivi, misurati con il Mini-Cog, erano più comuni tra i non autosufficienti. Tra i 462 parzialmente dipendenti, a 436 (94%) è stato
somministrato il test, e di questi al 51% è stato riscontrato deficit cognitivo; tra i 35 dei 65 (54%) gravemente dipendenti testati, l’88% aveva deficit cognitivi. Tra gli autosufficienti presentavano deficit cognitivi il 22%.
Applicando l’algoritmo della Regione Lazio alla popolazione dello Studio Argento, il sistema di punteggio avrebbe identificato come a medioalto o alto rischio l’8,1% dei parzialmente dipendenti e il 22,5% dei gravemente dipendenti (Tabella).

 

Questi risultati suggeriscono che vi sia una popolazione consistente di anziani almeno parzialmente dipendenti che vive nella comunità e che presenta numerosi problemi medici e un’alta frequenza di problemi cognitivi. Sebbene solo pochi di quelli gravemente dipendenti vivessero da soli, quasi 1 persona su 5 con bisogno di assistenza per una o più ADL viveva da sola. Tra quelli che vivevano con altri, poco più di un terzo viveva con altri della stessa generazione, a loro volta potenzialmente suscettibili di problemi di salute e bisognosi di aiuto per assistere i loro partner o fratelli non-autosufficienti.

 

E' preoccupante l’incapacità dell’algoritmo basato sul data-linkage di identificare le persone non autosufficienti a rischio di morte durante un’emergenza caldo. L’algoritmo non è riuscito a identificare più del 90% dei parzialmente dipendenti e del 77% dei gravemente dipendenti. Alla luce dei risultati dello studio caso-controllo riportato in questo numero del BEN e di simili risultati nella realtà francese (2) la mancanza di autosufficienza è uno dei più importanti fattori predittivi della morte per ondata di calore. E' necessario fare di tutto per assicurare che questi individui siano attivamente identificati e seguiti nel tempo.


Riferimenti bibliografici
1. Di Renzi M, Ciancio B, Binkin N et al. Fattori di rischio di morte in occasione delle ondate di calore: risultati di uno studio caso-controllo, Bari (estate 2005). Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2006;19(7-8):i-ii.
2. Ledrans, M. Impact sanitaire de la vague de chaleur de l’été 2003: synthèse des études disponibles en août 2005. BEH 2006;19-20:130-7.
3. Semenza, J et al. Heat-related deaths during the July 1995 heat wave in Chicago. N Engl J Med 1996;335:84-90.
4. Mancini C et al. Indagine sulle cadute nella popolazione anziana di undici regioni italiane: Studio Argento 2001- 2002. Ig Sanità Pubbl 2005;61:117-32.
5. Michieletto et al. Utilizzo del test Mini- Cog come metodo di screening per la demenza nella popolazione italiana: l’esperienza dello Studio Argento. Ig Sanità Pubbl 2006;62:159-72.
6. Ministero della Salute. Linee guida per preparare piani di sorveglianza e risposta verso gli effetti sulla salute di ondate di calore anomalo. Roma, 28 giugno 2006.