Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

marzo 2006

Il "salto" del Passi da studio trasversale a sistema di sorveglianza di popolazione

Attitudine all'uso prudente degli antibiotici e percezione del rischio antibiotico-resistenza:

un'indagine campionario tra i veterinari clinici dei piccoli animali

 

Marcello Sala1,2, Livia Malandrucco2,3, Nancy Binkin2 e Antonio Battisti1

1 Osservatorio Epidemiologico e Sistemi Informativi Sanitari (SIS) - Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana, Roma

2 Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata, CNESPS, ISS

3ASL Roma/D - Ospedale Veterinario, Roma

 

 

L’utilizzo degli antibiotici ha subito nel corso degli ultimi decenni una larga diffusione in vari settori delle attività umane (medico, zootecnico, agrario) favorendo un’ampia “esposizione” ambientale a queste sostanze. Come risultato della notevole pressione selettiva sulla popolazione microbica, il fenomeno antibiotico-resistenza ha subito una crescente diffusione, raggiungendo proporzioni tali da rappresentare, secondo gli organismi sanitari internazionali, un problema prioritario di sanità pubblica.

In medicina veterinaria gli antimicrobici vengono utilizzati sia nella cura individuale delle malattie degli animali, sia a scopo auxinico nei confronti di patologie correlate al management dell’allevamento intensivo. L’incidenza delle antibiotico-resistenze nella clinica dei piccoli animali è poco indagata, nonostante siano noti casi di resistenze multiple a molecole di ultima generazione in vari microrganismi isolati da cani e gatti (1-3).

Le raccomandazioni del WHO (4) e dell’Unione Europea (UE) (5) indicano l’urgenza di strategie volte al contenimento delle antibiotico-resistenze attraverso il rispetto di principi di uso prudente. In particolare, l’UE considera prioritario migliorare la quantità e la qualità delle informazioni disponibili sull’uso effettivo degli antibiotici.

Al fine di conoscere la realtà italiana sulla propensione all’uso degli antibiotici negli animali da compagnia è stata condotta un’indagine trasversale nel corso del 2005 tra i veterinari operanti nella clinica del cane, iscritti alle due principali società scientifiche nazionali: la Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia (SCIVAC) e l’Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali (AIVPA). Gli obiettivi specifici miravano a valutare la percezione del problema antibiotico-resistenza nei veterinari che operano nella clinica del cane, le attuali attitudini all’uso di antibiotici nel trattamento di tre gruppi principali di patologie (gastroenteriti, piodermiti e infezioni delle basse vie urinarie) e la conformità coi principi dell’uso prudente nonché i parametri qualitativi ed esso associati.

Dalle liste di iscritti alle due Società (n.= 7.437) sono stati selezionati 200 veterinari liberi professionisti nella clinica dei piccoli animali, mediante campionamento casuale semplice. I veterinari estratti sono stati intervistati telefonicamente, da giugno a dicembre 2005, sulla base di un questionario strutturato. I dati sono stati informatizzati ed analizzati con EpiInfo 2004 (versione 3.3).

Sono stati definiti i profili di percezione del problema antibiotico-resistenza e di aderenza ai principi di uso prudente degli antibiotici. Per ognuna delle tre patologie sopra riportate, i veterinari che hanno dichiarato di utilizzare il laboratorio per diagnosi “sempre” o “spesso”, di intraprendere la terapia empirica in attesa delle risposte di laboratorio “qualche volta” o “raramente” o “mai”, di eseguire visite di controllo “sempre” o “spesso” e di avere la propensione all’utilizzo di molecole non di ultima generazione, anche nel caso di impiego “sempre”o“spesso” di terapia empirica in attesa degli esiti diagnostici, sono stati considerati aderenti al profilo di uso prudente. Centoquarantuno veterinari su 200 estratti sono stati inclusi nell’indagine, 12 hanno rifiutato l’intervista e sono stati sostituiti da rimpiazzi estratti casualmente dalla lista degli iscritti alle due Società; 59 non sono stati reperiti telefonicamente.

L’età media del campione era di 38 anni (range: 24-81). Il 54% svolge attività al Nord, il 28% al Centro e 1’8% nel Sud; la distribuzione geografica dei rispondenti è rappresentativa della popolazione campionaria. Il 77% svolge attività in contesto urbano ed il 70% lavora in strutture di tipo ambulatoriale. Il livello di aggiornamento professionale è elevato (87%).

La percezione del problema antibiotico-resistenza risulta adeguata nel 69% degli intervistati, in virtù di una conoscenza dell’importanza del problema (94%), delle ripercussioni sulla cura delle zoonosi (93%) nonché dell’importanza della riduzione globale dell’uso degli antibiotici come strumento di prevenzione del fenomeno (63%).

Inoltre, il 60% degli intervistati ritiene che esista la possibilità di trasferimen-to di antibiotico-resistenze tra cane e uomo. La percezione del problema ha una distribuzione differenziale in base all’area geografica di attività, risultan-do superiore al Nord (71%) ed al Sud (81%) rispetto al Centro (56%).

Il 32% dei veterinari ha dimostrato propensione all’uso prudente nella terapia delle gastroenteriti, il 28% nelle piodermiti ed il 16% nelle infezioni delle basse vie urinarie (UTI - Urine Tract Infection).Tra le singole componenti del profilo di uso prudente, il ricorso al laboratorio per la diagnosi viene effettuato “sempre” o “spesso” nel 12% dei casi per le gastroenteriti, nel 41% per le piodermiti e nel 50% per le UTI. Oltre il 60% pratica terapia empirica in attesa dei risultati di laboratorio nelle piodermiti e UTI, il 42% nelle gastroenteriti. Oltre il 95% dichiara di effettuare “sempre” o “spesso” le visite di controllo per la valutazione della risposta alla terapia.

La prevalenza dell’ultima componente del profilo di uso prudente, l’utilizzo di molecole di “ultima generazione” (nitroimidazoli, cefalosporine di III-IV, aminoglicosidi di III, fluorochinolonici, aminopenicilline potenziate) come prima scelta, risulta elevata. Questa pratica viene adottata dal 67% degli intervistati nel corso di gastroenteriti, dal 31% nelle piodermiti e dall'84% nelle UTI. La frequenza d’uso di queste molecole viene dichiarata dal 66% di coloro che ricorrono “raramente” o “mai” al laboratorio per diagnosi nelle gastroenteriti, dal 31% nelle piodermiti e dall'83% nelle UTI. La percentuale di utilizzo di molecole di ultima generazione è elevata tra coloro che praticano terapia empirica in attesa delle risposte di laboratorio nelle piodermiti (29%) e particolarmente nelle gastroenteriti (67%) e nelle UTI (89%). L’aderenza ai principi di uso prudente per le tre patologie non è influenzata dal livello di aggiornamento, dal livello di percezione del problema antibiotico-resistenza, dal contesto di attività (“urbano” o “rurale-montano”) né dal tipo di struttura veterinaria di attività (“ambulatorio”, “clinica-ospedale” o “studio”). Tra i fattori associati all’uso prudente degli antibiotici, l’area di attività è risultata di maggior importanza. Nelle UTI, i veterinari che operano nelle regioni del Sud mostrano una maggiore propensione all’uso prudente degli antibiotici per la terapia (42%) rispetto ai colleghi del Centro (13%) e del Nord (9%). Analogamente, nelle piodermiti i veterinari che operano al Sud mostrano una maggiore attitudine all’uso prudente degli antibiotici per la terapia (42%), rispetto ai colleghi che operano nel Centro (15%) e nel Nord (30%). Relativamente alle gastroenteriti, non risulta alcun effetto significativo dell’area di attività sull’outcome.

Questo studio dimostra che nonostante quasi un terzo dei veterinari abbia una insufficiente percezione del rischio antibiotico-resistenza, soprattutto nelle regioni del Centro, la maggior parte di essi appare consapevole del problema. Gli intervistati adottano, inoltre, un comportamento conforme ai principi di uso prudente nell’esecuzione delle visite di controllo. Emerge, tuttavia, una decisa propensione all’uso di molecole di ultima generazione, particolarmente al Centro ed al Nord. Il ricorso al frequente impiego empirico di queste molecole, emersa soprattutto per le gastroenteriti e le infezioni delle basse vie urinarie, viene considerato un comportamento a rischio in sanità pubblica. Tale propensione potrebbe derivare dall’esigenza di intervenire sui singoli casi in maniera risolutiva, utilizzando molecole ritenute a priori “più efficaci”. A conferma dei risultati di uno studio analogo condotto tra i veterinari operanti nell’allevamento bovino (6,7), emerge una sostanziale omologazione nell’uso di alcune categorie di antibiotici di ultima generazione in assenza di informazioni che giustifichino un loro utilizzo preferenziale rispetto alle molecole “classiche”. In questi casi (nitroimidazoli nelle gastroenteriti e fluorochinolonici nelle gastroenteriti e nelle UTI) si osserva una propensione all’uso di molecole importanti nel trattamento di infezioni “difficili” (E. coli, Campylobacter, ecc.) o correlate ad antibiotico-resistenze note ed a rapida insorgenza in medicina umana o veterinaria. Questa tendenza risulta meno evidente nella terapia delle piodermiti, probabilmente in ragione di un più diffuso approccio alla terapia in seguito a diagnosi eziologica e test di sensibilità.

In conclusione, i veterinari intervistati si dimostrano sensibili al problema dell’antibiotico-resistenza ma emerge la necessità di una formazione specifica sulle modalità di impiego degli antibiotici che orienti verso l’adozione dei principi di uso prudente. Ringraziamenti Gli autori ringraziano Raffaella Perino, Giovanna Percoco, Vincenzo Mundo, Massimiliano Pizzuto, Grazia Folcini per il prezioso supporto alla realizzazione delle interviste; Alessia Franco, Goffredo Grifoni, Alessandra Di Egidio per la realizzazione delle interviste ed i preziosi consigli; le Segreterie e le Presi-denze della SCIVAC e dell’AIVPA per l’indispensabile collaborazione fornita nonché i rispettivi iscritti che hanno partecipato all’indagine.

 

Riferimenti bibliografici

1.  Carattoli A, Lovari S, Franco A et al. Extended-spectrum beta-lactamases in Escherichia coli isolated from dogs and cats in Rome, Italy, from 2001 to 2003. Antimicrobial Agents and Chemotherapy 2005;49(2):833-5.

2.  Pellerin JL, Bourdeau P, Sebbag H et al. Epidemiosurveillance of antimicrobial compound resistence of Staphylococcus intermedius clinical isolates from canine pyodermas. Comparative Immunology, Microbilogy and Infectious Diseases 1998; 21(2): 115-33.

3.  Normand EH, Gibson NR, Reid SWJ et al. Antimicrobial-resistance trends in bacterial isolates from companion-animal community practice in the UK. Preventive Veterinary Medicine 2000; 46:267-78.

4.  WHO/CDS/CSR/DRS/2001.2 WHO Global Strategy for Containment of Antimicrobial Resistance. (http://www.who.int/emc).

5.  European Commission. Opinion of the Scientific Steering Committee on Antimicrobial Resistance (1999). http://europa.eu.int/comm/food/fs/sc/ssc/out50_en.PDF

6.  Busani L, Graziani C, Franco A et al. Survey of the Knowledge, Attitudes and Practice (KAP) of Italian beef and dairy cattle veterinarians concerning the use of antibiotics. The Veterinary Record 2004; 155:733-8.

7.  Battisti A, Franco A, Busani L (Eds). ITAVARM 2003 (Italian Veterinary Antimicrobial Resistance Monitoring, 2003): First Report, December 2004.

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