Erica Villa e Alessandro Nanni Costa
Centro Nazionale Trapianti, ISS
Il 14 febbraio 2007 vengono ef-fettuati tre trapianti di
organi (un fegato e due reni) prelevati da donatrice
sieropositiva deceduta per emorragia cerebrale. I familiari
della congiunta, che hanno danno il consenso alla donazione
degli organi e tessuti, non sapevano avesse con-tratto il
virus HIV. A causa di un errore da parte del personale
dell’Ospedale "Careggi" di Firenze, il referto delle analisi
per HIV viene trascritto come “negativo” invece di “reactive”
e viene dato il via ai tre trapianti.
Secondo la prassi,
prima del trapianto vengono effettuate analisi di
laboratorio sul sangue del donatore per la valutare la
compatibilità con il ricevente. Nel caso in cui sia
possibile prelevare anche tessuti (ad esempio, cornee,
valvole cardiache), vengono effettuate ulteriori analisi per
la banca dei tessuti, in cui questi ultimi verranno
conservati. Mentre le prime analisi vengono effettuate in
condizioni di urgenza del trapianto d’organo, le seconde
vengono eseguite in un secondo tempo, dato che a differenza
degli organi, i tessuti possono essere mantenuti a lungo. In
questo caso le ulteriori analisi per i tessuti sono state
effettuate da due laboratori di Pisa.
Dei due laboratori uno
ha eseguito ulteriori analisi sul sangue del donatore lo
stesso giorno in cui sono stati eseguiti i tre trapianti. Il
test prevedeva la tecnica per l’amplificazione degli acidi
nucleici (NAT) per rilevare la presenza del virus dell’
epatite C (HCV) e HIV. I risultati erano disponibili dopo
due giorni e il giorno ancora seguente (un sabato mattina)
sono stati trasmessi al laboratorio dell’ospedale in cui
erano stati eseguiti i trapianti solo via fax e non anche
telefonicamente, come generalmente avviene.
Di conseguenza,
il messaggio è stato letto dal responsabile solo il
successivo lunedì mattina, cinque giorni dopo i trapianti
ed è stata immediatamente avvisata l’organizzazione
regionale per i trapianti. Il ritardo nella comunicazione
dei risultati delle analisi è una violazione alle linee
guida nazionali e regionali, che prevedono l’allerta
immediata di tutto il sistema, in caso di un simile rischio
(
http://www.trapianti.ministerosalute.it... ).
I
tre riceventi sono stati avvisati della possibilità di
infezione da virus dell’HIV nello stesso giorno in cui il
network per i trapianti è stato informato della positività
per HIV del dona-tore. Da quel momento, i pazienti sono
stati presi in cura da una task force internazionale,
composta da massimi esperti in malattie infettive, per
mettere a punto una terapia anti-retrovirale nelle
condizioni di immunodepressione indotte farmacologicamente
in occasione di un trapianto. L’incidente è senza precedenti
nella quarantennale storia dei trapianti di organi in
Italia, ed è stato causato esclusivamente dall’errore umano
e dal non rispetto delle procedure e linee guida.
Il Ministro
italiano per la Salute, il Centro Nazionale Trapianti e le
autorità regionali hanno incaricato una commissione di
esperti di valutare l’incidente, rivedere le procedure e
introdurre ulteriori misure precauzionali. Le autorità
regionali della Toscana hanno proposto di rafforzare le
misure per prevenire tali errori con le seguenti
precauzioni:
- controllo incrociato dei risultati delle
analisi virologiche per assi-curare che la trascrizione dei
risultati dei test diagnostici venga controfirmata;
- utilizzo di procedure automatizzate per il trasferimento
dei risultati dal laboratorio di analisi al sistema di
gestione dei dati di laboratorio (ad esempio dati medici),
eliminando la trascrizione manuale dei dati stessi;
- utilizzo di simboli grafici chiari, ben visibili e
computerizzati per sottolineare l’idoneità del donatore;
- inclusione del titolo di anticorpi e delle relative soglie
di positività oltre ai risultati di positività/negatività;
- attivazione di strutture e labora-tori dedicati e
accreditati o certi-ficati, per migliorare gli standard di
qualità.