Marta Ciofi degli Atti, Serena Donati e Antonietta
FiliaCentro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e
Promozione della Salute, ISS
In Italia si verificano ogni anno circa 3.500 nuovi casi di
carcinoma della cervice uterina e 1.500 decessi (1). Questo
tumore è causato dall’infezione genitale da virus oncogeni
del papilloma umano (HPV) (2), che è estremamente frequente
nella popolazione. Si stima infatti che oltre il 50% delle
donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita
con un virus HPV ad alto rischio oncogeno (3).
In Italia, la
prevalenza dell’infezione da HPV, rilevata tra le donne di
età 17-70 anni in occasione di controlli di routine o di
screening organizzato, è del 7-16% (4-8). Nelle donne con
citologia anormale la prevalenza sale al 35% (9), per
arrivare al 96% in caso di diagnosi di displasia severa o
oltre (CIN2+) (10). Inoltre, la prevalenza delle infezioni
da HPV varia con l’età, essendo più elevata nelle giovani
donne sessualmente attive.
La maggior parte delle infezioni (70-90%) è comunque
transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema
immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno (3). In
caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra
l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di
circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del
carcinoma cervicale può essere di decenni (3). Lo screening
per il carcinoma della cervice (pap-test), raccomandato in
Italia ogni tre anni per le donne tra 25 e 64 anni, consente
di identificare le lesioni precancerose e di intervenire
prima che evolvano in carcinoma.
In Europa è stato
recentemente autorizzato per l’uso il primo vaccino per la
prevenzione delle lesioni causate da HPV 6 e 11,
responsabili del 90% circa dei condilomi genitali, e dei
tipi 16 e 18, cui vengono attribuiti circa il 70% dei
carcinomi della cervice. Il vaccino non ha effetto
terapeutico.
Il ciclo vaccinale consiste nella
somministrazione per via intramuscolare di tre dosi, di cui
la seconda e terza a 2 e 6 mesi, rispettivamente, dalla
prima.
L’efficacia clinica del vaccino è stata valutata in
donne tra 16 e 26 anni; nei bambini e adolescenti di età
compresa tra 9 e 15 anni, in cui non è possibile eseguire
studi di efficacia, sono state condotte delle valutazioni
della risposta immune indotta dalla vaccinazione.
Nelle donne
tra 16 e 26 anni che non erano state infettate dai tipi di
HPV contenuti nel vaccino, l’efficacia delle tre dosi nel
prevenire le lesioni precancerose correlate a questi tipi è
stata del 95%. Se si considerano anche le donne infettate
con almeno uno dei tipi di HPV contenuti nel vaccino (27%
delle partecipanti agli studi clinici) e quelle che non
avevano completato il ciclo vaccinale (< 0,3%), l’efficacia
diminuisce al 46%.
Nelle bambine e ragazze tra 9 e 15 anni
il vaccino induce una risposta immunitaria maggiore di
quella osservata nelle donne tra 16 e 26 anni. Inoltre, la
risposta immune è significativamente più elevata nei
bambini tra 9 e 12 anni di età.
La disponibilità di tale
prodotto apre quindi la strada ad una possibile prevenzione
primaria del carcinoma della cervice, da affiancare alle
politiche di screening.
Come per tutti i programmi
organizzati di prevenzione, è importante che anche la
vaccinazione contro l’HPV sia governata nell’ambito del
sistema sanitario nazionale. L’offerta attraverso i servizi
vaccinali consente infatti di limitare le disuguaglianze,
organizzare e gestire il monitoraggio dei vaccinati e
stimare il futuro impatto della vaccinazione. A questo
proposito, nell’agosto 2006 l’Organizzazione Mondiale della
Sanità ha pubblicato una guida per l’introduzione dei
vaccini anti-HPV (11), in cui riporta che in base alle
evidenze disponibili le preadolescenti tra 9-13 anni di
età rappresentano il target primario della vaccinazione. La
somministrazione prima dell’inizio dei rapporti sessuali è
infatti particolarmente vantaggiosa perché induce una
protezione elevata prima di un eventuale contagio con HPV.
La vaccinazione delle ragazze tra 14 e 26 anni di età viene
considerata come target secondario, e viene sottolineata la
necessità di maggiori dati di costo-efficacia, sia per
questa popolazione che per i giovani maschi. Inoltre, viene
riportato come la vaccinazione in questa fascia di età avrà
probabilmente un impatto di salute più limitato, ed è
importante che non faccia deviare le risorse destinate alla
vaccinazione delle pre-adolescenti.
Le possibili strategie
vaccinali sono state recentemente discusse anche dal
Consiglio Superiore di Sanità (CSS), nel corso della seduta
dell’11 gennaio 2007. Il CSS ha espresso all’unanimità il
parere che la vaccinazione delle ragazze nel 12° anno di
vita rappresenti per il contesto italiano la migliore
strategia vaccinale.
Per quanto riguarda le ragazze e donne
più grandi, il CSS ritiene sia importante valutare
successivamente l’offerta anche ad altre fasce di età,
quali ad esempio le venticinquenni. In questa fase è quindi
importante condurre studi utili per ottenere ul-teriori
informazioni, tra cui:
- dati nazionali sulla prevalenza delle infezioni da HPV
ad alto rischio nelle ragazze e donne di età inferiore ai 25
anni, età di inizio dello screening organizzato;
- dati di compliance alla vaccinazione nelle donne tra 18
e 25 anni, cui ad oggi non viene attivamente offerta alcuna
vaccinazione;
- possibili ricadute della vaccinazione sui programmi di
screening, che non potranno essere modificati nel breve
termine neanche per le donne vaccinate, visto che il 30% dei
carcinomi della cervice è attribuibile a tipi di HPV che
non sono prevenibili con la vaccinazione.
Riferimenti
bibliografici
1. AIRT working group. I tumori in
Italia-Rapporto 2006. Incidenza, mortalità e stime.
Epidemiologia e prevenzione 2006;(1)S:64-5.
2. IARC Working Group on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans.
Human papillomaviruses. IARC Monogr Eval Carcinog Risks Hum
1995;64:1-378.
3. Frazer IH, Cox JT, Mayeaux EJ, et al.
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2006;25:S65-81.
4. Ronco G, Ghisetti V, Segnan N, et al.
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5. De
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6.
Centurioni MG, Puppo A, Merlo DF, et al. Prevalence of human
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7. Salfa MC, Bocci C, Lillo F, et al. Epidemiologia
dell’infezione cervicovaginale da Human Papillomavirus
(HPV) in donne afferenti ad un programma organizzato per la
prevenzione del cervicocarcinoma. IX Conferenza Nazionale
di Sanità Pubblica. Parma, 13-15 ottobre 2005.
8. Verteramo
R, Pierangeli A, Calzolari E, et al. Direct Sequencing of
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Microbes Infect 2006;8(9-10):2517-21.
9. Rassu M, Bertoloni
G, Mengoli C, et al. HPV genotype prevalence in cervical
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Italy. Scandinavian J Infectious Diseases
2005;37(6-7):476-81.
10. Carozzi FM, Confortini M, Cecchini
S, et al. Triage with Human Papillomavirus testing of women
with cytologic abnormalities prompting referral for
colposcopy assessment. Cancer 2005;105:2-7.
11. WHO, UNFPA. Preparing for the introduction of HPV vaccines: policy and
programme guidance for Countries. World Health Organization.
2006.