Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

novembre 2007

La percezione del rischio in ambito domestico nella popolazione delle Asl partecipanti allo studio trasversale Passi, 2006

Giuseppina De Lorenzo1,2, Giuliano Carrozzi1,3 per il Gruppo PASSI 2006*

 

1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS

2Osservatorio Epidemiologico Regionale, Assessorato alla SanitÓ, Regione Campania, Napoli

3Servizio di Epidemiologia AUSL di Modena

 

Gli infortuni in ambito domesti-co rappresentano un rilevante problema di sanitÓ pubblica sia in termini di mortalitÓ e morbositÓ che di costi sanitari e sociali. Pur nella loro incompletezza e frammentarietÓ, i dati disponibili documentano un fenomeno in crescita in tutti i Paesi industrializzati, inclusa l’Italia, dove, secondo i dati dell’indagine Multiscopo dell’ISTAT (1), il numero di infortuni domestici Ŕ passato da 2.743.000 nel 1988 a 4.380.000 nel 2000, tanto da giustificare il notevole impegno delle politiche socio-sanitarie sia a livello in-ternazionale (2) che nazionale (3, 4).

La sorveglianza e la prevenzio-ne degli incidenti domestici Ŕ una delle prioritÓ individuate dal Piano Nazionale di Prevenzione Attiva per il triennio 2005-07 (5), e diverse re-gioni hanno previsto nei loro Piani di Prevenzione Regionali l’utilizzo di un sistema di sorveglianza tra gli stru-menti di valutazione e come supporto ai programmi di sanitÓ pubblica.

Nonostante la realizzazione di numerosi progetti di ricerca e/o di iniziative di sorveglianza epidemio-logica del fenomeno, non esiste, tuttavia, a livello nazionale un sistema di sorveglianza esaustivo che rilevi tutte le dimensioni dell’infortunisti-ca domestica. Dati sulla prevalenza e sugli esiti si possono ricavare dalle indagini multiscopo ISTAT e dal si-stema SINIACA (6, 7) che per˛ non indagano la percezione del rischio e l’adozione di misure preventive per rendere la casa pi¨ sicura, oltre a non fornire dati con dettaglio di ASL.

Nell’ambito dello Studio PASSI 2006, studio trasversale preliminare alla sperimentazione del “Sistema italiano di sorveglianza dei comportamenti a rischio per la salute”, Ŕ stata, pertanto, inserita nel questionario una sezione relativa agli incidenti domestici, an-che sull’esperienza di un questionario pilota testato a Modena e Reggio Emilia con il PASSI 2005 (8).Gli obiettivi specifici erano:

  • valutare la consapevolezza del rischio di infortuni in ambito domestico;
  • stimare la proporzione di popola-zione che ha ricevuto informazioni sugli interventi di prevenzione degli infortuni in ambito domesti-co e il tipo di informazione;
  • stimare la proporzione di popola-zione che ha adottato provvedi-menti preventivi per rendere l’abi-tazione pi¨ sicura;
  • stimare la proporzione di persone che riferisce di aver subito un in-cidente domestico, anche di lieve entitÓ, nell’ultimo anno e il ricorso all’assistenza sanitaria, indicatore in-diretto della gravitÓ dell’incidente.

Lo studio ha interessato 35 ASL di 7 regioni (Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Sardegna, Umbria e Veneto) ed Ŕ stato realizzato attraverso la somministra-zione telefonica di un questionario standardizzato a un campione di cittadini, di etÓ compresa tra i 18 e i 69 anni, estratto con metodo casuale semplice dalle anagrafi degli assistiti delle ASL coinvolte. La definizione di caso di un inci-dente domestico adottata per l’in-dagine PASSI, coerente con quella ISTAT, prevedeva la compromissio-ne temporanea o definitiva delle condizioni di salute, l’accidentalitÓ dell’evento, il verificarsi dell’evento in un'abitazione civile (sia all’interno che all’esterno di essa).Sono state realizzate 4.905 interviste nel periodo giugno-settembre 2006. L’analisi dei risultati ha evidenziato che il 20% del campione dichiara di aver subito un infortunio tra le mura domestiche negli ultimi 12 mesi, con una frequenza pi¨ elevata tra le donne (25,4%) rispetto agli uomini (14,5%) (p < 0,001), mentre non si rilevano diffe-renze significative nÚ per classi di etÓ nÚ per livello di istruzione.

La percezione della possibilitÓ di su-bire un infortunio in ambito domesti-co era assente/bassa per il 52,2% delle persone (Tabella) e questa bassa per-cezione del rischio risultava pi¨ forte in particolare negli uomini, nelle persone con < 9 anni di istruzione e quelle che non hanno subito un incidente dome-stico negli ultimi 12 mesi. L’ambiente domestico in cui gli intervistati hanno dichiarato che era pi¨ facile subire un infortunio grave era la cucina (65,4%), seguito da bagno (12,5%), scale (11,9%) e ambienti esterni (7,8%).Nelle ASL partecipanti allo studio solo il 23,8% degli intervistati ha di-chiarato di aver ricevuto negli ultimi 12 mesi informazioni per prevenire gli infortuni domestici (Tabella). Le fonti principali dichiarate sono state gli opuscoli (54,8%) e i mass media (47,2%). In seguito a tali informazioni il 33,6% ha dichiarato di aver modi-ficato i propri comportamenti o di aver adottato misure preventive per rendere la casa pi¨ sicura. In conclusione, i risultati dello Studio PASSI 2006 evidenziano che le perso-ne intervistate hanno una percezione piuttosto bassa della possibilitÓ di subire un infortunio in ambito domestico; che le informazioni che gli intervistati dichiarano di aver ricevuto risultano ancora insufficienti; circa il totale degli infortuni, sono di bassa gravitÓ e non richiedono un intervento sanitario.

Le dimensioni campionarie e la tipologia della popolazione indagata probabilmente non consentono di avere informazioni utili sul fenomeno infortunistico dal punto di vista dell’incidenza, dinamiche ed esiti, soprat-tutto a livello di ASL, meglio ottenibili su campioni regionali o combinando insieme pi¨ anni, ma il PASSI si con-ferma come uno strumento sicura-mente adeguato per indagare aspetti non sufficientemente studiati quali la percezione del rischio e il livello di conoscenza nella popolazione e per monitorare i cambiamenti nel tempo a seguito di interventi mirati.

 

 

(*) Gruppo PASSI 2006: Marco Cristofori (ASL 4, Terni); Daniela Lombardi (Servizio di Epidemiologia ASL 20, Alessandria); Maria Miceli (ASL Roma D); Paolo Niutta (Ministero della Salute, Roma); Pierluigi Piras (ASL 7 Carbonia); Mauro Ramigni (Servizio Igiene e SanitÓ Pubblica ULSS 3, Bassano del Grappa); Gaia Scavia, Nancy Binkin, Alberto Perra (Istituto Superiore di SanitÓ, Roma); Tolinda Gallo (ASS 4 “Medio Friuli); Carla Bietta (AUSL Umbria 2)

 

Riferimenti bibliografici

1. Stili di vita e condizioni di salute. Indagine multiscopo sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana” anno 2003. Roma: ISTAT. Informazioni 2005;25:66-88.

2. Programma europeo di azione per la prevenzione delle lesioni perso-nali. Decisione n. 372/1999/CE del Parlamento Europeo.

3. Legge 3 dicembre 1999, n. 493 recante “Norme per la tutela della salute nelle abitazioni e istituzione dell’assicurazione contro gli infor-tuni domestici”. Gazzetta Ufficiale n. 303 del 28 dicembre 1999.

4. Piani Sanitari Nazionali 2003-2005 e 2006-2008 (http://www.ministerosalute.it).

5. Piano Nazionale della Prevenzio-ne 2005-2007 (http://www.ccm-network.it/...).

6. Taggi F. La sorveglianza e la preven-zione degli infortuni in ambiente di civile abitazione: alcune riflessioni per l'attuazione dell'art. 4 della Legge 493/1999. Roma: Istituto Superio-re di SanitÓ. (Rapporti ISTISAN 01/11).

7. Pitidis A, Giustini M, Taggi F. La sorveglianza degli ambienti dome-stici in Italia. Documento ISS O5/AMPP/RT/550. Novembre 2005.

8. Carrozzi G, Del Giovane C, Goldo-ni CA, et al. Studio “PASSI”: infortuni domestici (Modena e Reggio Emilia, 2005). Not Ist Super SanitÓ - Inserto BEN 2005;18(12): iii-iv.