Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

ottobre 2007

Livelli di attività fisica e consigli dei medici nella popolazione delle asl partecipanti allo studio trasversale Passi 2006

Daniela Lombardi1,2 e Mauro Ramigni1,3 per il Gruppo PASSI 2006*
1Programma di Formazione in Epidemiologia Applicata, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS, Roma
2Servizio di Epidemiologia, ASL 20, Alessandria
3Servizio Igiene e Sanità Pubblica, ULSS 9, Treviso

L’attività fisica svolta con regolarità induce noti effetti benefici per la salute: protegge dall’insorgenza di numerose malattie ed è talvolta indispensabile per il trattamento di patologie conclamate (1, 2). Si stima che l'attività fisica praticata secondo i livelli minimi raccomandati possa ridurre la mortalità per tutte le cause di circa il 20-30% (2). È importante che i medici raccomandino ai loro pazienti lo svolgimento di un’adeguata attività fisica; i loro consigli (in combinazione con altri interventi) si sono infatti dimostrati utili nell’incrementare l’attività fisica nella popolazione generale e in gruppi particolari a rischio (2, 3).
Le informazioni sull’attività fisica e il counselling sono stati ottenuti da un modulo dello Studio PASSI 2005, uno studio che ha indagato le frequenze di vari comportamenti a rischio associati con le principali cause di mortalità e morbilità e di alcuni possibili interventi effettuati per modificarli, interessando 123 ASL delle diverse regioni italiane. Questo studio ha utilizzato un questionario sull’attività fisica che è stato adattato sulla base di quello utilizzato nel BRFSS (Behavioral Risk Factor Surveillance System) americano, che indaga l’esercizio svolto durante il tempo libero, ma non prende in esame l’eventuale attività fisica compiuta durante il lavoro (4). Questa sezione del questionario è stata considerata dagli intervistatori la più difficile da somministrare e la più noiosa.
Per questo motivo, sono stati studiati altri metodi per raccogliere dati sull’attività fisica, e nel PASSI 2006 per indagare l’attività fisica è stata usata la forma breve dell’International Physical Activity Questionnaire (IPAQ), in cui vengono richieste frequenza settimanale - e durata media - dell’attività fisica vigorosa e moderata e del camminare (indipendentemente se durante il lavoro o nel tempo libero) ed il numero di ore giornaliere trascorse restando seduti. Inoltre, per valutare il grado di attività fisica svolta, a differenza del BRFSS statunitense, IPAQ utilizza i METs (Metabolic Minutes) che hanno un valore diverso a seconda dello sforzo praticato e permettono di sommare assieme attività di diversa intensità. Infine sono state raccolte informazioni sul tempo trascorso seduti (5).
Per stimare la promozione dell’attività fisica da parte degli operatori sanitari è stato anche chiesto se il medico si fosse interessato all’attività fisica svolta dall’intervistato, se l’avesse consigliata e se avesse controllato l’adesione al consiglio.
Lo Studio PASSI è stato condotto tra maggio e settembre 2006 e ha interessato 35 ASL di 7 regioni (Emilia-Romagna, Campania, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Veneto e Sardegna). È stato intervistato un campione casuale di persone di 18-69 anni, selezionate dalla lista assistiti delle ASL. Sono state intervistate 4.905 persone.
Il metodo di calcolo IPAQ classifica l’attività fisica in 3 livelli:
  • buono: attività fisica settimanale pari ad almeno un’ora di attività fisica moderata svolta tutti i giorni;
  • moderato: attività fisica settimanale pari ad almeno mezz’ora di attività moderata svolta quasi tutti i giorni;
  • scarso: attività fisica settimanale inferiore al livello moderato o assente.

Secondo questa classificazione, il 46% degli intervistati raggiunge il livello buono, il 28% moderato, il restante 26% non svolge del tutto attività fisica o comunque ne fa molto poca. Il 25% degli intervistati riferisce di stare seduto per più di 6 ore al giorno e un altro 19% sta seduto per almeno 4 ore.
Come era prevedibile il numero di ore trascorse rimanendo seduti è associato allo svolgimento di una scarsa attività fisica (odds ratio - OR per chi sta seduto più di 6 ore = 2,7 IC95% 2,3-3,1). Le altre caratteristiche associate in un’analisi multivariata ad una scarsa attività fisica sono età maggiore di 35 anni, sesso femminile e livello di istruzione basso. Benché ognuno di questi fattori sia statisticamente significativo, l’OR aggiustato per ognuno di essi non ha superato il valore di 1,3.

La scarsa attività fisica è associata anche ad una percezione peggiore della propria salute: tra le persone che svolgono poco o nessun esercizio fisico il 42% giudica non buono il proprio stato di salute contro il 33% di chi è attivo.

Una delle conclusioni interessanti del nostro studio è stata che le persone che beneficerebbero di una regolare attività fisica (sofferenti di diabete, quelle che lamentano ipertensione e ipercolesterolemia, quelle in sovrappeso od obese o quelle con sintomi di depressione) sono in genere meno attive della popolazione generale (Tabella). Anche dopo avere aggiustato per sesso, età, livello di istruzione e tempo trascorso seduti, le persone con diabete (OR 1,4 IC95% 1,0-1,8), sovrappeso od obese (OR 1,4 IC95% 1,1-1,4) o depresse (OR 1,2 IC95% 1,0-1,3) erano significativamente meno impegnate in una regolare attività fisica rispetto alle persone che non presentano quelle condizioni. Per quanto riguarda la promozione dell’esercizio fisico, il 49% delle persone intervistate dichiara che il medico chiede loro se svolgono attività fisica e al 39% consiglia di farla regolarmente, ma solo in un caso su due l’adesione a questo consiglio è stata controllata nelle visite successive. L’interesse per l’attività fisica praticata dai pazienti aumenta, seppure non di molto, in presenza di condizioni che beneficiano di un regolare esercizio; tra questi gode di maggiore attenzione chi soffre di diabete (Tabella). Il consiglio medico è però associato ad una maggior proporzione di soggetti che praticano un livello buono o moderato di attività fisica solo tra i diabetici (OR 2,1 IC95% 1,1-4,0) e, in misura minore, tra chi è in sovrappeso od obeso (OR 1,3 IC95% 1,1-1,6).

In conclusione, nonostante l’utilizzo di diversi strumenti di raccolta dei dati, i risultati dell’edizione 2006 dello Studio PASSI confermano i risultati emersi dal PASSI 2005 (6). Poco più di un quarto degli intervistati non svolge del tutto o effettua poca attività fisica; fattori associati a scarso esercizio fisico sono l’età maggiore di 35 anni, appartenenza al sesso femminile, basso livello di istruzione, la quantità di ore giornaliere trascorse restando seduti, la percezione peggiore del proprio stato di salute e condizioni fisiche di sovrappeso/obesità, presenza di sintomi di depressione e diabete. Inoltre, l’attività di promozione dell’attività fisica da parte degli operatori sanitari anche se maggiormente diretta ai soggetti appartenenti a gruppi a maggior rischio di sedentarietà, risulta ancora insufficiente.

Il formato IPAQ, benché offra in teoria vantaggi rispetto all’approccio BRFSS per la raccolta dei dati sull’attività fisica, è stato considerato dagli intervistatori come uno dei moduli del questionario più difficili da somministrare e l’analisi dei dati secondo l’algoritmo è complessa. Nel corso del sistema di sorveglianza, le domande BRFSS sono state riaggiustate, sebbene continuino gli sforzi per identificare uno strumento che permetta di monitorare questo importante fattore di rischio comportamentale in sanità pubblica.

Riferimenti bibliografici
1. Task Force on Community Preventive Services. La promozione dell’attività fisica. Linee guida della Task Force per i servizi preventivi di comunità (disponibile all'indirizzo: www.epicentro.iss.it/archivio/2004/29-1-2004/...).

2. Lee IM, Skerrett PJ. Physical activity and all-cause mortality: what is the doseresponse relation? Med Sci Sports Exerc 2001;33(6 Suppl):S459-71.

3. Estabrooks PA, Glasgow RE, Dzewaltowski DA. Physical activity promotion through primary care. JAMA 2003;289(22):2913-6.

4. Centers for Disease Control (CDC). The behavioral risk factor surveillance system user’s guide (disponibile all'indirizzo: www.cdc.gov/brfss).

5. Guidelines for data processing and analysis of the International Physical Activity Questionnaire (IPAQ). Short and long forms. November 2005 (disponibile all'indirizzo: www.ipaq.ki.se/ipaq.htm).

6. Fateh-Moghadam P, Bertozzi N, Bietta C, et al. Livelli di attività fisica e counselling dei medici nella popolazione delle ASL partecipanti allo Studio PASSI. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2006;19(9):v-vi.

* Gruppo PASSI 2006: Giuliano Carrozzi (AUSL Modena), Marco Cristofori (ASL 4 Terni), Giuseppina De Lorenzo (ASL Napoli 2), Maria Miceli (ASL Roma D), Paolo Niutta (Ministero della Salute, Roma), Pierluigi Piras (ASL 7 Carbonia), Gaia Scavia (Istituto Superiore di Sanità (ISS, Roma), Nancy Binkin (ISS, Roma), Alberto Perra (ISS, Roma), Tolinda Gallo (ASS 4 Medio Friuli) e Carla Bietta (AUSL Umbria 2)