Angelo D'Argenzio
1,2, Antonietta Chianca
2 e Renato
Pizzuti
2
1Azienda Sanitaria Locale Caserta 2, Aversa
(CE)
2Osservatorio Epidemiologico Regionale, Regione
Campania, Napoli
Ogni anno si stima, in Italia, una frequenza di circa 3.500
nuovi casi e di 1.100 decessi per carcinoma della cervice
uterina (1). Lo screening del carcinoma del collo dell’utero
me-diante pap-test cervicale riduce non solo la mortalità,
ma anche l’incidenza della neoplasia invasiva. Le Linee
Guida Nazionali raccomandano di sottoporre tutte le donne di
età 25-64 anni a un pap-test ogni tre anni (2), mentre, il
valore minimo di copertura dell’85% (3), inteso come
proporzione di donne della popolazione-obiettivo che si
sottopongono regolarmente allo screening, viene individuato
quale standard “desiderabile” per garantire efficacia ai
programmi organizzati.
Avviati nel 1995 in maniera
disomogenea sul territorio nazionale, i programmi di
screening della cervice uterina, mediante pap-test, stanno
raggiungendo una copertura territorialmente più uniforme.
Nelle regioni meridionali la diffusione di tali programmi è
stata avviata in ritardo rispetto al resto d’Italia e i
livelli di copertura rimangono significativamente al di
sotto dell’85% (4).
Nella regione Campania tutte le ASL
hanno attivato, negli ultimi anni, un programma di screening
cervicale seppure, alcuni, risentono di difficoltà
organizzative e strutturali (attrezzature e personale
dedicato) e della mancanza di un'articolata campagna
promozionale.
Dalla survey GISCI 2005 (Gruppo Italiano Screening del
Cervicocarcinoma) è risultato che soltanto il 17% del-le
donne campane, di età 25-64 anni, viene sottoposto a
screening all’interno dei programmi organizzati (5).
La
regione Campania ha condotto, nel 2005, la rilevazione PASSI
(6), studio trasversale preliminare all’attuale sistema di
sorveglianza nazionale dei fattori di rischio
comportamentali, che includeva un’apposita sezione relativa
allo screening del collo dell’utero. La rilevazione,
condotta da tutte le ASL su un campione rappresentativo di
popolazione, permetteva di raccogliere dati complessivi
sulla pratica del pap-test preventivo, sia per adesione ai
programmi di screening “organizzato” dalle ASL che come
forma di prevenzione spontanea.
Tra le 985 donne prese in
esame è emerso che, nella fascia d’età 25-64 anni, una donna
su due (49%) aveva eseguito un pap-test negli ultimi tre
anni, mentre più di una donna su 3 (37%) non aveva mai fatto
un pap-test preventivo nel corso della sua vita,
evidenziando la bassa sensibilizzazione alla prevenzione
della popolazione femminile campana; il 48%, inoltre,
dichiarava di avere un basso livello d’istruzione, il 44%
aveva un'età inferiore ai 45 anni, il 17% era nubile. Per
migliorare la comprensione delle motivazioni che ostacolano
la diffusione di questa pratica preventiva è apparso utile
valutare le caratteristiche delle donne mai sottoposte al
pap-test di screening e individuare alcuni fattori e/o
condizioni associati al mancato ricorso al test.
Il campione analizzato è costituito da donne campane di età
25-64 anni, per le quali si sono studiati i possibili
determinanti del non aver mai effettuato un pap-test nella
vita a scopo preventivo; è stata condotta, inoltre,
un’analisi logistica multivariata valutando l’effetto sul
mancato ricorso al test di alcune variabili come l’età, il
grado di istruzione, lo stato civile (fattori legati alla
propensione personale della donna), l’aver ricevuto o meno
una lettera di invito dalla ASL o il consiglio ad effettuare
il test da parte del proprio medico di famiglia o del
ginecologo (fattori legati all’organizzazione
sanitaria).
Riguardo al pap-test preventivo il 63% delle
donne non aveva/non ricordava di aver mai ricevuto
lettera-invito dalla propria ASL, il 36% non sapeva/non
ricordava di aver mai ricevuto consiglio dal proprio medico
o dal ginecologo di sottoporsi regolarmente al pap-test; il
28%, infine, non aveva mai ricevuto né lettera dalla ASL né
consiglio dal proprio medico.
La condizione di non aver mai effettuato il pap-test nella
vita è risultata significativamente maggiore (p < 0,0001)
nelle donne nubili (73% vs 30% delle donne
sposate/separate/divorziate), giovani (56% di quelle di
25-34 vs 31% di quelle ≥35 anni), che non hanno ricevuto un
invito dalla propria ASL (43% di quelle che non lo hanno
ricevuto vs 27% di quelle che lo hanno ricevuto) e che non
hanno ricevuto il consiglio del medico (66% per quelle non
avvertite vs 21% di quelle che hanno avuto il consiglio).
Dall’analisi multivariata risulta che le donne più a rischio
di non sottoporsi all’esame di screening sono le donne non
informate/consigliate dal proprio medico, nubili, giovani
(25-34 anni) e con basso livello di istruzione (
Tabella).
Questi risultati suggeriscono che, per aumentare la
sensibilizzazione verso il pap-test preventivo, appare
necessario garantire, in Campania, un’efficace promozione
dello screening, attraverso tutte le attività attualmente
riconosciute tra le best-practices (consigli dei medici,
lettere personalizzate e campagne mediatiche di
sensibilizzazione ), implementando strategie di
comunicazione capaci di raggiungere soprattutto le donne più
giovani, nubili e con basso livello d’istruzione.
Con il
Piano Regionale della Prevenzione 2005-07, la regione Campania ha fissato, come obiettivi programmatici, il
potenziamento e il miglioramento qualitativo dei programmi
di screening della cervice dell’utero. Le iniziative
promosse negli ultimi anni dall’Assessorato alla Sanità sono
state indirizzate a favorire monitoraggio e valutazioni routinarie delle attività di screening della popolazione
(adesione alle Survey GISCI, Studio PASSI,
predisposizione/implementazione del Sistema Informativo
Regionale).
Le azioni definite nel Piano Regionale si
prefiggono, inoltre, di garantire qualità ed efficacia ai
programmi stessi e riguardano, essenzialmente, il
superamento di difficoltà organizzative e strutturali, la
capillare diffusione dell’informatizzazione nonché la
promozione e la realizzazione di un sistema di controlli di
qualità su tutti i livelli del processo.
Riferimenti bibliografici
1. AIRT Working Group. Italian cancer figures. Report 2006.
Incidence, mortality and estimates. Epidemiol Prev 2006;30(Suppl
2):8-101.
2. Commissione Oncologica Nazionale. Prevenzione e cura
delle malattie oncologiche. Supplemento Ordinario, Gazzetta
Ufficiale n. 127 del 1° giugno 1996.
3. Coleman D, Day N, Douglas G, et al. European guidelines
for quality assurance in cervical cancer screening. Eur J
Cancer 1993;29A(Suppl. 4):S1-38.
4. ISTAT. Prevenzione dei tumori femminili: ricorso a pap
test e mammografia (Disponibile all’indirizzo:
http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061204_00/).
5. Pizzuti R, Chianca A., D’Argenzio A, et al. Il modello
organizzativo della Regione Campania. Quinto Rapporto
dell’Osservatorio Nazionale Screening. 2006.
6. D’Argenzio A, Pizzuti R. Studio Passi 2005 - Regione
Campania (Disponibile all’indirizzo:
www.epicentro.iss.it/passi/pdf/Passi_Campania.pdf).