Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2007

Analisi dei fattori e delle condizioni che ostacolano la pratica del pap-test preventivo in Campania. Risultati studio Passi 2005

Angelo D'Argenzio1,2, Antonietta Chianca2 e Renato Pizzuti2
1Azienda Sanitaria Locale Caserta 2, Aversa (CE)
2Osservatorio Epidemiologico Regionale, Regione Campania, Napoli

Ogni anno si stima, in Italia, una frequenza di circa 3.500 nuovi casi e di 1.100 decessi per carcinoma della cervice uterina (1). Lo screening del carcinoma del collo dell’utero me-diante pap-test cervicale riduce non solo la mortalità, ma anche l’incidenza della neoplasia invasiva. Le Linee Guida Nazionali raccomandano di sottoporre tutte le donne di età 25-64 anni a un pap-test ogni tre anni (2), mentre, il valore minimo di copertura dell’85% (3), inteso come proporzione di donne della popolazione-obiettivo che si sottopongono regolarmente allo screening, viene individuato quale standard “desiderabile” per garantire efficacia ai programmi organizzati.
Avviati nel 1995 in maniera disomogenea sul territorio nazionale, i programmi di screening della cervice uterina, mediante pap-test, stanno raggiungendo una copertura territorialmente più uniforme.
Nelle regioni meridionali la diffusione di tali programmi è stata avviata in ritardo rispetto al resto d’Italia e i livelli di copertura rimangono significativamente al di sotto dell’85% (4).
Nella regione Campania tutte le ASL hanno attivato, negli ultimi anni, un programma di screening cervicale seppure, alcuni, risentono di difficoltà organizzative e strutturali (attrezzature e personale dedicato) e della mancanza di un'articolata campagna promozionale.
Dalla survey GISCI 2005 (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma) è risultato che soltanto il 17% del-le donne campane, di età 25-64 anni, viene sottoposto a screening all’interno dei programmi organizzati (5).
La regione Campania ha condotto, nel 2005, la rilevazione PASSI (6), studio trasversale preliminare all’attuale sistema di sorveglianza nazionale dei fattori di rischio comportamentali, che includeva un’apposita sezione relativa allo screening del collo dell’utero. La rilevazione, condotta da tutte le ASL su un campione rappresentativo di popolazione, permetteva di raccogliere dati complessivi sulla pratica del pap-test preventivo, sia per adesione ai programmi di screening “organizzato” dalle ASL che come forma di prevenzione spontanea.
Tra le 985 donne prese in esame è emerso che, nella fascia d’età 25-64 anni, una donna su due (49%) aveva eseguito un pap-test negli ultimi tre anni, mentre più di una donna su 3 (37%) non aveva mai fatto un pap-test preventivo nel corso della sua vita, evidenziando la bassa sensibilizzazione alla prevenzione della popolazione femminile campana; il 48%, inoltre, dichiarava di avere un basso livello d’istruzione, il 44% aveva un'età inferiore ai 45 anni, il 17% era nubile. Per migliorare la comprensione delle motivazioni che ostacolano la diffusione di questa pratica preventiva è apparso utile valutare le caratteristiche delle donne mai sottoposte al pap-test di screening e individuare alcuni fattori e/o condizioni associati al mancato ricorso al test.
Il campione analizzato è costituito da donne campane di età 25-64 anni, per le quali si sono studiati i possibili determinanti del non aver mai effettuato un pap-test nella vita a scopo preventivo; è stata condotta, inoltre, un’analisi logistica multivariata valutando l’effetto sul mancato ricorso al test di alcune variabili come l’età, il grado di istruzione, lo stato civile (fattori legati alla propensione personale della donna), l’aver ricevuto o meno una lettera di invito dalla ASL o il consiglio ad effettuare il test da parte del proprio medico di famiglia o del ginecologo (fattori legati all’organizzazione sanitaria).
Riguardo al pap-test preventivo il 63% delle donne non aveva/non ricordava di aver mai ricevuto lettera-invito dalla propria ASL, il 36% non sapeva/non ricordava di aver mai ricevuto consiglio dal proprio medico o dal ginecologo di sottoporsi regolarmente al pap-test; il 28%, infine, non aveva mai ricevuto né lettera dalla ASL né consiglio dal proprio medico.
La condizione di non aver mai effettuato il pap-test nella vita è risultata significativamente maggiore (p < 0,0001) nelle donne nubili (73% vs 30% delle donne sposate/separate/divorziate), giovani (56% di quelle di 25-34 vs 31% di quelle ≥35 anni), che non hanno ricevuto un invito dalla propria ASL (43% di quelle che non lo hanno ricevuto vs 27% di quelle che lo hanno ricevuto) e che non hanno ricevuto il consiglio del medico (66% per quelle non avvertite vs 21% di quelle che hanno avuto il consiglio). Dall’analisi multivariata risulta che le donne più a rischio di non sottoporsi all’esame di screening sono le donne non informate/consigliate dal proprio medico, nubili, giovani (25-34 anni) e con basso livello di istruzione (Tabella).
Questi risultati suggeriscono che, per aumentare la sensibilizzazione verso il pap-test preventivo, appare necessario garantire, in Campania, un’efficace promozione dello screening, attraverso tutte le attività attualmente riconosciute tra le best-practices (consigli dei medici, lettere personalizzate e campagne mediatiche di sensibilizzazione ), implementando strategie di comunicazione capaci di raggiungere soprattutto le donne più giovani, nubili e con basso livello d’istruzione.
Con il Piano Regionale della Prevenzione 2005-07, la regione Campania ha fissato, come obiettivi programmatici, il potenziamento e il miglioramento qualitativo dei programmi di screening della cervice dell’utero. Le iniziative promosse negli ultimi anni dall’Assessorato alla Sanità sono state indirizzate a favorire monitoraggio e valutazioni routinarie delle attività di screening della popolazione (adesione alle Survey GISCI, Studio PASSI, predisposizione/implementazione del Sistema Informativo Regionale).
Le azioni definite nel Piano Regionale si prefiggono, inoltre, di garantire qualità ed efficacia ai programmi stessi e riguardano, essenzialmente, il superamento di difficoltà organizzative e strutturali, la capillare diffusione dell’informatizzazione nonché la promozione e la realizzazione di un sistema di controlli di qualità su tutti i livelli del processo.

Riferimenti bibliografici
1. AIRT Working Group. Italian cancer figures. Report 2006. Incidence, mortality and estimates. Epidemiol Prev 2006;30(Suppl 2):8-101.
2. Commissione Oncologica Nazionale. Prevenzione e cura delle malattie oncologiche. Supplemento Ordinario, Gazzetta Ufficiale n. 127 del 1° giugno 1996.
3. Coleman D, Day N, Douglas G, et al. European guidelines for quality assurance in cervical cancer screening. Eur J Cancer 1993;29A(Suppl. 4):S1-38.
4. ISTAT. Prevenzione dei tumori femminili: ricorso a pap test e mammografia (Disponibile all’indirizzo: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061204_00/).
5. Pizzuti R, Chianca A., D’Argenzio A, et al. Il modello organizzativo della Regione Campania. Quinto Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening. 2006.
6. D’Argenzio A, Pizzuti R. Studio Passi 2005 - Regione Campania (Disponibile all’indirizzo: www.epicentro.iss.it/passi/pdf/Passi_Campania.pdf).