Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2008

"Passi d'argento": primo studio pilota sul distretto di Orvieto. Un'indagine su salute e qualità di vita nella terza età

Marco Cristofori1, Nancy Binkin2, Alberto Perra2, Gabriele Fontana2, Silvia Colitti3, Antonino Bella2, Luciano Lorenzoni4, Mario Sargenti5, Vincenzo Casaccia1, Claudio Cupello1, Carla Gambarini1, Paola Scardetta2, Arianna Dittami2 per il Gruppo Epidemiologia in Azione*
1Servizio di Epidemiologia ASL 4 Terni
2Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS, Roma
3Centro Nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Roma
4Direzione Sanitaria ASL 4 di Terni
5Direzione del Distretto di Orvieto

Nel 2007 il Ministero della Salute, tramite il Centro Nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), ha incaricato la Regione Umbria di definire un modello di indagine periodica, da promuovere a livello nazionale, sulla qualità della vita nelle persone con 65 o più anni. Il progetto ha la durata di due anni (2008-10) e ha finalità di seguire nel tempo l’evoluzione dei problemi e dei loro determinanti, ma anche degli interventi messi in atto per prevenirli. Secondo i dati ONU sull’invecchiamento della popolazione, l’Italia continua ad essere al primo posto per vecchiaia della popolazione (1). Con l’aumento dell’età cresce il problema della mancata autosufficienza, aggravata dalla presenza di pluripatologie e da un peggioramento della qualità della vita.

 

È stato realizzato, in occasione del corso di “Epidemiologia in Azione” organizzato dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il primo studio pilota del “PASSI d’Argento”, uno studio trasversale di popolazione. L’indagine si è svolta nel mese di maggio 2008, sul Distretto n. 3 dell’orvietano, della ASL 4 di Terni, che comprende 13 Comuni. L’area di Orvieto presenta il tasso di invecchiamento tra i più alti della regione Umbria e dell’Italia (circa il 27% della popolazione ≥ 65 anni nel 2007, con una tendenza, secondo l’ISTAT, al 33% nel 2030 (2). Il Distretto intende attuare un approccio culturale innovativo al tema degli anziani, rivolto soprattutto al potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata, in modo da mantenere gli anziani nel loro contesto sociofamiliare, per garantire una migliore qualità della vita e un maggior benessere. Per questo motivo è stato sviluppato un “Piano Anziani”, uno strumento attraverso cui il Comune (Ufficio di Cittadinanza) e la ASL, partendo dall’analisi del bisogno e delle risorse esistenti, si propongono di riorganizzare le attività rivolte agli anziani per valorizzare le opportunità e i servizi offerti.

Per lo studio è stato estratto dalle liste dell’anagrafe sanitaria della ASL di Terni un campione casuale di 200 residenti nel Distretto sanitario di Orvieto, con età ≥ 65 anni e viventi in comunità, mentre sono stati esclusi gli anziani istituzionalizzati. Al campione selezionato di titolari e dei primi 300 sostituti e per conoscenza anche ai rispettivi medici di medicina generale (MMG), è stata inviata una lettera preliminare nella quale venivano descritti i motivi e le modalità dell’indagine.

 

Il 28 maggio i corsisti, alcuni assistenti sociali e sanitari della ASL, e alcuni operatori dell’UO di Epidemiologia, sempre della ASL 4 di Terni, hanno somministrato a domicilio, e in piccola parte per via telefonica, un questionario standardizzato al campione selezionato. Il rimpiazzo è stato eseguito in caso di rifiuto, quando non è stato possibile rintracciare il titolare o in cui è stato impossibile rilevare i dati direttamente o tramite proxy (familiari o badanti dell’anziano campionato), a causa delle condizioni dell’intervistato sia oggettive che desunte dal test sulla memoria e sull’orientamento spazio-temporale. Il titolare in questo caso è stato sostituito da una persona dello stesso sesso e classe di età (65-74, 75-84, 85-94 e più anni) e comune di residenza.

 

Le aree indagate sono: abitudini di vita e isolamento sociale; sintomi di depressione; disturbi di memoria e/o di orientamento spazio-temporale; ruolo delle attività socio-sanitarie di prevenzione e assistenza. L’analisi, effettuata con Epi Info versione 3.4.3, è orientata a produrre evidenze sui fattori di rischio e sulle attività socio-assistenziali relative ad essi. Per identificare i sottogruppi a rischio sono stati elaborati alcuni indici complessi, quali l’indice di Katz (3) per la misura della disabilità e il PHQ-2 per la depressione (4). I risultati, in genere prevalenze, sono stati stimati con un IC al 95%. Sui 200 anziani estratti, 177 (88%) hanno risposto direttamente al questionario e 23 (12%) tramite proxy, fra cui 16 (8%) a causa di problemi cognitivi. Sono state rimpiazzate 21 persone (10%) e hanno risposto all’intervista per telefono 35 persone (17,5%).

 

Il campione, costituito dal 52% di donne e dal 48% di uomini, era composto peril 47% dalla fascia d’età dai 65 ai 74 anni, mentre il 53% aveva un’età ≥ 75 anni. Il 64% del campione era coniugato, mentre il restante 46% era vedovo o non coniugato; il 61% aveva un livello di istruzione elementare, il 25% superiore alla scuola elementare e il 14% non aveva nessun titolo di studio. Viveva da solo il 16% e un altro 16% era assistito; il restante 68% viveva con un familiare. Oltre la metà viveva in una casa indipendente (il 25% su un piano e il 40% su due piani), mentre il 35% viveva in un condominio; più della metà affrontava difficilmente le spese correnti (52%).

 

Il 78% degli intervistati definiva la propria qualità di vita in modo positivo (da discreta a molto buona), il 22% la giudicava in modo negativo (male o molto male). Il malessere percepito aumentava con l’aumentare dell’età. Alla domanda di quanti giorni, negli ultimi 30, non si fossero sentiti bene per motivi fisici, psicologici o perché limitati nello svolgimento delle attività quotidiane (Tabella), la risposta è stata in media di 8 giorni per motivi fisici, per motivi psichici 6 e limitati nelle attività quotidiane 4 giorni. Si sentiva felice il 40%, mentre il 41% affermava di essere né felice né infelice e il restante 18% non è felice. Soffriva di solitudine il 41% del campione e questo sentimento era più diffuso tra le donne. Il 10% del campione è isolato socialmente (nell’ultima settimana non è uscito di casa; non ha avuto contatti, neanche telefonici, con amici, vicini e familiari non conviventi; non ha partecipato a incontri collettivi). Era depresso il 17% del campione con una maggiore diffusione statisticamente significativa fra le donne (23%) e fra coloro che hanno difficoltà economiche (25%).

 

Il 34% del campione lamentava disturbi visivi, il 19% uditivi e il 18% di masticazione. In particolare, il 64% delle persone che riportava disturbi della masticazione non si recava dal dentista in massima parte perché non ne sentiva il bisogno. Il 12% degli intervistati aveva scarso appetito, soprattutto persone oltre i 75 anni. Circa 1/3 degli intervistati diceva di avere perso peso nell’ultimo anno, con una media di 4 kg. Solamente il 40% ha fatto ricorso ad attività fisica adeguata (movimento per 30 minuti al giorno per 3 giorni la settimana), il 18 % inadeguata e il 42% era sedentario. Il 40% ha riferito di avere patologie che impediscono il movimento.

 

La misura dell’autosufficienza è stata calcolata utilizzando un set minimo di ADL principali (Activities Day Living): muoversi da una stanza all’altra, lavarsi, farsi il bagno o la doccia, andare al bagno da solo, vestirsi, e mangiare (3). Si sono ottenute in questo modo misure adeguate del livello di autosufficienza (capacità di svolgere normali attività della vita quotidiana: lavarsi, vestirsi, mangiare da soli, andare al bagno da soli, ecc.) e di disabilità: perdita della capacità di svolgere almeno una delle normali attività della vita quotidiana. Il 12% del campione intervistato era disabile e la frequenza era molto più elevata nelle persone con più di 75 anni (23% vs 2%); più della metà dei disabili riceveva aiuto da familiari e la restante parte da persone a pagamento, spesso a carico dell’anziano stesso; la metà di coloro che venivano aiutati non era soddisfatto dell’aiuto ricevuto.

 

Anche le cadute, soprattutto in età avanzata, rappresentavano un danno grave con aumento notevole della fragilità e della disabilità. Nell’ultimo anno, il 28% degli intervistati era caduto almeno una volta, di cui il 67% in casa; più frequentemente le donne durante i lavori domestici e le persone con più di 75 anni (39% vs 16%). Oltre la metà (63%) ha riportato un danno ed era caduto più volte (52%). La conoscenza da parte degli anziani dei servizi a loro dedicati era piuttosto buona, l’utilizzo invece sicuramente inferiore: solo il 16% degli autosufficienti utilizzava un servizio sociale e il 40% dei disabili utilizzava un servizio assistenziale sanitario. Fra le richieste rivolte dagli anziani alla ASL, prevalevano quelle riguardanti la riduzione delle liste di attesa (52%) e il potenziamento dell'assistenza a domicilio (22%).

 

L’indagine è servita a testare gli aspetti metodologici e procedurali per la messa a regime del sistema di sorveglianza (basato su studi trasversali ripetuti periodicamente). È risultata fondamentale la collaborazione con gli operatori sociali, in vista della sostenibilità del sistema. Molti indicatori sono importanti ai fini della misurazione di prevalenze e di esiti di interventi. In particolare, l’indagine sul Distretto di Orvieto ha rilevato una cittadinanza di anziani in buona salute, dove la percezione negativa della propria salute è spesso legata a diverse patologie, ma anche a diversi bisogni, alcuni di natura sociologica, come l’isolamento, altri di natura sanitaria, come i disturbi di masticazione, di visione o d’udito potenzialmente correggibili. Lo studio ha messo in risalto la necessità per le autorità socio-sanitarie del Distretto di:

  • identificare con strumenti semplici gli anziani che sono a rischio di fragilità per prevenire la disabilità e le sue implicazioni;
  • verificare sistematicamente da parte degli operatori sociali, sanitari o del volontariato alcuni aspetti di base della salute dell’anziano che possono avere ricadute importanti per la qualità della vita;
  • promuovere attivamente la frequentazione dei servizi socio-sanitari offerti agli anziani favorendone l’accessibilità;
  • creare o rinforzare gli strumenti “d’ascolto” degli anziani e del bisogno di salute da loro espresso.
Riferimenti bibliografici
1. ONU. Population aged 60 years or older. 2002 (disponibile all’indirizzo: www.un.org/esa/population/publications/ageing/Graph.pdf).
2. ISTAT. Previsioni demografiche nazionali 1° gennaio 2005/1° gennaio 2005.
3. Katz S, Downs TD, Cash HR, et al. Progress in development of the index of ADL. Geronotologist 1970; 10:20-30.
4. Borson S, Scanlan JM, Brush M, et al. The Mini-Cog: a cognitive ‘vital signs’ measures for dementia screening in multilingual elderly. Int J Geriatr Psychiatry 2000;15:1021-7.

 

 

(*) Gruppo di Epidemiologia in Azione: Sonia Bacci, Erminia Battista, Valentina Bellafante, Maria Alessandra Brandimarte, Luca Castagni, Michaela Chiodini, Patrizia Crisci, Maria Pia Damiani, Federica Ferraro, Ermete Gallo, Beatrice Gasperini, Maria Beatrice Grasso, Nello Gruccione, Claudia Marchese, Chiara Marinetti, Monica Marini, Sabina Paci, Francesca Patacchini, Tommasina Pelaggi, Alessandra Piatti, Marco Pompili, Daniela Prota, Lucia Puletti, Francesca Rubinetti, Federica Ruggiero, Sabrina Senatore, Marco Torselli,Teresa Manuela Urbani