Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2009

Fattori comportamentali e consigli dei sanitari negli stranieri residenti in Emilia-Romagna. I dati di rischio della sorveglianza Passi 2007-08

Giuliano Carrozzi1, Letizia Sampaolo1, Lara Bolognesi1, Nicoletta Bertozzi2, Diego Sangiorgi2, Elena Prati2, Alba Carola Finarelli3, Paola Angelini3, Andrea Mattivi3, Daniele Agostini4, Giovanni Blundo4, Pierluigi Cesari5, Sara De Lisio4, Aldo De Togni6, Fausto Fabbri 5, Anna Maria Ferrari7, Oscar Mingozzi8, Michela Morri5,9, Alma Nieddu10, Paolo Pandolfi4, Anna Rita Sacchi11, Giuliano Silvi9, Ivana Stefanelli12, Patrizia Vitali2 e Carlo Alberto Goldoni1

1Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Modena

2Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Cesena

3Direzione Generale Sanità e Politiche Sociali, Regione Emilia-Romagna, Bologna

4Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Bologna

5Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Rimini

6Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Ferrara

7Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Reggio Emilia

8Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Forlì

9Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Ravenna

10Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Parma

11Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Piacenza

12Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Imola

 

In Emilia-Romagna, come in Italia, sono scarse le informazioni su stato di salute, abitudini e stili di vita, offerta ed utilizzo dei programmi di prevenzione della popolazione straniera. Diversi studi suggeriscono la presenza in questa popolazione di una potenziale minor attenzione alla prevenzione primaria/secondaria e di maggiori difficoltà di accesso ai programmi preventivi. PASSI (Progressi nelle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) è il sistema di sorveglianza italiano sui comportamenti associati alla salute della popolazione adulta, coordinato dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e dall’Istituto Superiore di Sanità (1). Da aprile 2007 è partita la rilevazione dei dati in 20 regioni; in Emilia-Romagna aderiscono al sistema tutte le 11 aziende sanitarie (2).

 

Il sistema PASSI indaga aspetti relativi allo stato di salute (salute percepita, prevalenza di fattori di rischio cardiovascolare e di sintomi di depressione), alle abitudini di vita (alimentazione, attività fisica, fumo, alcol), all’offerta ed all’utilizzo dei programmi di prevenzione (screening oncologici, vaccinazione contro rosolia e influenza) ed alla sicurezza stradale e domestica. Un campione di residenti di 18-69 anni viene estratto casualmente dagli elenchi delle anagrafi sanitarie stratificandolo per sesso e classi di età. Personale dei Dipartimenti di Sanità Pubblica emiliano-romagnoli, specificatamente formato, effettua ogni mese interviste telefoniche con un questionario standardizzato. Criteri di inclusione nella sorveglianza PASSI sono la residenza nel territorio di competenza della regione e la disponibilità di un recapito telefonico, quelli di esclusione, l’impossibilità di sostenere un’intervista (ad esempio per gravi disabilità), il ricovero ospedaliero o l’istituzionalizzazione della persona selezionata, la non conoscenza della lingua italiana; pertanto gli stranieri che non comprendono e non parlano sufficientemente bene l’italiano vengono sostituiti e questo sicuramente introduce un bias di selezione e di informazione.

 

PASSI consente di tracciare un quadro dello stato di salute della popolazione straniera residente, di stimare la prevalenza di comportamenti potenzialmente a rischio e di valutare l’interesse degli operatori sanitari per i fattori comportamentali di rischio degli stranieri. Gli stranieri intervistati da PASSI sono quelli in grado di comprendere e parlare bene la lingua italiana e quindi quelli potenzialmente più integrati e meno deprivati.

 

In questo studio si sono analizzate 3.960 interviste del biennio 2007-08 relative alle persone residenti 18-49enni, a causa della ridotta numerosità di stranieri sopra i 50 anni nel campione come nella popolazione; pertanto i dati riportati sia per la popolazione italiana che straniera si riferiscono tutti a questa fascia d’età. Le analisi sono state effettuate su dati pesati per correggere eventuali minime differenze tra gli strati di campionamento sesso-età specifici, rispetto alla popolazione regionale. I confronti tra popolazione italiana e straniera sono stati effettuati mediante analisi univariate e bivariate e le associazioni tra le diverse variabili in studio, compresa la cittadinanza, sono state verificate tramite regressione logistica multivariata.

 

In Emilia-Romagna gli stranieri 18- 49enni intervistati sono l’8% (334/3.960) del campione di quella fascia d’età; il tasso di risposta è risultato del 90% per gli stranieri e dell’86% per gli italiani. Il campione di stranieri è rappresentato per la maggior parte da soggetti provenienti dai Paesi europei extra comunitari (43%), dall’Africa settentrionale (25%) e dall’Asia centrale e sud-orientale (13%), rispecchiando la composizione della popolazione straniera residente regionale. Riguardo al titolo di studio, il 7% del campione era senza titolo di studio o con licenza elementare, il 33% aveva una scolarità media-inferiore, il 45% superiore e il 15% laureato. I rispettivi dati per gli italiani intervistati sono 2%, 31%, 52% e 15%. Il 62% degli intervistati stranieri nella fascia d’età 18-49 anni riferisce di lavorare regolarmente, a fronte di un 83% degli italiani; il 28% degli stranieri ha riferito "nessuna difficoltà" economica (56% tra gli italiani), mentre il 45% ha registrato "qualche difficoltà" e il 27% segnala di averne "molte" (tra gli italiani valori rispettivamente di 34% e 10%).

 

Lo stato di salute percepito dagli stranieri appare buono: l’82% riferisce di stare molto bene/bene ed il 6% di soffrire di sintomi depressivi; tra gli italiani i valori sono rispettivamente del 76% e dell’8%. Correggendo opportunamente per sesso, età, livello di istruzione, presenza di difficoltà economiche e di almeno una malattia cronica, la regressione logistica mostra che la percentuale di stranieri che si riferiscono in buona salute è superiore a quella degli italiani (OR = 1,68; IC95% 1,20-2,30) e la quota di stranieri che riferisce sintomi di depressione è significativamente minore di quella degli italiani (OR = 0,52; IC95% 0,32-0,86).

 

Gli stranieri riferiscono alcuni comportamenti più salutari degli italiani: dichiarano di fumare meno (23% contro 34%), dato confermato anche dalla regressione logistica (OR = 0,51 IC95% 0,40-0,67) e di consumare meno alcol (12% di bevitori definibili a rischio contro 22% degli italiani). La bassa numerosità degli intervistati stranieri consumatori di alcol non permette un’analisi approfondita per area geografica di provenienza. Tuttavia i dati disponibili confermano che il consumo di alcol dipende dal Paese di origine: la percentuale di chi consuma alcolici, che globalmente è del 40%, è infatti nulla o trascurabile tra chi proviene da Paesi dove non è permesso assumere alcol per motivi culturali o religiosi e sale al 60% tra quelli provenienti da Paesi extra europei, con un valore più vicino a quello degli italiani (72%).

 

Positivo è anche l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza stradale da parte degli stranieri (96% usa la cintura anteriore e 36% quella posteriore verso rispettivamente 88% e 22%; differenze significative sul piano statistico); al contrario essi risultano essere meno attenti degli italiani rispetto all’attività fisica: il 27% si definisce sedentario contro un 18% degli italiani, dato confermato anche correggendo per sesso, età, livello d’istruzione e presenza di difficoltà economiche (OR = 1,60 IC95% 1,20-2,00).

 

I dati mostrano come le persone con cittadinanza straniera abbiano un rapporto con il mondo sanitario migliorabile in termini di prevenzione e tutela della propria salute: gli stranieri intervistati riferiscono di non aver mai misurato pressione arteriosa o colesterolemia in percentuali statisticamente maggiori rispetto agli italiani, rispettivamente 18% e 44% contro 8% e 22%. La percentuale di donne straniere 25-49enni che hanno effettuato un Pap-test preventivo negli ultimi tre anni (copertura stimata) è minore rispetto alle italiane, 65% contro 87%, come pure minore è quella delle donne straniere vaccinate per la rosolia, 25% contro 53%. Tutte queste differenze sono confermate dalla regressione logistica; in particolare l’effettuazione del Pap-test risulta inferiore nelle straniere anche inserendo nel modello logistico la ricezione di una lettera d’invito dalla AUSL (OR = 0,39 IC95% 0,26-0,60).

 

Gli intervistati con cittadinanza straniera riferiscono una minore attenzione da parte degli operatori sanitari ai loro comportamenti potenzialmente a rischio e conseguentemente di ricevere meno consigli preventivi rispetto agli italiani: ad esempio se praticassero attività fisica è stato chiesto al 18% degli intervistati con cittadinanza straniera contro il 38% degli italiani ed è stata consigliata al 19% (33% degli italiani); allo stesso modo il Pap-test è stato consigliato al 47% contro un 67%. Tutte le differenze sono significative sul piano statistico. Riguardo alla promozione del Pap-test le straniere riferiscono in percentuale inferiore di aver ricevuto le lettere d’invito dalla AUSL (69% contro 90%) e di aver visto campagne informative (46% contro 73%), con differenze significative sul piano statistico. Anche il motivo principale di non effettuazione del Pap-test preventivo, la mancanza del consiglio sanitario (36% contro 9%), conferma un potenziale minor contatto degli stranieri con il sistema sanitario o una sua potenziale minor attenzione. Altri ambiti (fumo, consiglio di praticare regolare attività fisica o perdere peso) suggeriscono invece che non vi siano differenze di comportamenti dei sanitari nella promozione di corretti stili di vita tra la popolazione italiana e straniera.

 

L’interpretazione di questi risultati è complicata, poiché la bassa numerosità non permette di fare analisi per aree geografiche e quindi di riconoscere eventuali differenze nei comportamenti riconducibili alle diverse specificità dei Paesi d’origine. I dati riportati sono pertanto la risultante di comportamenti che in sottopopolazioni potrebbero essere opposti tra loro; basti pensare al diverso rapporto con l’alcol o le diverse tradizioni alimentari dei Paesi d’origine. Occorre inoltre molta prudenza nell’estendere i risultati ottenuti tra la popolazione straniera indagata e quella residente. Alla sorveglianza PASSI sfugge, come già accennato, la quota di stranieri potenzialmente meno integrata e più deprivata, poiché viene intervistata solo la parte in grado di sostenere un’intervista telefonica e quindi di parlare e comprendere bene la lingua italiana. Nonostante questo bias di selezione, i dati riportati da PASSI sono molto informativi, sufficientemente affidabili per trarne alcune indicazioni operative e in linea con quelli riportati a livello nazionale dall’indagine ISTAT del 2005 (3).

 

Lo stato di salute della popolazione straniera intervistata appare complessivamente buono, coerentemente con l’effetto “migrante sano” e con un atteggiamento positivo verso alcuni fattori di rischio, in parte dovuto anche alle culture d’origine. Tuttavia l’approccio verso i servizi sanitari e preventivi (misurazione pressione e colesterolemia, screening, vaccinazioni) evidenzia margini di miglioramento. Le informazioni riportate, pur con le cautele ampiamente ricordate imposte dai limiti metodologici, suggeriscono la necessità di intensificare le attività di promozione della salute rivolta alla popolazione straniera, focalizzando meglio i motivi delle carenze comunicative tra i servizi sanitari e la popolazione immigrata.

 

Riferimenti bibliografici

1. Gruppo Tecnico di Coordinamento del Progetto di sperimentazione del “Sistema di Sorveglianza PASSI”. Sistema di Sorveglianza PASSI. (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2007 (Rapporti ISTISAN 07/30).

2. Bertozzi N, Carrozzi G, Sangiorgi D, et al. Passi. Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia. Emilia-Romagna, Indagine 2007. (Contributi 54). Bologna: Regione Emilia-Romagna; 2008. Disponibile all'indirizzo: www.saluter.it/wcm/...

3. ISTAT. Salute e ricorso ai servizi sanitari della popolazione straniera residente in Italia. Roma; 2008 (Statistiche in breve). Disponibile all’indirizzo: www.istat.it/...