Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

dicembre 2010

Il consumo di alcol in gravidanza, Azienda ULSS 9 di Treviso - 2010

Giuseppe Battistella1, Stefania Bazzo2, Mery Bottarel3, Loredana Czerwinsky Domenis2, Giuliana Moino4 e Patrizia Riscica4

1Servizio di Statistica ed Epidemiologia, Azienda ULSS 9 Treviso

2Università degli Studi di Trieste

3Unità Operativa Complessa di Ginecologia ed Ostetricia, Azienda ULSS 9 Treviso

4Servizio di Alcologia, Azienda ULSS 9 Treviso

 

Il consumo di alcol in gravidanza, ed i correlati difetti alla nascita, sono ritenuti uno dei maggiori problemi di sanità pubblica nella maggior parte dei Paesi del mondo (1). Il consumo di alcol in gravidanza è un fattore di rischio di successivi problemi mentali del nascituro, anche a dosi inferiori ad un bicchiere alla settimana. Il consumo moderato di alcol in gravidanza, di 1-2 bicchieri al giorno, è associato a disturbi dell’attenzione e del comportamento nell’infanzia (2). Ad alte dosi ripetitive vi è la probabilità del 6-10% che il feto sviluppi la sindrome feto-alcolica (difetti di crescita, dismorfismi cranio-facciali specifici, ritardo mentale, problemi comportamentali ed altre anomalie maggiori). Per dosi ripetitive moderate, invece, c’è il rischio di “effetti alcolici”, quali moderata disabilità intellettiva, disturbi della crescita ed anomalie del comportamento, per il binge drinking (saltuario consumo di elevate dosi di alcol con finalità di “sballo” o ubriacatura) il bambino corre il rischio di moderati deficit intellettivi (3). Nel mondo occidentale l’uso di alcol in gravidanza è la principale causa prevenibile di ritardo mentale nel bambino (4) e l’astensione totale appare l’unica modalità di prevenzione dei suoi effetti teratogeni.

 

In Veneto, il consumo di bevande alcoliche è molto diffuso, ma finora non sono state condotte indagini per verificare la dimensione e le caratteristiche del fenomeno in gravidanza. Nel 2010, l’Azienda ULSS di Treviso (412.000 residenti), in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, ha realizzato, tramite un questionario, un’indagine conoscitiva sulle gravide che si sono presentate in un mese nei reparti d’ostetricia presenti nel territorio. Gli obiettivi erano stimare la frequenza e l’intensità del problema e fornire elementi per indirizzare le politiche della prevenzione del danno da consumo di alcol in gravidanza.

 

L’indagine s’inserisce all’interno di un più ampio progetto di ricerca sul consumo di alcol in diversi gruppi di popolazione, tra cui adolescenti e giovani, che saranno i futuri genitori.

 

Inoltre, con un’intervista strutturata, sono stati indagati conoscenze ed atteggiamenti degli operatori del percorso nascita, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Alle indagini è seguito un intervento di marketing sociale e l’attivazione di un percorso di formazione per il personale sanitario, la cui efficacia sarà valutata nel 2011 tramite la ripetizione del survey e il confronto dei risultati.

 

La stima del consumo di alcol in gravidanza presenta varie difficoltà e gli strumenti disponibili tendono a sottostimarlo (5). Nel nostro studio abbiamo somministrato un questionario costituito da 89 item sui caratteri socio-demografici, sulla soddisfazione per vari aspetti della vita, sulla percezione valoriale del benessere, sulla conoscenza dei fattori di rischio/salute in gravidanza, sulle abitudini familiari di consumo di bevande, sulla frequenza del consumo di alcol prima della gravidanza, sul consumo di alcol in gravidanza con il test AUDIT C a 3 item (6, 7), sulle convinzioni dell’effetto dell’alcol, sulle informazioni ricevute e relative fonti su alcol e gravidanza.

 

Il questionario è stato somministrato da ostetriche, dopo una formazione specifica, a tutte le donne che si sono presentate all’Ospedale Regionale di Treviso ed all’Ospedale di Oderzo in occasione del monitoraggio ostetrico alla 38a settimana dal 7 aprile 2010 al 7 maggio 2010. Il data-entry è stato fatto con EpiData, l’analisi con SPSS 13 e con WinPEPI 10.0. La forza delle associazioni fra due variabili è stata stimata con l’Odds Ratio (OR), mentre quando una delle due variabili poteva assumere più valori crescenti è stato utilizzato il Generalized Odds Ratio (GOR). Allo scopo di verificare un’associazione tra due variabili con valori crescenti è stato utilizzato il coefficiente di correlazione per ranghi di Spearman (rho). Quando il valore di questo test è positivo al crescere di un valore cresce anche l’altro, quando è negativo al crescere di uno l’altro diminuisce.

 

I questionari raccolti sono stati 228 e non si è registrato nessun rifiuto. La composizione del gruppo di intervistate era prevalentemente italiana (17,1% di nazionalità straniera). L’età media delle donne italiane è 34,1 (Deviazione Standard - DS 4,8), delle straniere 28,9 (DS 4,5). L’84% risiede in uno dei Comuni dell’Azienda ULSS di Treviso. Il 96% convive con il partner, il 47% con uno o più figli, il 3,5% con altri parenti, il 2,6% con parenti del partner. Si stima che il 53% fosse presumibilmente alla prima gravidanza. Per quanto attiene al consumo di alcol, il 65,5% del campione beveva prima della gravidanza (IC 95 58,8-71,5) e il 33,6% riferisce d’aver consumato alcol in gravidanza (IC 95 27,4-40,3). Al contrario, il 46,6% di chi consumava alcolici ha cessato il consumo in gravidanza (IC 95 40,1-56,6). Le donne che non bevevano prima della gravidanza non hanno mai consumato alcolici da gravide. Quanto all’intensità del consumo, il 18,5% (IC 95 13,6-24,3) ha assunto più volte, durante le 38 settimane di gestazione, intere unità alcoliche*, il 9% (IC 95 5,6-13,6) più di una volta al mese e solo in pochi casi hanno fatto il binge drinking (7 casi, 3,17% IC 95 1,28-6,42) o hanno consumato continuativamente 1-2 unità alcoliche 2-3 volte alla settimana (4 casi, 1,75% IC 95 0,48-4,43).

 

Il 65% dichiara d’aver ricevuto informazioni su alcol e gravidanza. La frequenza del tipo di informazioni ricevute è riportata nella Tabella. La principale fonte è il ginecologo (37,3%), seguito da Internet/TV/giornali (28,5%), dai corsi di preparazione al parto (24,6%) e infine dal medico di medicina generale o dall’ostetrica (15,4%). Persone al di fuori dell’ambito sanitario hanno un ruolo limitato (13,6%), mentre d’importanza marginale è il percorso di studio personale (1,8%). Tuttavia, aver ricevuto informazioni non è di per sé significativamente associato alla diminuzione dei consumi di alcol in gravidanza (p = 0,229). Tra le donne che hanno ricevuto informazioni il 5% ha avuto tutte informazioni scorrette ed il 45% contrastanti (corrette ed errate). La probabilità di ricevere informazioni contrastanti su alcol e gravidanza raddoppia all’aumentare del numero delle fonti (GOR 2,116 IC 95 1,236-3,623). Le gravide esposte a informazioni di provenienza da Internet/TV/giornali hanno più probabilità di aver ricevuto almeno un’informazione non corretta (OR 1,38 IC 95 1,01-1,88). Inoltre, questo gruppo di donne ha una probabilità più alta d’aver fatto binge drinking in gravidanza (OR 6,54 IC 95% 1,03-69,76).

 

 

Età, nazionalità, distretto di residenza e titolo di studio non sono associati significativamente alla diminuzione del consumo. Al contrario, le donne che non convivono con uno o più figli hanno una probabilità molto più alta d’avere una maggior diminuzione di consumo (GOR 2,761 IC 95 1,528-4,989), mentre chi ha già dei figli tende a cambiare meno le proprie abitudini di consumo.

 

In generale, la frequenza con cui si beve è correlata positivamente alla quantità bevuta (rho 0,679 p 0,000), al ritenere utile al benessere in gravidanza di concedersi qualche bicchiere di vino (rho 0,324 p 0,000) o bere un aperitivo il fine settimana (rho 0,204 p 0,002), alla frequenza del consumo di alcolici in famiglia (vino/birra: rho 0,169 p 0,013; aperitivi/amari: rho 0,139 p 0,042; superalcolici: rho 0,248 p 0,000), alla frequenza dei consumi prima della gravidanza (rho 0,624 p 0,000). Le opinioni sugli effetti dell’alcol in generale sono in parte correlate alla frequenza del consumo in gravidanza; sono inversamente associate le opinioni che l'alcol renda irritabili (rho -0,24 p 0,000), violenti (rho -0,262 p 0,000) o faccia star male (rho -0,268 p 0,000), mentre è associato positivamente il ritenere che non abbia nessun effetto (rho +0,148 p 0,033). Tra i fattori demografici il vivere da sola è l’unico fattore che potrebbe essere associato alla frequenza del bere; l’associazione però non raggiunge la significatività statistica (p 0,086).

 

In conclusione, abbiamo osservato che due donne su tre bevono alcolici prima della gravidanza e circa la metà di queste smette di consumare alcolici con la gravidanza. La sola informazione individuale delle donne non pare essere sufficiente a modificare i consumi d’alcol in gravidanza. Le dinamiche che sottostanno alla mancata diminuzione dei consumi in gravidanza sono presumibilmente complesse, con connotazioni culturali, sociali e psicologiche. Lo studio effettuato conferma che gli interventi di prevenzione basati sulla comunicazione di informazioni non producono cambiamenti significativi, per i quali devono essere impiegati altri strumenti di provata efficacia. In ogni caso, qualsiasi strategia di intervento deve tenere conto dei fattori di rischio sociali, culturali, individuali e degli ambienti relazionali e mediatici. I risultati di questo e degli altri studi osservazionali ci hanno indotto a realizzare la campagna di marketing sociale “mamma beve bimbo beve”(8), mirata alle giovani generazioni ed un percorso di formazione per ora riservato al personale ostetrico ed infermieristico aziendale dedicato al percorso nascita. È in programma, infine, la valutazione dell’efficacia degli interventi adottati con una ripetizione del survey sulle gravide, da condurre nel 2011.

 

Riferimenti bibliografici

1. Spagnolo A. Teratogenesis of alcohol. Ann Ist Super Sanità 1993;29(1):89-96.

2. Sayal K. Alcohol consumption in pregnancy as a risk factor for later mental health problems. Evid Based Mental Health 2007;10:98-100.

3. Ornoy A, Ergaz Z. Alcohol abuse in pregnant women: effects on the fetus and newborn, mode of action and maternal treatment. Int J Environ Res Public Health 2010;7(2):364-79.

4. Baldassarri LT, Conti L, Crebelli R, et al. Caratterizzazione chimica e tossicologica delle emissioni da carburanti alternativi per il trasporto pubblico nelle aree urbane. Roma: Istituto Superiore di Sanità (Rapporti ISTISAN 08/7).

5. Littner Y, Bearer CF. Detection of alcohol consumption during pregnancy - Current and future biomarkers. Neuroscience and Biobehavioral Reviews 2007;31:261-9.

6. Saunders JB, Aasland OG, Babor TF, et al. Development of the Alcohol Use Disorders Identification Test (AUDIT): WHO collaborative project on early detection of persons with harmful alcohol consumption-II. Addiction 1993;88:791-804.

7. Struzzo P, De Faccio S, Moscatelli E, et al. Identificazione precoce dei bevitori a rischio in assistenza primaria in Italia: adattamento del questionario AUDIT e verifica dell’efficacia d’uso dello short-AUDIT test nel contesto nazionale. Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcoolismo 2006;29(1-2):20-5.

8. www.mammabevebimbobeve.it

 

Note

(*) Un’unità alcolica equivale a 12 g di alcol e corrisponde a un bicchiere di vino o una lattina di birra di media gradazione o un bicchierino di superalcolico