Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2010

Profilo di salute dei bambini di Napoli: disuguaglianze... "una città nella città?"

Gianfranco Mazzarella1, Enrico De Campora2, Michele Santoro3 e Renato Pizzuti4

1Unità Operativa Complessa di Pediatria, Ospedale Riuniti Penisola Sorrentina, ASL NA 3 Sud, Vico Equense (NA)

2Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Santobono Pausilipon, Napoli

3Azienda Regionale Sanitaria Campania, Napoli

4Osservatorio Epidemiologico Regionale della Campania, Napoli

 

Nel 2008, nell’ambito di un corso di formazione in epidemiologia applicata (PROFEA), è stato realizzato nella città di Napoli un profilo di salute della popolazione dal periodo perinatale all’adolescenza (1). Il profilo di salute costituisce uno strumento importante, a livello centrale o territoriale, per identificare a colpo d’occhio i problemi principali di salute e i loro determinanti, per individuare eventuali disuguaglianze e per suggerire le priorità per la programmazione degli interventi (2, 3). A tal fine, sono stati utilizzati due tipi di dati: correnti, per una descrizione quantitativa dei fenomeni che rappresentano il punto di vista del misuratore e qualitativi, che riportano l’ottica dei diretti interessati, pazienti e cittadini. Il primo gruppo di dati proviene dalle statistiche demografiche e di mortalità, dalle schede di dimissione ospedaliera, dai certificati di assistenza al parto, dai registri delle ASL e del Comune, dai registri dei corsi di preparazione al parto, dai dati sull’abuso e sul maltrattamento, da varie fonti di dati socio-demografici delle diverse municipalità, da registri statistici nazionali e da studi e ricerche regionali. In particolare, per la selezione degli indicatori di interesse, si è fatto riferimento al Progetto CHILD (4) e, per le cure perinatali, al Peristat Project (5). Il secondo gruppo di dati, cioè quelli qualitativi, proviene da “testimoni qualificati” che, nella nostra indagine, sono stati 20: pediatra ospedaliero e di famiglia, neonatologo, sociologo, assistente sociale, operatore del volontariato, operatore del servizio materno-infantile regionale e dell’Azienda Regionale Sanitaria, dirigente di un dipartimento dell’ASL e dell’ufficio relazioni con il pubblico, psicologo, operatore del tempo libero, sacerdote educatore, insegnanti, sindaco, assessore provinciale e coordinatore del piano sociale di zona. In caso di non reperibilità di dati specifici per la città di Napoli si è fatto ricorso a quelli provinciali o, in alcuni casi, regionali. I dati si riferiscono, nella maggioranza dei casi, agli ultimi 2-5 anni. La raccolta e la sistematizzazione dei dati hanno richiesto l’impegno di un operatore per 1 mese e per circa 90 ore. Il presente lavoro riporta soltanto una sintesi dei principali aspetti emersi dal profilo di salute.

 

Con un milione circa di abitanti e il 20% dei residenti dell’intera Campania, Napoli è la terza città più popolata d’Italia, ad alta densità abitativa (2.612 abitanti/ km2). Con la più alta proporzione di popolazione con età ≤ 14 anni (Napoli 17% vs Italia 14%), la città è anche la più “giovane” d’Italia. Quattro, fra i 12 distretti che la compongono, costituiscono un’area disagiata (e così identificata anche nel seguito dell’articolo), con il 35% della popolazione totale, una densità abitativa 8 volte superiore alla media e il 20% della popolazione con età ≤ 14 anni. A tale situazione si associa il fenomeno dell'immigrazione, con un aumento del 70% degli stranieri residenti nel triennio 2003-06. La povertà relativa (24% in Campania vs 11% in Italia) e la speranza di vita alla nascita mostrano livelli inferiori alla media nazionale. Nell’area disagiata il livello di istruzione è molto basso (50% vs 10% degli altri distretti) con casi di analfabetismo ed un alto tasso di abbandono scolastico tra i giovani (6).

 

Nell’area disagiata la natalità supera il 12 vs 10,5‰ dell’intera città, già la più alta d’Italia. Solo una donna gravida su 10 vs 3,5 per l’Italia segue un corso di preparazione alla nascita. La città partenopea mostra il più alto livello europeo di tagli cesarei (65% nel 2005) a fronte di un dato italiano pari al 38%. Il 22,1% dei neonati con peso pari a 1.000-1.499 g ed il 15,2% dei neonati con peso 500- 999 g viene alla luce in luoghi di parto di 1° e 2° livello, ovvero non adeguatamente attrezzati.

 

Nel 2002, in Campania solo il 19% dei neonati è stato attaccato al seno entro due ore dalla nascita (Calabria 54%, Emilia-Romagna 75%), mentre oltre il sesto mese di vita allattava solo il 16% delle mamme (Lazio 25%, Toscana 27%). Il contatto tra pediatra e mamma- bambino nel primo anno di vita è importante per il counselling; tuttavia, più del 30% dei lattanti ha eseguito ≤ 4 controlli dal pediatra di famiglia nel primo anno di vita (Lombardia 27%, Calabria 21%, Sicilia 21%, Emilia-Romagna nel 5%).

 

Nel 2002-03, la Campania aveva un tasso medio di copertura vaccinale contro il morbillo pari al 65,8% della popolazione pediatrica; nelle aree disagiate della città di Napoli tale copertura era pari al 50% circa, livello certamente non sufficiente a prevenire l’epidemia che poi si è verificata (7). Da allora la situazione è notevolmente migliorata.

 

L’epatite A costituisce una priorità in Campania: nel 2004 il tasso di incidenza nella classe d’età 0-14 anni è stato pari a 38 casi ogni 100.000 abitanti (vs 5,7% della Toscana e 3,0% della Liguria). In età pediatrica, la Campania mostra la più alta prevalenza di obesità (21% vs 12%) e sovrappeso (28% vs 24%) del Paese, correlati a una maggiore prevalenza di sedentarietà e di scorrette abitudini alimentari (8).

 

La Campania mostra una prevalenza di disabilità in età scolare del 2,1% (Italia 2,2%). Contrariamente a quanto accade nelle altre regioni, però, il 90% delle prestazioni riabilitative viene erogato da centri privati accreditati con una spesa sanitaria regionale da 2 a 5 volte superiore rispetto a quella di altre regioni, senza una corrispondente qualità delle prestazioni.

 

Nel 2004 a Napoli, su 1.000 bambini nella fascia d'età 0-14 anni, sono stati registrati 177 ricoveri ordinari (in Italia 103); tali ricoveri interessano per circa i 2/3 i bambini nella fascia d’età 0-5 anni. In particolare, in questa fascia di età, si nota una notevole differenza dei ricoveri ordinari all’interno della stessa città partenopea, tra le zone disagiate (191‰, ad esempio in quella di Secondigliano-Scampia) rispetto ad altre, ad esempio 90‰ nella municipalità di Posillipo. Tale differenza riguarda particolarmente i ricoveri per le patologie che più frequentemente dovrebbero essere trattate a domicilio (malattie gastroenteriche, bronchite/asma, otite, polmonite). Tuttavia, anche l’appendicectomia presenta caratteristiche simili (374 vs 148 per 100.000 nelle aree disagiate rispetto alle altre). Infine, anche la proporzione di nati prematuri era sensibilmente maggiore nelle zone disagiate (45,4‰ rispetto al 12,5‰ delle restanti aree) (9).

 

Relativamente agli incidenti stradali nella fascia di età 0-17 anni, pur avendo numeri assoluti di rilievo, data la numerosità della popolazione, la Campania mostra un tasso di mortalità inferiore rispetto a quello nazionale, rispettivamente pari a 2,46 e 3,10 per 100.000 abitanti.

 

L’eccesso di mortalità infantile caratterizza Napoli e la Campania ed è attribuibile quasi esclusivamente ad un più elevato tasso di mortalità neonatale precoce, comunemente associata alla qualità dell’assistenza perinatale, che in Campania risulta essere eccessivamente frammentata e forse male organizzata. È presente, infatti, un elevato numero di unità di terapia intensiva neonatale (TIN) a basso numero di ricoveri. La proporzione di neonati trasferiti in una TIN sul totale dei nati nel 2005 in Campania risulta essere pari a 2,3%, di gran lunga superiore ai livelli del Lazio (1,8%), della Lombardia e della Toscana (0,8%), senza che vi siano differenze nella proporzione dei neonati di basso peso alla nascita.

 

Con 2,1 m2/abitante la Campania offre la minore superficie di verde urbano ai suoi abitanti rispetto alle altre regioni italiane. Napoli, in particolare, è la città italiana con il più alto tasso di inquinamento dell’aria di NO2 (99 μg/m3), con conseguenze sulla salute più tangibili nelle fasce d'età più "vulnerabili", sotto i 24 mesi di vita e negli anziani. I decessi (a tutte le età) attribuibili alla più alta concentrazione nell’aria di NO2 sono a Napoli pari a 45/100.000, valore sensibilmente superiore a quello rilevabile in altre grandi città italiane (Bologna 26, Roma 23, Milano 20, Firenze 15).

 

La concentrazione media del piombo sembra essere quasi doppia nei residenti a Napoli città (6,0 μg/100 ml) rispetto a quelli residenti in zone rurali (3,75 μg/100 ml). I bambini che mostravano livelli ematici “di rischio”, ossia >10 μg/100 ml, erano il 4,1%.

 

Gli aspetti sociali e culturali della vita dei bambini e dei ragazzi della Campania sono sensibilmente più modesti rispetto ai coetanei di altre regioni d’Italia. Rispetto a questi ultimi, i bambini-ragazzi campani: leggono meno libri, vanno meno a teatro, ai concerti, agli spettacoli sportivi e nei musei, usano meno il computer e Internet, praticano meno sport e attività fisica e hanno più frequentemente una TV nella propria stanza, che utilizzano più spesso senza controllo parentale.

 

La popolazione che vive nei 4 distretti sanitari più periferici e disagiati della città di Napoli mostra un’alta frequenza di indicatori socio-economici, culturali, comportamentali e sanitari più sfavorevoli, non solo in relazione ad una realtà media del Paese, ma anche rispetto al resto delle aree della stessa città. Tali differenze tra l’area disagiata ed il resto della città sono associate a disuguaglianze in termini di salute chiaramente misurabili e contraddistinguono quasi “una città nella città” (6).

 

Al di là dei singoli problemi descritti che fanno emergere uno stato di salute indiscutibilmente migliorabile, ciò che colpisce è la disuguaglianza in salute rilevabile all’interno della stessa città: una tale situazione richiede, senza indugio, la promozione di azioni efficaci e decise.

 

Riferimenti bibliografici

1. Mazzarella G. Profilo di salute: dall'epoca perinatale all'adolescenza nella città di Napoli. Master Profea. Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute. Istituto Superiore di Sanità. Roma, 2007.

2. WHO Regional Office for Europe. city health profiles: how to report on health in your city. Disponibile all'indirizzo: www.euro.who.int/document/wa38094ci.pdf

. Community Health Assessment and Action Planning (CHAAP): 2005- 2009. Minnesota Department of Health. Disponibile all'indirizzo: www.health.state.mn.us/... 

4. CHILD (Child Health Indicators of Life and Development - Project). Disponibile all'indirizzo: http://ec.europa.eu/...

5. Pizzuti R, Pugliese A. Indicatori di salute per valutare l’efficacia e l'appropriatezza delle cure perinatali. Disponibile all'indirizzo: www.epicentro.iss.it/... 

6. Centro Studi Interistituzionale per l’Integrazione Socio-Sanitaria, Asl Na 1, Comune di Napoli. Profilo di Comunità della città di Napoli 2006. Napoli: Phoebus Edizioni; 2007.

7. Ciofi degli Atti M, Salmaso S per il gruppo di coordinamento SPES, Pizzuti R, et al. L'epidemia di morbillo nel 2002. Disponibile all'indirizzo: www.epicentro.iss.it/cong_leb/ciofi.htm 

8. Spinelli A, Lamberti A, Baglio G, et al. (Ed.). OKkio alla SALUTE: sistema di sorveglianza su alimentazione e attività fisica nei bambini della scuola primaria. Risultati 2008. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2009. (Rapporti ISTISAN 09/24).

9. Cirillo G, Bonati M, Campi R, et al. Disuguaglianze nella salute, nell'infanzia e nell'adolescenza in Campania. Napoli: Phoebus Edizioni;2007.