Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

luglio - agosto 2011

Uno studio CAP (conoscenze, atteggiamenti e pratiche) per stimare gli effetti prodotti da attività di comunicazione rivolte a genitori di alunni della scuola primaria su corretta alimentazione e attività fisica

Chiara Cattaneo, Benedetta Contoli, Anna Lamberti, Barbara De Mei, Arianna Dittami e Alberto Perra

Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

 

Nel 2008 OKkio alla SALUTE, sistema di sorveglianza nazionale dello stato ponderale, delle abitudini alimentari e dell’attività fisica dei bambini, ha evidenziato che il 36% degli alunni della classe terza della scuola primaria presenta un eccesso di peso (1). Tra i fattori di rischio, associati al problema del sovrappeso e dell’obesità, è considerata di particolare importanza anche la scorretta percezione della situazione nutrizionale del proprio figlio da parte dei genitori. Come in altri contesti (2), anche nella nostra indagine è emerso che il 49% delle madri di bambini in sovrappeso e il 10% delle madri di bambini obesi considerano il proprio figlio normopeso o sottopeso. I risultati della sorveglianza evidenziano che le scorrette abitudini alimentari, quali una colazione non bilanciata, l’eccessivo uso di bibite zuccherate e lo scarso consumo di frutta e verdura, sono tra i maggiori fattori di rischio per il sovrappeso e l’obesità nei bambini (1). Aumentare la consapevolezza dei genitori appare, quindi, essenziale per migliorare la situazione nutrizionale dei bambini (3).

 

A tal fine, fra marzo e settembre 2009, l’Istituto Superiore di Sanità ha sperimentato un intervento di comunicazione su un campione di genitori delle classi partecipanti a OKkio alla SALUTE, mirato a favorire maggiore consapevolezza dell’importanza del peso dei bambini, promuovendo una corretta alimentazione e una diminuzione della sedentarietà. Per valutare l’efficacia di tale intervento è stato realizzato uno studio CAP (conoscenze, atteggiamenti e pratiche, in inglese KAP, knowledge, attitude and practice) con la somministrazione ripetuta di un questionario ai genitori che hanno partecipato all’intervento comunicativo con l’obiettivo di valutarne i cambiamenti nelle conoscenze, negli atteggiamenti e nei comportamenti, rispetto ai temi trattati durante gli incontri.

 

Lo studio è stato condotto su un campione di 54 classi, estratte casualmente dalle 2.610 classi di tutte le regioni partecipanti al sistema di sorveglianza. I genitori degli alunni di ciascuna classe campionata sono stati invitati dalla scuola a partecipare all’intervento comunicativo in forma di discussione guidata della durata di circa un’ora e trenta, condotto in maniera standardizzata da operatori sanitari appositamente formati, al termine del quale è stato consegnato un opuscolo informativo. Il questionario è stato somministrato e compilato in forma anonima, prima dell’intervento (T0) e a circa 3 mesi di distanza (T1). Costituito da 39 domande, è stato strutturato al fine di raccogliere informazioni specifiche sulle abitudini dei bambini, nonché sulle conoscenze e gli atteggiamenti dei genitori sui temi affrontati nell’intervento di comunicazione e su alcuni aspetti socio-demografici. Gli atteggiamenti sono stati studiati con le risposte ad affermazioni su scala Likert (4), con 6 livelli di accordo/disaccordo con quanto espresso. Per ciascuna domanda è stato calcolato il valore medio del punteggio espresso in T0 e in T1, confrontandolo con un t-test per dati appaiati nella forma unilaterale e assumendo che la media T1 fosse maggiore della media T0, cioè che si verificasse un progresso negli atteggiamenti favorevoli al messaggio proposto durante l’intervento di comunicazione. Per le domande a risposta multipla, che valutavano conoscenze e comportamenti in rapporto alle raccomandazioni in uso nel nostro Paese o in campo internazionale, sono state calcolate le proporzioni di risposte esatte T0 e T1 ed è stato applicato il test parametrico per il confronto tra proporzioni. Sono state, inoltre, indagate eventuali associazioni fra le caratteristiche demografiche e socio-economiche dei rispondenti e i cambiamenti misurati nelle conoscenze, negli atteggiamenti e nei comportamenti. Ciò, per verificare se l’intervento di comunicazione producesse gli stessi cambiamenti in gruppi di persone con caratteristiche diverse con lo scopo di adattare eventualmente i contenuti e le modalità degli strumenti di comunicazione (incontro e opuscolo) alle caratteristiche del target.

 

 

Nelle due rilevazioni sono stati compilati complessivamente 870 questionari. Per l’analisi appaiata ne sono stati presi in considerazione 398, rappresentativi di 199 genitori che hanno compilato il questionario nei due momenti previsti. Il 95% del campione è costituito dalle madri degli alunni, di età mediana 40 anni (range 24-59). Il 16% possiede un diploma di laurea, il 44% di scuola superiore, il 35% la licenza media, il 5% quella elementare. Relativamente all’attività lavorativa, il 58% è stabilmente occupato, il 20% in maniera saltuaria e il 23% non occupato.

 

Lo studio delle risposte al T0 evidenzia livelli di conoscenza iniziali molto diversi:

  • più bassi per alcune abitudini corrette sull’alimentazione dei bambini; ad esempio solo il 10% dei genitori sapeva del consumo giornaliero raccomandato di 5 porzioni di frutta e verdura o dei limiti al consumo di bibite zuccherate;
  • intermedi circa l’importanza dell’attività fisica e del movimento; ad esempio il 51% dei genitori sapeva che i bambini dovrebbero svolgere almeno un’ora di attività fisica ogni giorno e solo il 44% è consapevole che non si devono superare le due ore al giorno dedicate allo “schermo” cioè a TV e videogiochi;
  • elevati; ad esempio sulla caratteristiche della colazione sana, per la quale il 90% dei genitori aveva una corretta conoscenza degli ingredienti.

Dopo l’intervento di comunicazione e la seconda somministrazione del questionario si sono rilevati dei cambiamenti nelle conoscenze, alcuni dei quali sono riassunti nella Tabella.

 

Dopo 3 mesi (T1) sono state rilevati incrementi significativi delle conoscenze su caratteristiche della colazione, consumo di frutta e verdura e bibite zuccherate, e incrementi anche su attività fisica giornaliera, ore di “schermo” e ore di sonno del bambino.

 

L’analisi degli atteggiamenti favorevoli alle sane abitudini alimentari, all’attività fisica adeguata e alla limitazione della sedentarietà dei bambini ha dimostrato cambiamenti limitati e non statisticamente significativi.

 

Infine, l’analisi dei cambiamenti dei comportamenti riferiti dai genitori dopo l’intervento comunicativo ha mostrato dei progressi modesti, seppure non statisticamente significativi, prevalentemente nella preparazione della colazione prima della scuola, nella diminuzione della TV in camera da letto (disponibile per il 49% dei bambini nella rilevazione T0), nell’adeguamento delle ore di sonno per i bambini.

 

Non sono state rilevate differenze significative nei progressi delle conoscenze per i genitori di diversa situazione socio-economica o con diversa scolarità.

 

In conclusione, lo studio CAP si è rivelato un utile strumento per valutare gli effetti delle attività di comunicazione con i genitori. Gli incontri di comunicazione hanno complessivamente prodotto un miglioramento nelle conoscenze, ma non appaiono in grado di modificare in maniera convincente atteggiamenti e comportamenti. L’incontro strutturato e l’opuscolo informativo hanno prodotto risultati simili per i diversi target della comunicazione, indipendentemente dalla situazione socio-economica, educazione o età, confermando la buona qualità degli strumenti e della strategia di comunicazione. In generale, i risultati della nostra valutazione hanno fornito orientamenti utili a migliorare futuri interventi. In particolare, emerge la necessità di modificare i contenuti dei messaggi utilizzati, in modo da favorire un aumento di conoscenza per tutti i temi trattati, spesso propedeutico alla effettiva modifica pratica dei comportamenti. In questo senso, risulta evidente la necessità di implementare l’impatto della comunicazione su argomenti definibili critici, ossia quelli caratterizzati da livelli conoscitivi di partenza relativamente bassi, come ad esempio il consumo di frutta e verdura e di bibite zuccherate. Sarà inoltre importante individuare strumenti più idonei per un maggiore coinvolgimento dei genitori. è tuttavia evidente che, per ottenere dei cambiamenti significativi nell’ambito delle problematiche legate al sovrappeso e all'obesità, la comunicazione può solo essere uno strumento da utilizzare all’interno di un piano strategico più ampio che preveda interventi integrati e multicomponenti (5).

 

Riferimenti bibliografici

1. Spinelli A, Lamberti A, Baglio G, et al. (Ed.). OKkio alla salute: sistema di sorveglianza su alimentazione e attività fisica nei bambini della scuola primaria. Risultati 2008. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2009 (Rapporti ISTISAN 09/24).

2. Huang JS, Becerra K, Oda T, et al. Parental ability to discriminate the weight status of children: results of a survey. Pediatrics 2007;120(1):e112-9.

3. R hee KE, De Lago CW, Arscott- Mills T, et al. Factors associated with parental readiness to make changes for overweight children. Pediatrics 2005;116(1):e94-101.

4. Marradi A, Gasperono G (Ed.). Costruire il dato. Le scale Likert. Vol. 3. Milano: Franco Angeli Editore; 2002.

5. American Dietic Association. Position of the American Dietetic Association: individual-, family-, school- and community-based interventions for pediatric overweight. J Am Diet Assoc 2006;106(6):925-45.