Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

novembre 2011

Orientamenti, considerazioni e proposte delle Aziende Sanitarie della Sardegna sui Centri Epidemiologici Aziendali (CEA)

Cinzia Aresu*1, Diego Cabitza*2, Francesco Macis*3, Angelo Mura*4, Graziella Bonaria Salis*5, Antonino Paolucci*6, Monica Pedron*1, Maria Rita Pinna*5, Sabrina Porcheddu*7 e Rosanna Porcu*3

1Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari,

2ASL 4 Lanusei (OG),

3Assessorato Igiene, Sanità e Assistenza Sociale, Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari

4ASL 6 Sanluri (VS),

5ASL 3 Nuoro,

6ASL 7 Carbonia (CI),

7Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari

 

La Rete Epidemiologica della Sardegna (RES) trova il suo presupposto normativo nella LR 16/1991 “Istitu-zione dell’Osservatorio epidemiologico regionale”, nella LR 10/2006 “Tutela della salute e riordino del servizio sanitario della Sardegna” e nel Piano Sanitario Regionale 2006-08.

 

In queste disposizioni sono individuate le competenze ascritte all’Osservatorio Epidemiologico Regionale (OER) ed alla rete dei Centri Epidemiologici Aziendali (CEA) nell'ambito dell’Agenzia Regionale della Sanità.

 

Secondo la normativa istitutiva della RES, ai CEA sono attribuite le azioni di raccolta, elaborazione e diffusione delle conoscenze sui bisogni di salute della popolazione e sui suoi fattori di rischio, identificazione delle priorità d’intervento, valutazione dell’equità nell’accesso dei cittadini ai servizi sanitari e socio-sanitari e valutazione di appropriatezza, efficacia ed efficienza dei servizi erogati.

 

Con la finalità di potenziare le conoscenze e le competenze epidemiologiche degli operatori sanitari della regione Sardegna, è stato attivato il Master di Epidemiologia applicata, organizzato dalla regione Sardegna, dalle Università di Cagliari e Sassari e dall’Istituto Superiore di Sanità, nel contesto del progetto “Struttura di interfaccia regionale con il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) del Ministero della Salute". Le attività del Master hanno previsto il disegno e la conduzione di ricerche-azione nel contesto lavorativo dei partecipanti al Master. Le aree oggetto di studio hanno compreso la rilevazione delle opinioni degli stakeholder aziendali e regionali sul ruolo della RES e dei CEA, con la finalità di contribuire alla definizione delle caratteristiche organizzative/operative di tali centri, di facilitare l’istituzione e/o l’implementazione dei CEA in ogni azienda sanitaria e di contribuire a definire operativamente le modalità di interazione tra questi e l’OER. I CEA, singolarmente o in maniera integrata, dovrebbero supportare le funzioni di governo e gestione del servizio sanitario a livello regionale e locale (governance sanitaria evidence-based), e promuovere la cultura epidemiologica.

 

Lo studio qualitativo di opinioni, percezioni e raccomandazioni degli operatori aziendali e regionali ai vari livelli e nelle diverse categorie sui CEA è caratterizzato dall’utilizzo di un approccio analitico di tipo SWOT (strenghts - punti di forza, weaknesses - punti di debolezza, opportunities - opportunità, threats - pericoli) e da interviste semi-strutturate individuali (1-5).

 

La selezione dei partecipanti allo studio è stata effettuata mediante campionamento selettivo di 158 operatori sanitari di nove aziende sanitarie e dell’Assessorato alla Sanità, appartenenti alla dirigenza medica delle aziende e agli uffici di staff, all’area della prevenzione, all’area territoriale (comprendente i Distretti e il Dipartimento di Salute Mentale), all’area ospedaliera e all’area tecnico-amministrativa.

 

Le tematiche oggetto di studio hanno riguardato le procedure operative da gestire, le figure professionali necessarie allo svolgimento delle attività, la collocazione ottimale all’interno dell’organigramma aziendale e le modalità di interfaccia con le altre strutture aziendali, la regione e gli enti locali. Le informazioni raccolte tramite le SWOT sono state sintetizzate aggregando in un primo momento i punti di forza, i punti di debolezza, le opportunità e i pericoli di ogni SWOT, successivamente, dopo una codifica del testo, i concetti comuni sono stati categorizzati in unità di informazione e sono state valorizzate anche le idee meno rappresentate dai partecipanti. Per l'analisi delle interviste si è provveduto in maniera analoga, categorizzando in unità di informazione i vari contributi, mettendo in risalto quelli più comuni e valorizzando anche quelli meno rappresentati.

 

La rilevazione dei dati dello studio è avvenuta in due momenti:

  • nel mese di giugno 2010 sono state effettuate delle riunioni in cui è stata applicata la metodica SWOT in 9 aziende sanitarie sul tema "Istituzione del CEA nell’azienda" e in regione sul tema "La rete epidemiologica regionale", coinvolgendo 113 figure professionali/dirigenziali ritenute significative per l’obiettivo prefissato; di questi, 21 appartenevano alla dirigenza medica delle aziende e al personale sanitario degli uffici di staff, 52 all’area della prevenzione, 9 all’area territoriale (comprendente i Distretti e il Dipartimento di Salute Mentale), 23 all’area ospedaliera e 8 all’area tecnico-amministrativa
  • nei mesi di settembre-ottobre 2010, sono state effettuate interviste individuali, in modalità faccia a faccia o telefonica, nelle 9 aziende sanitarie, coinvolgendo 45 operatori che non avevano partecipato alle SWOT. Di questi, 11 appartenevano alla dirigenza medica delle aziende e al personale sanitario degli uffici di staff, 16 all’area della prevenzione, 8 all’area territoriale (comprendente i Distretti e il Dipartimento di Salute Mentale), 6 all’area ospedaliera e 4 all’area tecnico-amministrativa. Le interviste semi-strutturate non sono state portate avanti secondo la ripartizione SWOT e i quesiti proposti si sono concentrati sulle funzioni da assegnare ai CEA, e sulle interazioni tra questi, il resto dell’azienda e la cittadinanza.

La Tabella sintetizza l’analisi SWOT; i punti sono ordinati con frequenza decrescente in base ai contributi delle 9 aziende sanitarie e della Regione Autonoma della Sardegna.

 

Gli orientamenti, le considerazioni e le proposte prevalenti emerse dallo studio sono stati raggruppati in 3 tematiche principali, riconducibili alle funzioni che dovrebbero avere i CEA all’interno dell’azienda: supporto alla governance, strumento di monitoraggio e promozione della salute nel territorio, supporto scientifico interno all'azienda. Un’ulteriore tematica ha riguardato le risorse, la composizione e la struttura organizzativa all'interno dell'azienda.

 

Dalla maggior parte degli stakeholder è riconosciuta al CEA una funzione centrale nell’osservazione epidemiologica finalizzata al supporto decisionale e alla governance, mediante la confluenza dei dati provenienti dai sistemi informativi aziendali, l’istituzione di nuovi flussi, la condivisione di metodi e strumenti di raccolta, l’elaborazione delle informazioni e la diffusione dei risultati. è emerso, inoltre, che i decision maker, in un'ottica di governance aziendale, incontrano evidenti difficoltà ad analizzare i flussi provenienti dalle banche dati, in quanto frammentati e inadeguati per scarsa accuratezza, poco diffusi all’interno dell’azienda e quindi non fruibili.

 

Dallo studio emerge che l’istituzione dei CEA favorirebbe lo sviluppo ed il coordinamento dei vari sistemi di sorveglianza, il monitoraggio e la mappatura dei fattori di rischio della popolazione, contribuendo a definire la domanda di salute, adeguando le azioni alle reali richieste, concorrendo a valutare l’efficacia e l’appropriatezza degli interventi effettuati.

 

Tra le altre funzioni, sono attribuite ai CEA l’attività di promozione della salute nel territorio, la definizione e la pubblicazione del profilo di salute delle popolazioni locali.

 

In base ai risultati, il CEA rappresenterebbe il punto di riferimento aziendale per la ricerca scientifica e la produzione di evidenze, con conseguente miglioramento della performance del sistema informativo aziendale e regionale, con un impatto positivo sulla gestione dell’informazione e della comunicazione tra operatori sanitari e tra questi e gli utenti. è stata sottolineata, pertanto, la necessità di promuovere una cultura epidemiologica in tutti gli operatori di sanità pubblica.

 

Relativamente all’organigramma aziendale, la maggior parte degli intervistati colloca il CEA nell'ambito della Direzione Generale, altri, come struttura semplice o complessa in seno al Dipartimento di Prevenzione. Dallo studio emerge il riconoscimento del CEA fra le strutture complesse aziendali, pertanto dotato di autonomia decisionale e organizzativa.

 

In generale, emerge che l’équipe multi-disciplinare costituente il CEA dovrebbe essere composta da medici epidemiologi, veterinari, biologi, assistenti sanitari, statistici, informatici, economisti ed amministrativi, in possesso di competenze epidemiologico-statistiche per l’utilizzo di strumenti di raccolta, validazione, analisi, studio e gestione epidemiologica di dati quantitativi e qualitativi.

 

E' opinione comune che il CEA non dovrebbe sostituire le strutture esistenti. Le stesse manterrebbero la titolarità e la specificità delle proprie funzioni, continuando a fornire i propri output informativi. Il CEA dovrebbe fornire la visione d’insieme derivante dalla sintesi degli interessi/bisogni, al fine di suggerire raccomandazioni per l’azione. Emerge, inoltre, che i CEA dovrebbero concorrere alla mission aziendale, ovvero dare risposte ai bisogni di salute della popolazione.

 

L’indagine mette in luce un panorama organizzativo aziendale caratterizzato da uno scarso utilizzo dei dati raccolti.

 

Il CEA, pertanto, appare una struttura chiave in quanto possibile strumento per l’analisi epidemiologica, per lo studio dei bisogni della popolazione e per la promozione della salute.

 

In altre regioni italiane e in alcuni Paesi del mondo, dotati di sistemi sanitari avanzati ed efficienti, l’organizzazione della funzione di osservazione e azione epidemiologica è considerata una priorità fondamentale (6). Pertanto, alla luce di quanto evidenziato e riscontrato, l’istituzione dei CEA e della RES appare oggi un passo imprescindibile per il miglioramento della qualità e dell’efficacia dell’intero sistema sanitario regionale.

 

Stante quanto emerso dall'indagine, si auspica che la regione Sardegna si attivi per istituire operativamente i CEA tramite atti diversi, ad esempio con delibera di giunta e aggiornamento di linee di indirizzo per gli atti aziendali, definendone la collocazione nell’organigramma aziendale e precisando competenze e modi di interazione con il resto dell’azienda e la regione. Risulterebbe, infine, opportuna una particolare attenzione nella composizione multidisciplinare dei team.

 

 

Riferimenti bibliografici

1. Piffer S. Il ruolo degli osservatori epidemiologici regionali e aziendali nel monitoraggio dello stato di salute. In: Atti del Convegno. Gli incidenti stradali: dall’epidemiologia all’intervento (Documenti per la salute 1). Provincia Autonoma di Trento; 1999. p. 17-24.

2. Ippolito A. Il ruolo degli strumenti di comunicazione nelle aziende sanitarie. In: La comunicazione nell'economia d'azienda: processi, strumenti, tecnologie. Torino: G. Giappichelli Editore; 2000.

3. Cipriani F, Bravo S. Lo stato di salute a Prato (www.alberodellasalute.org/relazione.asp?id=28).

4. Società della salute dell’area pratese. Profilo di salute. Aggiornamento 2010 (http://allegati.ponet.prato.it/....).

5. Società della salute dell’area pratese. Verso l'immagine di salute... (www.sds.prato.it/?act=f&fid=882).

6. Thacker SB. Epidemiology and public health at CDC. MMWR 2006;55(Suppl. 2):3-4.

 

 

(*)Gruppo di lavoro CEA della comunità di pratica per la rete epidemiologica regionale sarda