Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settembre 2011

Danni da agenti fisici nella frequentazione delle piscine. Forlì, 2006-09

Roberto Bandini e Paolo Pagliai

Unità Operativa Igiene Pubblica, Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL di Forlì

 

 

I livelli essenziali di assistenza definiti nel DPCM 29 novembre 2001 e la Delibera Regione Emilia-Romagna n.1092/2005 assegnano al Dipartimento di Sanità Pubblica dell’AUSL di Forlì il compito di vigilare sull’igiene e sulla sicurezza delle piscine, tenendo conto della qualità chimica e microbiologica dell’acqua e dei rischi di incidenti e infortuni.

 

L'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), nelle linee guida del 2006, ha classificato i pericoli associati all’uso ricreativo dell'acqua suddividendoli in: pericoli fisici, pericoli legati al caldo, al freddo e all’esposizione solare, pericoli legati alla qualità dell’aria e pericoli derivanti dalla qualità dell’acqua (microbici e chimici). In particolare, per quanto riguarda i rischi fisici, sono considerati gli annegamenti, i quasi annegamenti e gli infortuni, tra cui i più frequenti sono le lesioni spinali (1).

 

L’esame della letteratura scientifica riportata nelle linee guida OMS ha evidenziato che, escludendo gli annegamenti, i quasi annegamenti e i traumi maggiori (lesioni spinali, eviscerazioni, ecc.), vi sono pochissimi studi che prendono in considerazione i danni derivanti dagli altri pericoli fisici presenti nelle piscine (2). Tuttavia, l’esperienza sul campo evidenzia che si verificano frequentemente anche incidenti e infortuni di minore rilevanza. Lo scopo di questo studio è quantificare l’effettiva numerosità delle varie tipologie di incidenti occorsi nelle piscine, attraverso l’esame delle schede di accesso al pronto soccorso (PS) dell’AUSL di Forlì, la cui attività è distribuita fra una sede presso l’Ospedale Morgagni- Pierantoni di Forlì e due punti di primo intervento situati nei Comuni di Santa Sofia e Forlimpopoli.

 

Lo studio si è articolato con un’iniziale ricerca bibliografica sull’argomento eseguita su PubMed nel mese di marzo 2011, combinando i termini MESH "swimming pools" e (and) "trauma". Il motore di ricerca ha selezionato 47 articoli pubblicati negli ultimi 20 anni, ma solo due lavori riguardavano traumi minori da agenti fisici, cioè tagli, ferite, contusioni, distorsioni, avulsioni dentarie (3, 4). Aggiungendo le parole chiave "burning" e "irritation" si è identificato un ulteriore case report riguardante lesioni cutanee simili a bruciature in seguito all’utilizzo di scivoli acquatici (5).

 

In definitiva, le ricerche in letteratura hanno confermato la scarsità di informazioni riguardanti i traumi minori, soprattutto per quanto riguarda i dati relativi a numerosità, fattori di rischio e misure preventive. Nel nostro studio, allo scopo di quantificare i diversi tipi di danni, è stata costruita una casistica relativa al periodo 1° gennaio 2006-31 dicembre 2009 dal database degli accessi al PS attraverso query contenenti la parola “piscina”. Dai 257 file iniziali sono poi stati esclusi, attraverso l’esame analitico dei singoli referti, tutti gli accessi ai PS non direttamente imputabili alla frequentazione delle piscine (ad esempio, in un caso, la diagnosi di accesso indicava che “il paziente si era procurato il trauma mentre in automobile accompagnava il figlio in piscina”); sono stati infine selezionati 214 referti contenenti dati relativi a età, sesso, ora dell’accesso, diagnosi di entrata, trattamento, prognosi, terapia consigliata a casa (Tabella).

 

 

I 214 accessi complessivi al PS per danni derivanti dai agenti fisici, pari allo 0,1% dei 188.650 accessi totali rilevati nello stesso periodo, sono così distribuiti: 46 accessi nel 2006, 55 accessi nel 2007, 51 accessi nel 2008 e 62 accessi nel 2009. Ad un esame più dettagliato risulta che i traumi minori sono stati 151 (86 uomini e 65 donne), verificatisi principalmente nel periodo estivo (112 casi, 74,2% del totale), frequenti in particolare nei mesi di luglio e agosto (92 casi, 60,9% del totale). Tali traumi riguardano soprattutto giovani (la mediana per i maschi è 17 anni e per le femmine 23,7 anni).

 

Considerando le dinamiche di accadimento dei traumi, emerge come tali eventi siano principalmente dovuti a cadute, scivolamenti, tuffi e scontri con altre persone o con oggetti (almeno il 60% del totale).

 

Per quantificare il costo sociale dei traumi minori, sono state conteggiate le giornate di prognosi attribuite ad ogni accesso:

  • in 40 casi le prognosi superano i 10 giorni per un totale di 760 giornate;
  • nei restanti 111 accessi il totale delle giornate di prognosi è 587.

Complessivamente, le giornate di prognosi giustificate dai traumi minori sono state 1.347, con una media approssimativa di 9 giornate per ogni accesso. Questo dato dimostra che anche traumi apparentemente irrilevanti, verificatisi durante un’attività ludica, generano un elevato costo sociale.

 

Nel periodo di osservazione sono stati registrati 29 accessi per danni all’orecchio; 19 accessi (65%) sono avvenuti nel periodo estivo e hanno interessato in larga maggioranza maschi (24 casi, 83%): i tuffi sono la causa più frequentemente riscontrata (6 casi, 21%). Meno frequenti si sono rivelate le alterazioni dello stato di coscienza (lipotimia e perdita coscienza); al PS si sono infatti registrati 17 casi (5 uomini e 12 donne) più omogeneamente distribuiti durante tutto l’anno, in particolare si sono verificati 4 casi in estate e 7 in autunno. La mediana delle età dei soggetti colpiti (superiore a 55 anni) è nettamente superiore a tutte le altre tipologie di danni fisici. In 6 casi il soggetto stava praticando attività sportiva, mentre in 4 casi l’uso della piscina era a scopo terapeutico-termale.

 

Nel periodo esaminato sono stati registrati 8 accessi per punture di insetti; tutti i casi si sono verificati nei mesi di luglio e agosto. Eventi più rari sono costituiti da annegamenti/quasi annegamenti. Nel periodo esaminato si sono verificati 5 casi di quasi annegamento ed un caso di annegamento. I 6 casi hanno coinvolto prevalentemente maschi molto giovani con una marcata stagionalità (5 casi si sono verificati in estate). è importante evidenziare che i tre casi di quasi annegamento, verificatisi in piscine domestiche, hanno coinvolto bambini molto piccoli (età media 2,3 anni). Infine, si sono verificate 3 aggressioni, tutte in estate, che in 2 casi hanno interessato donne. è da notare che non si sono registrate epidemie di infezioni gastroenteriche, cutanee ed oculari.

 

Il nostro studio ha dimostrato che, benché la frequenza dei danni fisici da piscina sia limitata rispetto al totale degli accessi al PS, i costi sociali e in parte la gravità di tali eventi hanno importanza per la salute pubblica, in particolare perché prevenibili in gran parte.

 

I danni fisici associati alla frequentazione delle piscine sono da considerare sottostimati, in quanto le informazioni contenute nei referti del PS sono sommarie e carenti di tutto ciò che non è ritenuto necessario per l’intervento terapeutico; queste lacune informative portano ad una mancata assegnazione di accessi dovuti all’utilizzo di piscine.

 

Sebbene la vicinanza della riviera romagnola porti ad una frequentazione delle piscine inferiore a quella riscontrabile in territori più lontani dal mare, l’aumento dell’offerta di piscine ad uso pubblico, specialmente all’interno di agriturismi nell’entroterra, registrato negli ultimi anni, non induce a prevedere una diminuzione delle frequentazione.

 

E' in corso di svolgimento presso l’AUSL di Forlì un’analisi sui costi sostenuti per le cure erogate in PS a seguito degli accessi esaminati. Sulla base di quanto documentato sarebbe utile, in un’ottica di prevenzione primaria, potenziare la formazione:

  • dei bagnini e dei gestori, sensibilizzandoli ai rischi descritti, per accentuare la loro attività di controllo e suggerendo l’inserimento di modifiche nei regolamenti interni, specie per quanto riguarda le norme comportamentali degli utenti (corsa, scivoli, salti, tuffi, giochi);
  • dei tecnici della prevenzione, affinché nelle attività di vigilanza non si limitino alla verifica della qualità dell’acqua in vasca, ma ispezionino anche il bordo vasca tenendo presente alcuni fattori di rischio (scivolosità dei rivestimenti, presenza di grate e ostacoli impropri, presenza di scivoli e trampolini);
  • dei tecnici che progettano e costruiscono gli impianti, per sensibilizzarli ad un maggiore attenzione nella scelta dei materiali (scivolosità) e ad una maggiore cura nel progettare vasche, spazi perimetrali e posizionamento di attrezzature.

Riferimenti bibliografici

1. WHO. Guidelines for safe recreational waters, Volume 2 - Swimming pools and similar recreational-water environments. 2006 (www.who.int/...).

2. CDC. Injuries at a water slide - Washington. Morbidity and Mortality Weekly Report. 1984 33(27): 379-82, 387 (www.cdc.gov/mmwr/... ).

3. Nielsen LP, Freund KG. Swimming pool accidents in Denmark. Ugeskr Laeger 2003 26;165(22):2299-302.

4. Soyuncu S, Yigit O, Eken C, et al. Water park injuries. Turkish Journal of trauma and emergency surgery 2009;15(5):500-4.

5. Wright JB. Wild water rapid burns. Br J Sports Med 1995;29(3):208-9.