Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2012

Indagine qualitativa dei bisogni di informazioni degli operatori di distretto sulla popolazione ultra64enne

Amedeo Baldi1, Luciana Chiti2, Alberto Perra3, Marco Cristofori4, Giuliano Carozzi5, Lilia Biscaglia6, M. Chiara Antoniotti7, Benedetta Contoli3, Rita Ferilli3, Luana Penna3 e Arianna Dittami3

1Società della salute della Lunigiana, ASL1 Massa e Carrara, Aulla (MS);

2ASL3 Pistoia;

3Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma;

4Servizio di epidemiologia, biostatistica e promozione della salute, ASL4 Terni;

5Dipartimento di Sanità Pubblica, AUSL Modena;

6Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali del Lazio, Roma;

7Servizio Epidemiologico Regione Piemonte, Torino

 

Il ministero della salute, nel 2011, ha affidato all’Istituto Superiore di Sanità il compito di appoggiare le regioni che, a partire dal 2012, raccoglieranno ogni due anni i dati su un campione statistico della popolazione ultra64enne, portando così a regime, gradualmente, il sistema di sorveglianza Passi d’Argento (PDA).

 

Il progetto PDA ha come obiettivi specifici, tra gli altri, sia quello di disegnare un profilo della popolazione anziana dinamico e utile alla programmazione e al monitoraggio degli interventi, sia quello di stimare la copertura, la continuità e la qualità dell’ assistenza delle strutture residenziali e territoriali d’accoglienza.

 

Inoltre, altra importante finalità è quella di promuovere competenze e qualità professionale all’interno dei servizi del settore sociale e sanitario, favorendo l’adozione o il miglioramento di interventi miranti a garantire la continuità assistenziale, attraverso il diretto coinvolgimento di questi servizi nelle attività di monitoraggio e interpretazione congiunta dei risultati (1).

 

In Italia sono presenti ad oggi 711 distretti socio-sanitari, con un bacino di utenza medio di 85.000 abitanti e un’estensione territoriale media di 440 kmq, che forniscono assistenza e servizi sulla base della normativa di riferimento, in particolar modo alla popolazione anziana (2).

 

In questo contesto è stata pertanto ritenuta necessaria una ricerca qualitativa per acquisire il parere dei direttori di distretto sull’utilità del PDA; in particolare, questo rilevante gruppo di interesse è stato coinvolto per conoscere quali aspetti di salute e dei servizi sociali e sanitari fosse necessario approfondire per far sì che il sistema di sorveglianza finora sperimentato costituisca in futuro un’ottima e tempestiva fonte di informazioni per comprendere i problemi e orientare al meglio le soluzioni. Il sondaggio web-based è stato realizzato con la collaborazione dell’associazione CARD (Confederazione Associazioni Regionali di Distretto) che ha reso disponibile l’elenco dei propri soci e ha promosso l’iniziativa.

 

Il processo di consultazione e acquisizione di consenso ha previsto due fasi principali: nella prima è stata inviata a un campione non probabilistico di direttori di distretto una e-mail di presentazione delle finalità dell’indagine, con l'invito a rispondere al questionario con form da riempire tramite web (3-5); nella fase successiva è stato organizzato un workshop per esaminare lo stato di avanzamento del progetto PDA e le proposte di integrazione delle aree di indagine acquisite. Il questionario (Tabella), facilmente accessibile tramite link, comprendeva 10 domande a risposta libera, di cui 4 finalizzate ad acquisire informazioni sul compilatore e altre 6 con l’obiettivo di conoscere:

  • le ragioni a favore o contro la partecipazione alla sorveglianza;
  • le opportunità o gli ostacoli nella messa a regime di PDA nella propria azienda o distretto attinenti alla realizzazione dell'indagine, ma anche all'utilizzazione dei risultati;
  • i problemi o gli aspetti di salute o di assistenza che dovrebbero essere meglio studiati o "monitorati" nel tempo.

Complessivamente, sono stati inoltrati ai direttori di distretto, dei quali è stato possibile reperire l’ indirizzo di posta elettronica, 402 questionari e hanno aderito all’indagine 142 dirigenti, distribuiti nella gran parte delle regioni. Il tasso di rinvio è risultato del 35%. I mancati ritorni e la non disponibilità di indirizzi e-mail, sebbene abbiano introdotto una distorsione nel campione, a nostro parere non invalidano l’indagine, in quanto l’obiettivo della stessa era quello di acquisire elementi utili per orientare le decisioni del Gruppo tecnico operativo del PDA.

 

Il 53% dei direttori ha risposto personalmente, il resto ha delegato invece un operatore di fiducia. La maggioranza degli intervistati è costituita da professionisti del ruolo sanitario, in particolare medici (figura); di questi, due su tre conoscono già il progetto PDA.

 

 

Ben il 92% ritiene che la messa a regime del PDA potrebbe avere ricadute positive sull’organizzazione del proprio lavoro.

 

Il 38% degli intervistati individua, come principale ostacolo alla messa a regime di un sistema di sorveglianza, la carenza di risorse, in particolare di risorse umane e professionali da dedicare in modo specifico a questa attività. Emerge inoltre, nel 7% dei casi, la percezione di un’insufficiente attenzione, da parte delle direzioni delle ASL, alle problematiche assistenziali territoriali e anche come spesso sia assente la valutazione preliminare dei bisogni, ai fini della programmazione delle attività territoriali. D’altro canto, la messa a regime del sistema di sorveglianza PDA, a parere degli intervistati, potrebbe offrire alcune opportunità interessanti.

 

Infatti, per il 43% di questi ultimi non solo la sorveglianza permetterà di conoscere meglio i bisogni per orientare correttamente la programmazione, ma attraverso di essa sarà possibile individuare meglio le criticità esistenti nei percorsi assistenziali e ottimizzare il rapporto costi–efficacia. Da non trascurare poi la possibilità di una crescita della cultura multidisciplinare, con la conseguenza di miglioramento dell’integrazione socio-sanitaria e dei rapporti interistituzionali, ritenuti possibili dal 25% dei dirigenti.

 

Gli operatori distrettuali, nel sottolineare la necessità di spostare l’attenzione dalla sanità alla salute, evidenziano alcuni aspetti di ordine sanitario che richiedono un approfondimento e mettono in luce alcune problematiche sociali emergenti. Infatti, il 48% di questi ritiene che altri problemi o aspetti di salute o di assistenza, oltre a quelli già individuati nella prima sperimentazione (6), dovrebbero essere meglio studiati o "monitorati" nel tempo, per consentire agli operatori di far meglio il proprio lavoro (in particolare, le patologie croniche più diffuse e il loro management, gli stili di vita e le azioni messe in atto per rendere questi ultimi più salutari, l’autonomia di spostamento degli anziani con mezzi propri o pubblici e la possibilità di raggiungere i servizi essenziali, il livello di sicurezza percepito e l’adeguatezza delle condizioni ambientali e abitative).

 

Inoltre, sul piano sociale, viene segnalata la necessità di porre maggiore attenzione, da parte dei servizi, alle potenzialità e ai bisogni dei familiari che garantiscono sorveglianza e assistenza, anche attraverso un attento esame delle risposte ai bisogni che gli anziani e le loro famiglie sono riusciti ad organizzare; in particolare, un intervistato sottolinea che sarebbe opportuno analizzare quando e soprattutto perché si ricorre al servizio pubblico, piuttosto che al servizio privato, o alle reti di volontariato, o a quelle parentali.

 

Collegata a ciò emerge l’esigenza di conoscere meglio i servizi messi a disposizione dai vari enti all’interno del sistema pubblico, al fine di verificare l’adeguatezza e l’appropriatezza delle risposte assistenziali offerte; appare necessario anche, in parallelo, esplorare le opportunità messe a disposizione dal mondo del volontariato per affinare o implementare i servizi di vicinato.

 

In sostanza, viene sottolineata la necessità di approntare strategie organizzative dei servizi, parallelamente all’attivazione di strategie di sistema con il coinvolgimento delle parti sociali, in modo da porre particolare attenzione al governo della domanda. Il coinvolgimento dei gruppi di interesse, inoltre, è visto come un’occasione di facilitazione del cambiamento; tale cambiamento può essere monitorato nel tempo proprio attraverso lo strumento dell’indagine.

 

A nostro avviso è opportuno evidenziare che solo tre intervistati hanno preso in esame gli aspetti sociali, ma le loro riflessioni appaiono significative dal punto di vista qualitativo.

 

In definitiva, sul piano dei servizi sociali, viene indicata la necessità (e in questo senso è sottolineata l’utilità della sorveglianza) di coinvolgere gli amministratori locali per spostare l’ottica dei servizi socio-sanitari dalla non autosufficienza grave alla fragilità e favorire le azioni di prevenzione.

 

Del resto questo, oltre ad essere uno degli obiettivi principali che sottendono alla messa a regime del sistema di sorveglianza PDA, è un'opportunità per ribaltare la logica con cui attualmente viene affrontata la questione dell'organizzazione dei servizi per la popolazione anziana. Si tratta, infatti, di considerare la persona anziana non più soltanto come un gravoso carico di lavoro, o un fruitore di eccessive risorse, ma viceversa è necessario che l'intera società civile cambi prospettiva e inizi a pensare all'anziano soprattutto come una risorsa su cui investire per un innalzamento del benessere individuale e collettivo.

 

In conclusione, la consultazione webbased di questo particolare gruppo di interesse è risultata molto utile ai fini del miglioramento del progetto, consentendo, in tempi rapidi e con costi contenuti, il coinvolgimento su larga scala di numerosi esperti del settore e l’acquisizione di pareri e suggerimenti per far sì che il PDA possa diventare un’ottima e tempestiva fonte di informazioni per comprendere i problemi di salute degli anziani e orientare al meglio le soluzioni.

 

Riferimenti bibliografici

1. De Luca A, Perra A, Contoli B, et al. PASSI d’Argento dalla sperimentazione alla messa a regime: l’approccio di valutazione. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2011; 24(5):i-iii.

2. Age.Na.S La rete dei distretti sanitari in Italia. Monitor 2011; 27(Suppl. 8):1-276.

3. Yun GW, Trumbo CW. Comparative response to a survey executed by post, e-mail, and web form. Journal of Computer-Mediated Communications 2000;6(1). ( http://jcmc.indiana.edu/vol6/issue1/yun.html).

4. Braithwaite D, Emery J, de Lusignan S, et al. Using the Internet to conduct surveys of health professionals: a valid alternative? Family Practice 2003;20(5): 545-51.

5. Gunther E, Wyatt J. Using the Internet for surveys and research. J Med Internet Res 2002;4(2):e13.

6. Biscaglia L, Baldi A, Carozzi G, et al. PASSI d’Argento: la sperimentazione di un sistema di sorveglianza della salute delle persone con 65 o più anni (over 65). Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2009;22(7/8):i-iii.