Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

luglio-agosto 2012

Nota editoriale

Alberto Perra

Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma

 

E’ chiaro che, anche nel panorama della società italiana, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) offrono concrete opportunità per limitare l’infertilità di un numero crescente di coppie; il fatto che oltre il 2% dei bambini nati in questi ultimi anni ne sia il prodotto tangibile costituisce un’evidente conferma della loro importanza. Le numerose implicazioni etiche, che la loro applicazione comporta, rafforzano la necessità di una normativa chiara e condivisa anche per il fiorire, e lo studio pubblicato lo conferma, dei centri autorizzati per la PMA cresciuti numericamente del 13% negli ultimi 5 anni. Ma anche dal punto di vista della salute pubblica la PMA e la sorveglianza attivata in questi anni su tutto il territorio nazionale sono chiamate a rispondere a numerose sfide. Ad esempio, conoscere meglio le implicazioni della PMA per i bambini nati con queste tecniche. Ad oggi, la migliore comprensione della frequenza più elevata di parti multipli, parti pretermine o di basso peso alla nascita può permettere la messa in atto di misure che ne limitino gli effetti su bambini e famiglie. La sorveglianza, d’altra parte, nel tempo aiuterà a chiarire, attraverso un monitoraggio adeguato delle diverse tecnologie adottate, quali fra loro siano più indicate e adatte per ottenere migliori outcome. Ma già da ora, con i dati a disposizione, la sorveglianza potrebbe aiutare a identificare e spiegare i diversi livelli di performance fra i vari centri autorizzati, seppure il trattamento dei dati di sorveglianza, limitato oggi alla forma aggregata per la mancanza di disponibilità dei dati individuali sulle prestazioni e sui relativi pazienti, non permette le necessarie correzioni per variabili confondenti per l’outcome, per quelli favorevoli o sfavorevoli.

 

A ciò si aggiunga che le dimensioni crescenti del fenomeno e i tempi di osservazione degli esiti (a lungo termine) richiedono una ulteriore strutturazione della sorveglianza che ha necessità di mettere in comune informazioni provenienti da altri sistemi di sorveglianza o da flussi di dati correnti, quali le schede di dimissione ospedaliera, i registri delle malformazioni o dei tumori o di mortalità. La sorveglianza è chiamata anche a contribuire a fornire le informazioni che devono essere messe a disposizione del pubblico e in particolare alle coppie che intendano far uso delle tecniche di PMA. Un aspetto essenziale è costituito da un problema messo in evidenza dagli autori dell’articolo: la crescita dell’età media delle donne che intraprendono percorsi di PMA e l’ampia evidence sul tasso di insuccessi della PMA oltre i 43 anni.

 

Una comunicazione che tenga conto di queste informazioni, diretta al target delle coppie che possono voler ricorrere alle tecniche di PMA, costituisce una priorità per il sistema sanitario e i diversi organi di informazione istituzionali al fine di migliorare la risposta ai bisogni delle coppie infertili.