Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

novembre 2012

Nota editoriale

Leonardo Speri

Azienda ULSS 20, Verona

Responsabile dei Progetti per l'Allattamento della regione Veneto

 

Ci sono due cose che non dovrebbero essere più, e da tempo, in discussione: l’allattamento e il desiderio della mamme di allattare. Ribadito che “l’allattamento al seno è la norma e il modello di riferimento rispetto al quale tutti i metodi alternativi di alimentazione devono essere misurati” (1) e una volta ricordate le diverse ricerche tutte convergenti sul fatto che le mamme desiderano allattare e che chiedono di essere sostenute, quello su cui ha senso discutere è “cosa” mettere in atto affinché questo desiderio si realizzi e soprattutto “come” farlo. Sul “cosa” abbiamo uno strumento molto valido per fare il punto, il “Blueprint for Action” (2), un’agenda per operatori e decisori con un repertorio delle azioni di dimostrata efficacia da intraprendere a diversi livelli. Prima di sfogliarne alcuni capitoli, va premesso che il “come” è altrettanto cruciale, poiché il concetto di empowerment deve pervadere tutto il sistema. È uno “stile”: la capacità di saper sostenere senza sostituirsi è un imprinting che attraversa tutto il sistema, non solo le relazioni tra operatori e coppie mamma/ bambino. In accordo con l’invito della Carta di Ottawa a riconoscere che le persone costituiscono la maggior risorsa per la salute, le “potenti competenze” di madri e bambini sono il centro della triade di azioni - protezione, promozione e sostegno (3) - che attende ancora in Italia piena applicazione.

 

Politiche, pianificazione, gestione e finanziamento. Tre anni di lavoro del Comitato Nazionale per l’Allattamento sono stati fermati dalla scadenza naturale nell’aprile 2012. Preoccupa la sua mancata riconvocazione, come il fatto che le ultime sedute abbiano coinciso con l’indisponibilità al dialogo da parte delle case produttrici di latte formulato, invitate a un maggior impegno nella correttezza del marketing. Sull’efficacia del lavoro svolto ha pesato anche l’assenza del Tavolo interregionale per l’allattamento, attivo fino al 2008, garante della concreta traduzione locale delle linee di indirizzo nazionali. Quanto alla pianificazione, è solo grazie al programma Guadagnare Salute e al Piano della Prevenzione che sono nate occasioni di finanziamento per le regioni che hanno investito in questa direzione. Collocare l’allattamento nell’area della corretta alimentazione e della prevenzione dell’obesità può risultare riduttivo se vogliamo superare il concetto di madre come nutrice, considerando complessità e ricchezza tematiche implicate dal sostegno della genitorialità. Infatti, l’ingrediente dell’empowerment della persona e della comunità, fondamento già del Progetto Obiettivo materno Infantile sta alla base di qualsiasi progettualità nell'ambito della promozione della salute; quelle per l’allattamento costituiscono in questo senso sicuramente un benchmark.

 

Monitoraggio. Senza dati e quindi senza un sistema di monitoraggio manca la bussola. A fronte della disponibilità di strumenti ormai affinati (da utilizzare alla dimissione dal punto nascita e alla seconda seduta vaccinale), è l’implementazione a segnare il passo, se non per iniziative locali e non coordinate. Un sistema condiviso e a regime, obiettivo sia del Comitato Nazionale per l'Allattamento che del Piano della Prevenzione, segnalerebbe la priorità dell’allattamento come determinante di salute, traguardo e insieme indicatore di buone pratiche di sanità pubblica.

 

Protezione, promozione e sostegno. Le tante iniziative possibili possono convergere con sicurezza verso la proposta dell’UNICEF e dell’OMS “Insieme per l’Allattamento- Ospedali&Comunità Amici dei Bambini” (4). Consolidata letteratura vede nella “Baby Friendly Hospital Initiative” uno dei più straordinari progetti di sanità pubblica degli ultimi decenni. È un distillato armonico di tutti gli ingredienti necessari, implica un percorso proteso a una nascita il più possibile fisiologica, il rispetto del codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e il monitoraggio della prevalenza dell’allattamento. È impensabile ottenere risultati senza un vero processo di empowerment: nei fatti, come comprovato dagli audit, gli standard sono difficilmente raggiungibili se mancano le condizioni per una piena espressione delle risorse delle donne. In Italia contiamo 23 ospedali e una ASL certificati dall'UNICEF come ospedali "Ospedali amici dei bambini", oltre 150 tra ospedali e ASL in percorso. In alcune aree (Veneto, Lazio, Marche, ASL di Milano, Sicilia) tali strutture sono raccolte in progettualità d’insieme. La sfida coinvolge anche la comunità, i servizi territoriali nel pre e post nascita. Sono attese nel giugno 2013 ulteriori spinte e indicazioni dai risultati di una ricerca quadriennale del Centro per la Salute Materno Infantile presso l’IRCSS Burlo Garofolo di Trieste, in partnership con la ASL di Milano e l’UNICEF, che ha sperimentato i “7 passi” della "Baby Friendly Community Initiative" in 18 ASL italiane.

 

Formazione. È nel rapporto quotidiano, a tu per tu, tra operatori e donne che tutto questo lavoro d’insieme viene al dunque. Se questa relazione e le azioni saranno caratterizzate da inappropriatezza e disempowerment, le premesse legislative, istituzionali e organizzative saranno vanificate. La formazione sull’allattamento sconta forse qualche debito verso una modalità igienistico-prescrittiva, ma sono in sperimentazione modelli che rivisitano la tradizionale formazione di formatori, accentuando l’enfasi - fermi i contenuti - sullo stile comunicativo e relazionale. Si tratta di una formazione attenta all’empowerment dei formandi-futuriformatori, con un’estrema attenzione all’empowerment degli operatori, alle dinamiche psicologiche dei gruppi istituzionali, alla necessità di prendersi cura di chi cura.

 

Comunicazione per il cambiamento sociale e dei comportamenti. Il cambiamento culturale richiesto nella formazione riflette quello necessario per un salto di qualità nella comunicazione sociale. Va ricordato che esiste uno straordinario patrimonio biologico, tenacissimo, che contraddistingue i neonati, anche pretermine, e le loro mamme, ma anche quanto questa forza sia fragile: basta non riconoscerla, per dissiparla e renderla inutile. Eppure, ricordarlo crea ancora anticorpi di cui i media si fanno portavoce, come se la promozione dell’allattamento fosse prerogativa di una minoranza radicale e ideologica. Ma che fastidio può dare chi promuove l’allattamento materno? Al di là di interessi economici e della superficialità che dà tutto per scontato, sembra dia fastidio che venga ricordato che si può essere diversi, si può cambiare ed essere migliori, che è possibile fare un passo indietro e che a mamme e bambini va lasciato lo spazio, se lo vogliono (e molte donne una volta informate lo pretendono) per riprendersi ciò che nel tempo con un eccesso di medicalizzazione abbiamo tolto loro.

 

Riferimenti bibliografici

1. American Academy of Pediatrics - Section on breastfeeding. Breastfeeding and the use of human milk. Pediatrics 2005;115:496-506.

2. www.burlo.trieste.it/...

3. World Health Organization. Protecting, promoting and supporting breast-feeding: the special role of maternity services. Geneva: WHO; 1989.

4. www.unicef.it/...