Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

febbraio 2013

Valutazione della campagna di comunicazione "Mamma beve, bimbo beve"

Giuseppe Battistella1, Stefania Bazzo2, Patrizia Riscica3, Giuliana Moino3, Francesco Marini4, Mariasole Geromel5, Giuseppe Dal Pozzo6, Mery Bottarel6 e Loredana Czerwinsky Domenis7

1Servizio di Statistica ed Epidemiologia, AULSS 9 Treviso ; 2Dipartimento Universitario Clinico di Scienze della Riproduzione e dello Sviluppo, Università degli Studi di Trieste; 3Dipartimento Funzionale per le Dipendenze, Servizio Dipendenze 3Mogliano Veneto, AULSS 9 Treviso; 4Dipartimento innovazione, sviluppo e programmazione, AULSS 9 Treviso; 5Dipartimento di Scienze Umane, Università degli Studi di Udine; 6UOC Ginecologia ed Ostetricia, AULSS 9 Treviso; 7già Dipartimento dell'Educazione e della Formazione, Università degli Studi di Trieste

 

SUMMARY (Evaluation of the health communication campaign "Mom drinks, baby drinks". Treviso 2010, Italy) - In 2010, the local health unit of Treviso set the campaign "Mom drinks, baby drinks" aimed to inform about the risks of alcohol use during pregnancy. Two evaluation random sample studies were carried out among the target of the campaign, the first to measure effectiveness of communication and the second to estimate alcohol consumption before and after the campaign in the target group. The communication campaign was effective, since 84% of the sample watched the image, 93% assigned adequate meaning to it and 53% referred correctly the message conveyed. However it was not possible to demonstrate a change in alcohol consumption, because the test used for experimentation, the AUDIT-C, was found to be not reliable (Cronbach alpha < 0.7) for the purposes of the study.

Key words: program evaluation; alcohol drinking; communication

gbattistella@ulss.tv.it

 

Introduzione

L’esposizione all’alcol del nascituro è considerata la principale causa non genetica di disabilità cognitiva nel mondo occidentale (1). L'alcol assunto dalla gestante attraverso la placenta, non è metabolizzato dal feto ed è teratogeno (2). Il principale organo bersaglio fetale dei suoi effetti tossici è l'encefalo (3).

 

In Italia, un recente studio prospettico ha evidenziato, tra i bambini in età della scuola dell'obbligo, una prevalenza di sindrome fetoalcolica compresa tra il 4‰ e il 12‰, e una prevalenza complessiva di disturbi dovuti al consumo di alcol in gravidanza fra il 23,1‰ e il 62,6‰ (4). Un'indagine effettuata nel 2009 su un campione di 134 studentesse di scuola guida di 18-20 anni nell'AULSS 9 di Treviso ha evidenziato che l'89% delle giovani dichiarava di bere alcolici, il 49% di bere ogni tanto in modo smodato, il 29% riportava un consumo potenzialmente problematico (test AUDIT-C >=4) (5).

 

In un'ulteriore indagine, svolta dalla AULSS 9 di Treviso nel 2010 fra le donne gravide e gli operatori sanitari, in un primo campione di 228 donne alla 38a settimana di gravidanza, il 35% dichiarava di non aver ricevuto alcuna informazione sui rischi associati al consumo di alcol, mentre il 27% di aver ricevuto informazioni corrette e coerenti (6). I 302 operatori territoriali e ospedalieri (equivalenti all’80% del totale) coinvolti nel percorso nascita della ULSS pensavano, nella misura del 25%, che bere mezza unità alcolica al giorno non comporti danni per il feto. Solo il 12% di loro suggeriva alle gravide di evitare completamente le bevande alcoliche.

 

Sulla scorta di tale evidence, la ULSS 9 di Treviso ha condotto, tra maggio e giugno 2010, la campagna di comunicazione “Mamma Beve, Bimbo Beve", parte di un'articolata strategia per ridurre il consumo di alcol in gravidanza e allattamento (7). Obiettivo della campagna era, infatti, quello di informare la popolazione sui danni al feto causati dall’alcol. Il visual della campagna è stato ideato da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton, e consiste nel messaggio "Mamma Beve, Bimbo Beve" e nell'immagine di un feto all'interno di un bicchiere di una diffusa bevanda alcolica (Figura). La campagna comunicativa era mirata ai residenti in età riproduttiva e alla popolazione generale. Il visual è stato diffuso negli ospedali, nelle strutture sanitarie territoriali, negli ambulatori dei pediatri di libera scelta e dei medici di medicina generale, in alcuni poliambulatori privati e in diversi esercizi pubblici (bar, ristoranti, discoteche). Sono stati utilizzati, inoltre, le reti televisive e i giornali locali, gli autobus e la rete internet (siti web, social network, mailing list, bacheche virtuali, gruppi di discussione, forum tematici, giornali online, newsletter).

 

L'immagine utilizzata ha suscitato un'accesa discussione nei media (8). Prima della campagna, il personale coinvolto nel percorso nascita della AULSS ha fatto formazione sugli effetti del consumo di alcol sul feto, in modo che alle donne in età fertile e alle gravide non pervenissero, come emerso da un’indagine del 2010, informazioni contrastanti.

 

In un primo studio si è valutata l’efficacia della comunicazione, da cui ci si aspetta un impatto emotivo, una riorganizzazione emotiva e la ricezione di un messaggio preordinato, in un secondo studio si è valutato l’effetto atteso nei comportamenti del target, verificando la diminuzione dell’assunzione di alcol.

 

Materiali e metodi

Nel primo studio, per valutare l’efficacia comunicativa della campagna, si è scelto di misurare l’impatto dell’immagine in termini conoscitivi (se e quanto viene ricordata e se si ricordano i messaggi da essa veicolati) e in termini emotivi (il tipo e il grado di reazioni emotive suscitate in chi la vede). È stato quindi realizzato, a maggio-giugno 2011, un sondaggio con un questionario semistrutturato di tipo qualitativo, creato ad hoc e somministrato dalle assistenti sanitarie a una serie consecutiva di 694 genitori o tutori che hanno accompagnato i bambini di età compresa tra 0-2 anni per le vaccinazioni, in un campione casuale di 9 punti vaccinali aziendali. Sono state usate due domande aperte per valutare le reazioni emotive (Come le sembra quest’immagine? Che sensazioni le suscita?) e una per il messaggio suggerito (Che cosa le suggerisce di fare quest’immagine?). L'analisi delle risposte alle domande aperte ha richiesto due fasi preliminari. È stata fatta una precategorizzazione semantica delle risposte, che sono state collocate in un diagramma vettoriale interpretativo. Il modello di analisi si è dimostrato soddisfacente, ottenendo per il primo impatto emotivo un’inclusione del 91% dei questionari, per la riorganizzazione emotiva dell’81%, per il messaggio suggerito dell’88%. Per verificare se e dove fosse stata vista l’immagine e valutarne il significato attribuito, sono state utilizzate domande categoriche chiuse. Sono stati rilevati genere, anno di nascita e Comune di residenza. Per valutare la significatività statistica delle differenze all'interno del campione è stato usato il test del χ2 con livello di significatività del 5%.

 

Nel secondo studio, per stimare variazioni nel consumo di alcol nelle donne gravide, sono stati analizzati due campioni di donne che si sono presentate in ospedale per il monitoraggio della 38a settimana, uno prima della realizzazione della campagna (228 donne dal 7 aprile al 7 maggio 2010) e uno dopo (254 donne dal 27 aprile al 27 maggio 2011). Attualmente non esiste uno strumento semplice e validato per misurare quantitativamente i consumi di alcol individuali durante tutta la gestazione. Si è deciso di utilizzare il test AUDIT-C, di norma usato per identificare il consumo di alcol a rischio. Il test è stato inserito in un questionario multilingue che è stato somministrato dalle ostetriche, nei reparti di ostetricia presenti nel territorio dell'AULSS. Se i dati avessero evidenziato sufficienti validità interna (Alfa di Cronbach > 0,7) e potenza discriminante (Delta > 0,9), avremmo verificato se vi fosse stata una maggior probabilità d’ottenere un punteggio di consumo più basso nell'ultimo gruppo rispetto al primo, calcolando il generalized odds ratio con livello di significatività del 5%.

 

Risultati

Tra gli arruolati nello studio sull'efficacia comunicativa non vi sono stati rifiuti alla compilazione del questionario. Dei 694 questionari raccolti ne sono stati scartati 4 perché compilati in modo insufficiente. La maggioranza degli intervistati era di sesso femminile (84%). L'età media dei maschi è di 37 anni, delle femmine 35.

 

L’immagine è stata vista dall'84% del campione. È stata notata soprattutto nelle strutture sanitarie pubbliche (64% in ospedale, 40% nei servizi territoriali, 31% nell'ambulatorio pediatrico). I significati attribuiti all’immagine sono corretti nel 93% dei casi. Nessuno ha scelto l'opzione "non so". In pochissimi casi è stato dato un significato distorto (3 casi hanno indicato come significato "pubblicità di un aperitivo", 12 "una campagna sull'aborto"). Il primo impatto emotivo è stato di gradimento con coinvolgimento nel 44% del campione, di disagio nel 37%. L’immagine è stata efficace in termini di recepimento del messaggio nel 53% dei casi, in quanto ha suggerito di non bere in gravidanza e/o di diffondere quest'informazione agli altri. Il 63% di chi aveva già visto l’immagine ha riferito il corretto messaggio di salute veicolato dalla campagna, contro il 48% di chi l’ha vista per la prima volta durante l’intervista (p = 0,020). Tra chi aveva già visto l’immagine, l’intensità dell’impatto emotivo non è associata all’efficacia del messaggio (p = 0,775). L’efficacia è alta sia tra chi ha gradito l’immagine (68%) sia tra chi non l’ha gradita (57%). La differenza in questo caso è significativa (p = 0,011). Non è stato possibile valutare l’eventuale modificazione dei consumi di alcol delle gravide. Il test AUDIT-C non ha dimostrato sufficiente validità interna e capacità discriminante (Alfa = 0,545; Delta = 0,558).

 

Discussione

La campagna "Mamma Beve, Bimbo Beve" ha ottenuto un alto livello di visibilità nella popolazione obiettivo e si è dimostrata efficace nella diffusione del messaggio di salute. Quanto al secondo studio, non è stato possibile valutare l'eventuale variazione dei consumi di alcol tra le gravide successiva alla campagna, in quanto il test AUDIT-C si è rivelato inadeguato per tale scopo. L’esperienza realizzata conferma la necessità di valutare l’efficacia di interventi di comunicazione, seppure, come nel nostro caso, limitandosi all’efficacia della comunicazione, in termini emotivi, conoscitivi e comportamentali e non all’efficacia complessiva della campagna. Per fare questo è tuttavia necessario disporre di validi strumenti non sperimentali e selezionare modalità di valutazione facilmente applicabili.

 

Riferimenti bibliografici

1. World Health Organization. Global status report on alcohol and health. 2011 (www.who.int/...).

2. Spagnolo A. Teratogenesis of alcohol. Ann Ist Super Sanità 1993;29(1):89-96.

3. Ornoy A, Ergaz Z. Alcohol abuse in pregnant women: effects on the fetus and newborn, mode of action and maternal treatment. Int J Environ Res Public Health 2010;7(2):364-79.

4. May AP, Fiorentino D, Coriale G, et al. Prevalence of children with severe fetal alcohol spectrum disorders in communities near Rome, Italy: new estimated rates are higher than previous estimates. Int J Environ Res Public Health 2011;8(6):2331-51.

5. Struzzo P, De Faccio S, Moscatelli E, et al. Identificazione precoce dei bevitori a rischio in assistenza primaria in Italia: adattamento del questionario AUDIT e verifica dell’efficacia d’uso dello short-AUDIT test nel contesto nazionale. Bollettino per le farmacodipendenze e l’alcoolismo 2006;29(1-2):20-5.

6. Battistella G, Bazzo S, Bottarel M, et al. Il consumo di alcol in gravidanza, Azienda ULSS 9 Treviso - 2010. Not Ist Super Sanità - Inserto BEN 2010;23(12):iii-iv.

7. Bazzo S. Il disturbo dello spettro fetale alcolico (FASD): un progetto di prevenzione rivolto agli operatori sanitari, ai giovani, alle gestanti (www.openstarts.units.it/... ).

8. www.mammabevebimbobeve.it/...