Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

gennaio 2013

Effetti favorevoli dell'allattamento al seno sull'abitudine al fumo delle madri nella provincia di Rieti

Margherita Sbarbati

UOS Medicina preventiva dell’età evolutiva, Dipartimento Materno Infantile, ASL Rieti

 

SUMMARY (Beneficial effects of postpartum breastfeeding on smoking habits in the province of Rieti - Italy, 2010) - The aims of this population-based survey are to explore prevalences and changes in smoking behaviour of mothers in the province of Rieti, before, during, and at 3, 6 months after pregnancy, and to investigate factors associated with smoking cessation after pregnancy, and the relationship between breastfeeding and smoking habits. Data of this study show a strong association between maintenance of postpartum smoking abstinence and breastfeeding that was found even after controlling for other predictors.

Key words: smoking; breastfeeding; smoking cessation

m.infantile@asl.rieti.it

 

 

Introduzione

L’esposizione al fumo di tabacco in gravidanza è associata ad aumento di complicazioni prevenibili della gravidanza stessa (placenta previa, aborto spontaneo, parto prematuro, mortalità perinatale) e della prima infanzia, quali il rischio di sindrome della morte improvvisa del lattante e di patologie respiratorie, cardiovascolari, neurocomportamentali nel neonato e nel bambino (1, 2). Sebbene nel triennio 2008-10 sia segnalata una diminuzione della prevalenza dell’abitudine al fumo in Italia, emerge che nel Lazio la prevalenza di donne fumatrici è più alta di quella di altre regioni (29%), con un divario uominidonne inferiore alla media nazionale (3), con frequenze più elevate tra le donne nella fascia d’età 18-34 anni, associate a livelli socioeconomici più bassi; inoltre, un quinto dei bambini risulta esposto al fumo passivo dei genitori. Si stima che circa il 60% delle donne smette di fumare in gravidanza, ma una buona percentuale di madri riprende il fumo subito dopo il parto o nei primi mesi di vita del bambino (1, 4).

 

Nell’ambito di un’indagine su prevalenza, esclusività e durata dell’allattamento al seno (AS) nel territorio, si sono valutati i cambiamenti del comportamento rispetto all’abitudine al fumo delle donne reatine nei primi mesi del postpartum in previsione dell’avvio di un progetto rivolto alle neomamme, mirante a favorire anche l’adozione di stili di vita salutari, primo fra tutti l’astensione dal fumo di sigaretta.

 

Metodi

Nel secondo semestre 2010 è stato (auto)somministrato un questionario a tutte le madri di neonati residenti presenti negli ambulatori vaccinali in occasione della 1a vaccinazione al 3o mese di vita del figlio e, in seguito, per una seconda somministrazione alle stesse donne, in occasione della 2a vaccinazione al 5o-6o mese. Fra l’altro, si chiedeva se le donne avessero fumato regolarmente (e quante sigarette al giorno) prima, durante la gravidanza, nel postpartum e nei due momenti dell’intervista. Il tipo di allattamento, studiato con 4 quesiti secondo le indicazioni dell’OMS, ha permesso di ricostruire a posteriori 4 categorie standard di allattamento: esclusivo, predominante, complementato e non AS. Sono state infine misurate l’età, la cittadinanza, la scolarità e lo stato lavorativo delle madri in entrambi i momenti e la frequenza a un corso di accompagnamento alla nascita (CAN). Per le variabili oggetto di studio sono state eseguite analisi di frequenza e testate le differenze con il χ2. Con il programma STATA 11, sono stati costruiti modelli di regressione logistica multivariata per la stima di odds ratio (OR) e relativi intervalli di confidenza (IC) al 95% per le associazioni tra abitudine al fumo prima della gravidanza, al 3° e al 5° mese del postpartum, l’AS nei due momenti dell’intervista e altre variabili d’esposizione.

 

Risultati

Alla 1a vaccinazione sono stati raccolti 320 questionari (tasso di partecipazione 86% rispetto ai vaccinabili nel periodo considerato) e alla 2a vaccinazione sono state reintervistate 185 madri. Le stime della prevalenza dell’abitudine al fumo e delle categorie di allattamento alla 1a vaccinazione (Tabella) si riferiscono alle sole donne che avevano risposto a entrambi i questionari. Per completezza, tra parentesi, vengono riportate le prevalenze stimate al 3o mese sul totale delle 320 madri. Non si evidenziano significative differenze per le variabili nel gruppo di madri perse al follow up, rispetto alle partecipanti, anche alla seconda intervista. L’età mediana è 33 anni (range 18-44 anni). La prevalenza di qualsiasi AS sul campione totale è 65,5% (65,9%) al 3o mese di vita e 51,7% al 5o. Il 33,1% (33,5%) delle madri fumava prima della gravidanza, con prevalenze più alte (p = 0,004) tra le primipare (40,2% del campione ristretto, 39,2% del campione totale); il 12,6% (10,3%) delle madri intervistate ha dichiarato di aver continuato a fumare anche in gravidanza. Al 3° mese di vita del bambino il 62,9% delle donne che fumavano prima della gravidanza interrompe e la prevalenza di donne fumatrici scende al 14,5% (14,6%), con tassi significativamente diversi tra le madri che allattano e quelle che non allattano (9,2% vs 25%). Al 5° mese fuma il 15,5% delle madri (l’8,9% tra quelle che allattano, il 22,6% tra quelle che non allattano).

 

 

Il numero medio di sigarette fumate giornalmente è 12,2 (deviazione standard - DS ± 4,4), prima della gravidanza, 9,4 (DS ± 4,3) al 3° mese e 9,7 (DS ± 4,2) al 5° mese, per le mamme che non allattano, mentre 6,1 (DS± 3) e 4,4 (DS± 2) rispettivamente al 3° e 5° mese del postpartum per le madri che allattano al seno.

 

L’analisi multivariata applicata al campione di donne che hanno compilato entrambi i questionari (Tabella) ha evidenziato come età, livello elevato di scolarizzazione e condizione lavorativa a tempo pieno siano significativamente associate a una maggiore astensione dal fumo, sia prima sia dopo il parto. L’AS, qualunque esso sia, mostra un significativo effetto protettivo rispetto all’abitudine al fumo, indipendentemente dagli altri fattori considerati, sia al 3° che al 5° mese (odds ratio aggiustata - ORa 0,3). La partecipazione ai CAN mostra invece un effetto protettivo soprattutto nei primi mesi del postpartum (ORa 0,3).

 

Conclusioni

La prevalenza di fumatrici nel territorio della provincia di Rieti risulta particolarmente elevata, più alta della media nazionale e, in linea con la letteratura (5), maggiore soprattutto tra le più giovani, senza figli, in condizioni socioeconomiche meno agiate. Lo studio conferma come la gravidanza sia associata a un alto tasso di cessazione dal fumo, seppur inferiore nelle donne che hanno già avuto figli, nettamente più alto tre le donne che allattano al seno. Studi epidemiologici dimostrano che le ricadute nel postpartum possono interessare fino all’85% delle madri e che la ripresa dell’abitudine al fumo spesso avviene entro 2-8 settimane dalla nascita del figlio; le donne fumatrici presentano inoltre un rischio raddoppiato di interrompere l'AS nelle 10 settimane successive al parto (6). Sostenere quindi gli sforzi delle madri a mantenere l’astinenza dal fumo dopo la nascita del proprio figlio potrebbe aiutare a prolungare la durata dell'AS. D’altro canto, la forte associazione che il nostro studio evidenzia tra AS e abitudine tabagica al 3° e al 5° mese, dimostra anche come la promozione di questa pratica possa avere, a sua volta, un ruolo favorente sul mantenimento dell’astensione dal fumo. Si raccomanda infatti agli operatori sanitari di incoraggiare l'AS per indurre le madri a smettere di fumare (7).

 

I servizi vaccinali del consultorio e le visite domiciliari alla puerpera nelle settimane successive al parto sono un ambito in cui, accanto alla promozione dell’AS, è possibile effettuare anche counselling antitabagico. Se infatti le donne sono incoraggiate a smettere di fumare durante le visite prenatali, non altrettanto avviene nel postpartum, in cui l’attenzione dei pediatri è rivolta alla salute del neonato e non alle abitudini tabagiche delle madri. Il counselling breve, cioè l’azione strutturata a sostegno del cambiamento comportamentale, in questo momento critico, potrebbe essere un intervento semplice, di basso costo e grande efficacia, soprattutto se effettuato da parte di personale sanitario adeguatamente preparato.

 

Riferimenti bibliografici

1. Hackshaw A, Rodeck C, Boniface S. Maternal smoking in pregnancy and birth defects: a systematic review based on 173 687 malformed cases and 11.7 million controls. Hum Reprod Update 2011;17(5):589-604.

2. Hwang SH, Hwang JH, Moon JS, et al. Environmental tobacco smoke and children’s health. Korean J Pediatr 2012;55(2):35-41.

3. Sistema di Sorveglianza PASSI - Rapporto Regionale Lazio 2010 (www.asplazio.it/...).

4. Lauria L, Lamberti A, Grandolfo M. Smoking behaviour before, during, and after pregnancy: the effect of breastfeeding. ScientificWorldJournal 2012;154910.

5. K endzor DE, Businelle MS, Costello TJ, et al. Breastfeeding is associated with postpartum smoking abstinence among women who quit smoking due to pregnancy. Nicotine Tob Res 2010; 12(10):983-8.

6. Phillips RM, Merritt TA, Goldstein MR, et al. Prevention of postpartum smoking relapse in mothers of infants in the neonatal intensive care unit. J Perinatol 2012;32(5):374-80.

7. Gartner LM, Morton J, Lawrence RA, et al. Breastfeeding and the use of human milk. Pediatrics 2005;115(2):496-506.