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Violenza domestica

25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è stata istituita dall’Onu nel 1999, in ricordo delle tre sorelle Mirabal, deportate, violentate e uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana. Per il 2007 in Italia le iniziative non si sono limitate alla giornata del 25, ma ne sono state celebrate diverse anche nei giorni precedenti.

 

A Roma, il 21 novembre il ministro per i Diritti e le pari opportunità ha organizzato un’assemblea per discutere le proposte sul Piano d’azione nazionale contro la violenza sulle donne e per l’orientamento sessuale. All’incontro, che è stato anche l’occasione per presentare l’Osservatorio antiviolenza, hanno partecipato esponenti istituzionali, dei movimenti, dei centri antiviolenza, delle associazioni, del mondo sindacale e della cultura.

 

La violenza contro le donne è diffusa in forme diverse in tutti i Paesi e comporta costi umani, sociali ed economici altissimi. Il fenomeno si manifesta in vari modi, dalle violenze domestiche ai matrimoni forzati, dalle molestie sessuali alla prostituzione, fino alle mutilazioni genitali.

 

La situazione in Emilia Romagna

Fra le altre iniziative, a Bologna è stata presentata il 23 novembre una ricerca, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, con i dati sulle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza in Emilia Romagna nel 2005 e sui percorsi di uscita da situazioni a rischio e problematiche.

 

La ricerca è stata condotta in 10 centri antiviolenza regionali e altri 6 istituti. In totale nel 2005 sono state ospitate o accolte 1419 donne, di cui 531 (37%) straniere, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Europa dell’est e dall’Africa centrosettentrionale. Fra le donne straniere, 87 hanno chiesto aiuto perché costrette a prostituirsi.

 

La fascia di età prevalente è compresa fra i 30 e i 39 anni. Circa il 60% sono sposate o conviventi, e il 17% separate o divorziate. L’80% delle donne accolte (931) hanno figli, in grande maggioranza minorenni. Di queste, il 12% hanno subito violenza nel corso della gravidanza. I figli delle donne accolte nelle case e nei centri sono 1567; di questi, 1102, pari al 70%, hanno subito violenza direttamente o hanno assistito alle violenze contro la madre. I figli delle donne accolte nelle altre strutture sono invece 111, di cui 94 (85%) hanno subito violenza diretta o assistita.

 

Come anche nelle indagini effettuate nel 1997 e nel 2000, le violenze sono state opera soprattutto di partner o ex partner: nell’80% dei casi per le donne accolte dalle case e dai centri e nel 60% per le altre. Le altre violenze sono state opera soprattutto di conoscenti (10% e 9% rispettivamente) e parenti (7% e 23%).

 

Per quanto riguarda le diverse forme di violenza, circa il 90% delle donne hanno subito violenze di carattere psicologico, il 70% violenza fisica, il 50% violenza economica, il 25% ha subito aggressioni o molestie sessuali fino allo stupro.

 

Rispetto ai dati del 2000, nelle case e nei centri tutte le forme di violenza sono aumentate di circa il 10%, tranne la violenza sessuale. C’è invece un miglioramento dal punto di vista della tempistica: rispetto al 2000 le donne che hanno subito violenza per più di 6 anni prima di rivolgersi a un centro sono scese dal 51% al 44%, mentre quelle che hanno chiesto aiuto entro i primi 5 anni dall’inizio delle violenze sono salite dal 49% al 56%.

 

Per quanto riguarda le conseguenze sulla salute psicofisica delle donne accolte dalle case e dai centri risulta che il 46% vivono nella paura, il 28% hanno subito una perdita significativa di autostima, il 27% affermano di vivere nella disperazione o nell’impotenza, il 21% hanno sofferto ematomi, ferite o ustioni, il 21% vivono stati di ansia o fobie, il 16% stati di depressione, il 15% difficoltà di concentrazione, il 14% soffrono di disturbi del sonno o dell’alimentazione, il 13% sono in una situazione di isolamento familiare e sociale.

 

I percorsi di uscita dalla violenza sono spesso difficili, anche per motivi economici: il 68% delle donne dichiarano di avere un reddito insufficiente al proprio mantenimento o del tutto inesistente, il 26% sono disoccupate o in cerca di prima occupazione. Le donne costrette a cercarsi un lavoro a causa della violenza sono il 24%.

 

Le donne che hanno sporto denuncia o querela nel corso del 2005 sono state in totale 266, pari al 19%. Hanno utilizzato un ordine di protezione il 2% delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza (23 in tutto) e il 6% di quelle che si sono rivolte agli altri istituti (9 donne).

 

Consulta anche l’elenco dei centri antiviolenza e delle case delle donne in Emilia Romagna.