Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

influenza da nuovo virus A/H1N1

Notiziario - 9 settembre 2010

Le raccomandazioni dell’Oms per il periodo post-pandemico

Sulla base delle conoscenze acquisite dalle precedenti pandemie, gli esperti si aspettano che il virus A/H1N1v continui a circolare come virus influenzale nella fase post-pandemica e ancora per qualche anno. Anche se il livello di allarme è decisamente diminuito, è importante che la sorveglianza rimanga elevata, soprattutto nell’immediato periodo di post-pandemia, durante il quale il comportamento del virus dell’A/H1N1v come virus stagionale non è ancora realmente prevedibile. Per prepararsi al meglio al periodo post-pandemico, l’Oms ha pubblicato una serie di raccomandazioni sul monitoraggio epidemiologico e virologico, sulle vaccinazioni e sulla gestione clinica dei casi. Alle autorità sanitarie l’Oms ricorda che ci si aspetta che focolai locali d’infezioni da virus A/H1N1v continueranno a manifestarsi e che potranno avere ancora un impatto significativo sulla popolazione. Quattro le raccomandazioni chiave suggerite per la sorveglianza agli Stati membri:

  1. la rapida individuazione di eventi anomali che potrebbero indicare un cambiamento nella gravità della malattia associata all’influenza o l’emergenza di un nuovo virus
  2. il monitoraggio delle malattie respiratorie gravi, del loro livello di gravità, del loro impatto e dell’impatto dell’influenza
  3. la descrizione e il monitoraggio dei gruppi vulnerabili
  4. l’individuazione di mutazioni del virus o l’eventuale comparsa di farmacoresistenza.

Consulta:

Il contributo dei modelli matematici di previsione in Italia durante la pandemia

Il 14 giugno 2010 Epidemiologiy and Infection ha pubblicato un articolo sui modelli matematici per la valutazione dell’impatto della pandemia e delle possibili misure di controllo (farmacologiche e non) in Italia. Lo studio descrive i risultati del modello utilizzato per valutare in tempo reale l’impatto delle diverse strategie di contenimento e mitigazione messe in atto in Italia durante le prime fasi della pandemia. I risultati del modello sono stati valutati a posteriori confrontandoli con i dati della sorveglianza epidemiologica InfluNet. Le simulazioni hanno mostrato che nella fase iniziale della pandemia il numero di casi predetti dal modello concordava perfettamente con quelli riportati al sistema di sorveglianza mentre il picco si sarebbe dovuto raggiungere con due settimane  di ritardo rispetto a quanto realmente accaduto. Attraverso il modello è stato, inoltre, possibile stimare il fattore di sottonotifica della sorveglianza sentinella valutato intorno a 3,3-3,7. Inoltre, il modello ha stimato che per ottenere una riduzione del tasso di attacco della pandemia al di sotto del 10% era sufficiente vaccinare il 40% della popolazione generale (compresi i gruppi a rischio) e non l’intera popolazione, permettendo così di ridurre il numero di dosi di vaccino da acquisire. Queste previsioni hanno dimostrato di essere un valido supporto per le autorità sanitarie per la pianificazione degli interventi volti a mitigare la diffusione della pandemia. Leggi l’articolo “Model predictions and evaluation of possible control strategies for the 2009 A/H1N1v influenza pandemic in Italy”.

 

Il rapporto dell’Ecdc sulla caratterizzazione dei virus influenzali

A partire dal luglio 2010, Regno Unito, Svezia e Francia hanno spedito ai centri collaboratori dell’Oms di Londra campioni di virus influenzali A/H1N1, A/H3N2 e B. Dal test dell'inibizione dell'emoagglutinazione (HI) tutti i campioni di virus A/H1N1 sono risultati antigenicamente simili al ceppo del vaccino A/California/7/2009. Anche le analisi genetiche degli antigeni Emoagglutinina (Ha) e Neuroamminidasi (Na) hanno confermato che i virus A/H1N1 isolati sono molto simili al virus del vaccino e al virus prototipo A/California/4/2009. Geneticamente la sequenza del gene Ha dei virus A/H3N2 isolati è molto simile al clade Victoria/208 dei virus Perth/16-like. I virus dell’influenza B provenienti da Francia, Svezia e Regno Unito sono risultati in generale simili geneticamente e antigenticamente agli altri virus di tipo B/Brisbane/60/2008 contenuti nel vaccino. Leggi il rapporto Ecdc (pdf 132 kb).

 

Aspetti clinici critici della pandemia da virus A/H1N1v

Nel Regno Unito uno degli aspetti più critici della pandemia di influenza è stata la gestione dei servizi di assistenza negli ospedali. Per migliorare la capacità di assistenza e risposta dei centri sanitari, il dipartimento della Salute del Regno Unito ha pubblicato un rapporto che analizza le maggiori difficoltà riscontrate durante l’epidemia del 2009/2010. Leggi l’articolo del New England Journal of Medicine (Nejm) e la presentazione sul sito dell’Ecdc.

 

Efficacia terapeutica e profilattica degli antivirali: il parere dell’Ecdc

Sulla base di due studi pubblicati dal New England Journal of Medicine (Nejm) e dalla Health Protection Agency (Hpa), l’Ecdc ha pubblicato un avviso relativo all’efficacia degli antivirali nel corso di una pandemia. Il primo studio,“Oseltamivir ring prophylaxis for Containment of 2009 H1N1 Influenza Outbreaks”, pubblicato dal Nejm nel mese di giugno 2010, è stato condotto in un ambiente semi-isolato (quattro diversi campi militari a Singapore). In queste aree è stata portata avanti una strategia sanitaria che gli autori hanno definito “ring chemo-prophylaxis”, ovvero un intervento di profilassi su una zona geograficamente definita. A tutta la popolazione è stato somministrato un trattamento con oseltamivir e dai risultati è emerso che solo 7 persone su 1100 sono state infettate dopo aver ricevuto l’antivirale. Lo studio “The role of the Health Protection Agency in the ‘containment’ phase during the first wave of pandemic influenza in England in 2009” analizza l’efficacia delle strategie di contenimento adottate in Inghilterra. Tra i risultati più interessanti, l’Ecdc segnala, in particolare, che le strategie adottate all’interno dell'ambiente domestico si sono rivelate molto efficaci e hanno influito, anche se in misura minore, anche sul altri contesti, come quelli scolastici. Pur essendo molto diversi tra loro, entrambi gli studi sostengono che l’uso intensivo di antivirali in piccole popolazioni e in combinazione con alcune precauzioni di igiene personale può contenere almeno per un breve periodo la diffusione di una pandemia. Tuttavia, su scala maggiore, il controllo dell’epidemia con queste modalità è impossibile in quanto richiede l’impiego intensivo di molte risorse. Riguardo all’uso di antivirali, la questione è ancora molto controversa e anche le modalità di somministrazione sono state diverse nei vari Paesi dell’Ue. Leggi l’approfondimento sul sito dell’Ecdc.

 

L’andamento internazionale della pandemia

Secondo il comunicato relativo agli eventi pandemici all’estero, pubblicato il 2 settembre 2010 dal ministero della Salute, la trasmissione del virus A/H1N1v rimane più intensa in alcune zone dell’India e in alcune zone temperate dell’emisfero australe, in particolare in Nuova Zelanda e più recentemente in Australia. Consulta sul sito del ministero della Salute l’archivio dei bollettini sugli eventi epidemici all’estero e consulta l’ultimo aggiornamento (pdf 173 kb).

 

Fine della pandemia e stagione invernale 2010-2011 in Europa

Un editoriale, pubblicato su Eurosurveillance il 12 agosto 2010, ripercorre le tappe che hanno portato alla dichiarazione da parte di Margaret Chan, direttore generale dell’Oms, del periodo di post-pandemia. Per arrivare a questa conclusione, infatti, il Comitato di emergenza dell’Oms ha preso in esame i modelli influenzali dei Paesi temperati dell’emisfero meridionale che in questo momento stanno attraversando la stagione invernale. Leggi l’articolo di Eurosurveillance.

 

L’impatto della pandemia nell’emisfero Sud

I dati raccolti nell’emisfero Sud durante l’inverno 2009 da cinque centri nazionali per l’influenza dell’Oms sono stati utilizzati per valutare la circolazione dell’influenza pandemica e stagionale del ceppo A/H1N1v durante la prima ondata nel Sud del pianeta. Le evidenze suggeriscono che il virus dell’influenza pandemica abbia sostituito l’influenza stagionale e, in modo minore, anche i virus A/H3N2 circolanti nell’emisfero meridionale. Tuttavia, durante la prima ondata pandemica non è stata registrata una completa sostituzione del ceppo stagionale dell’influenza A/H1N1. I dati della stagione influenzale raccolti nel 2009 nell’emisfero Sud e nel 2009-2010 nell’emisfero Nord suggeriscono che l’influenza pandemica A/H1N1v sarà il ceppo predominante nella stagione influenzale 2010/2011 nell’emisfero meridionale. I dati disponibili supportano la raccomandazione dell’Oms per quanto concerne i virus da inserire all’interno dei vaccini antinfluenzali disponibili. Leggi l’articolo di Eurosurveillance pubblicato il 5 agosto 2010.

 

Google Flu Trends e sorveglianza sindromica

Per stimare l'incidenza dell'influenza negli Stati Uniti è stato utilizzato da Google il numero di ricerche su Internet sulla pandemia. Un articolo di Eurosurveillance ha esaminato la correlazione tra lo strumento di Google Flu Trends e le stime delle reti sentinella di diversi Paesi europei nel corso dell'influenza A/H1N1v trovando una buona correlazione tra il numero degli accessi e il picco della pandemia. Anche se con alcuni limiti, Google potrebbe essere un valido strumento per la sorveglianza sindromica. Leggi l’articolo pubblicato il 22 luglio 2010 da Eurosurveillance.

 

 


 

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