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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

sorveglianza sindromica

Emergenza Nord Africa 2011
Sorveglianza sindromica sulla popolazione immigrata: uno strumento utile e replicabile

(Revisione a cura di Flavia Riccardo e Christian Napoli - reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss)

 

24 novembre 2011 – Oltre 4100 notifiche da 97 centri accoglienza distribuiti in 11 Regioni, quasi 5300 persone sotto sorveglianza ogni giorno e 13 sindromi monitorate: sono alcuni dei numeri riportati nell’articolo “Syndromic surveillance of epidemic-prone diseases in response to an influx of migrants from North Africa to Italy, May to October 2011”, pubblicato su Eurosurveillance il 17 novembre 2011 e firmato da alcuni ricercatori del reparto Epidemiologia delle malattie infettive del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

 

L’articolo presenta i risultati preliminari dei primi sei mesi di attività (dal 1 maggio al 31 ottobre 2011) del sistema di sorveglianza sindromica attivato dal ministero della Salute e dal Cnesps, in collaborazione con le Regioni in seguito all’importante flusso migratorio (in particolare da Libia e Tunisia) che ha investito l’Italia durante la crisi politico-sociale che ha coinvolto l’Africa settentrionale all’inizio del 2011. L’obiettivo: monitorare la salute della popolazione migrante e rispondere rapidamente a eventuali emergenze sanitarie. Leggi il protocollo operativo (pdf 320 kb) elaborato dal ministero della Salute e dal Cnesps-Iss, in collaborazione con le Regioni.

 

Un primo bilancio

Grazie alla collaborazione con i Paesi nord africani partner del progetto EpiSouth Plus, sin dall’inizio dell’emergenza è apparso evidente che la maggioranza dei migranti in arrivo sulle nostre coste sarebbero stati giovani uomini adulti in buona salute. Ciononostante, la sorveglianza intrapresa si è dimostrata uno strumento necessario e utile per monitorare la situazione sanitaria e individuare potenziali focolai epidemici nei centri accoglienza.

 

Come previsto, fino al 23 maggio, il 92% delle persone sotto sorveglianza era costituito da adolescenti e giovani adulti di età compresa tra i 15 e i 44 anni; successivamente, questa percentuale è scesa al 76% per il progressivo arrivo di migranti più giovani e anziani, che hanno fatto aumentare inizialmente la proporzione di persone tra i 45 e i 64 anni, e più recentemente quella tra i 5 e i 14 anni.

 

Il sistema di sorveglianza vede la collaborazione attiva dei centri di accoglienza locali, delle autorità sanitarie e delle Regioni che inviano quotidianamente dati riguardanti sia i casi di malattia raggruppati nelle 13 sindromi identificate dal protocollo, sia i dettagli sulla popolazione residente nel centro, stratificata per classe di età. La segnalazione avviene tramite appositi moduli che vengono inviati al Cnesps, dove sono inseriti in uno specifico database e analizzati. Ogni settimana viene elaborato e pubblicato un bollettino. Dal 5 settembre 2011 vengono prodotti due tipi di bollettini: rapporti settimanali, focalizzati sulla settimana di sorveglianza con maggiori dettagli sulle principali sindromi segnalate, e rapporti riepilogativi in cui si forniscono dati dall’inizio della sorveglianza mettendo in evidenza trend a più lungo termine.

 

I dati raccolti mostrano che, tra tutte le sindromi sotto sorveglianza, le più frequenti sono a oggi le malattie del tratto respiratorio (63% delle sindromi segnalate) e la diarrea acquosa (29%). Da maggio a ottobre sono stati generati 4 allarmi statistici. In particolare gli allarmi sono: 1 per malattia del tratto respiratorio, 1 per infezione dermatologica da parassiti, 2 per diarrea acquosa. È importante sottolineare che tutti gli allarmi sono rientrati nell’arco di 24-72 ore, che nessuno di questi si è rivelato essere dovuto a una epidemia e che non si sono verificate emergenze sanitarie.

 

È interessante notare che l’arrivo di questo elevato numero di migranti non sia stato associato a un aumento nella frequenza di malattie infettive nel nostro Paese né ad alcun rischio particolare per la salute pubblica.

 

Qualche considerazione sulla sorveglianza sindromica

Tra le criticità, nell’articolo di Eurosurveillance, vengono citate l’incertezza del numero totale dei migranti residenti nei centri, l’adesione al protocollo limitata ad alcune Regioni e la mancanza di “zero reporting” nei dati forniti da alcuni centri.

 

Nonostante questi limiti, durante l’emergenza migratoria la possibilità di avere dati sempre aggiornati e disponibili è stata di grande valore anche per ovviare ai messaggi riportati dai media, non sempre basati su evidenze scientifiche. La sorveglianza sindromica sulla popolazione immigrata è stata infatti una fonte di dati tempestiva sulla salute di una categoria vulnerabile e ha permesso di monitorare i rischi eventuali per la salute della popolazione a livello nazionale. Un approccio valido, che potrebbe essere replicato anche in altri Paesi.

 

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