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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

terremoti

Lo sguardo di insieme delle sorveglianze

1 settembre 2016 – A seguito del terremoto che nel 2009 ha colpito l’Abruzzo, il Sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) ha effettuato una rilevazione straordinaria per monitorare la salute delle popolazioni coinvolte. Lo studio, chiamato Cometes (Conseguenze a medio termine del sisma), è stato condotto a circa un anno di distanza dall’evento e si è concluso con la pubblicazione dei risultati a cura dell’Istituto superiore di sanità nel 2013. Analogamente, superato il secondo anno dopo il sisma in Emilia-Romagna del 2012, è stato avviato lo Studio Istmo (Impatto sulla Salute del Terremoto in provincia di Modena), che ha monitorato la salute della popolazione residente nella Provincia di Modena.

 

Lo studio Cometes

«Le catastrofi naturali peggiorano, al pari delle guerre, lo stato di salute di una comunità a lungo termine. I sistemi di sorveglianza consentono di conoscere meglio questi effetti negativi e ricavare indicazioni per le politiche sanitarie locali». Paolo D’Argenio, del gruppo di lavoro di Cometes come rappresentante del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), tiene a precisare che «Cometes è stato possibile perché era già attivo il Sistema Passi e l’Iss ha garantito la progettazione e il coordinamento di questo progetto innovativo. Ma soprattutto è stato determinante l'impegno dei professionisti che già operavano sul posto e degli enti locali, Regione e Asl». Lo studio ha previsto una modifica mirata dei moduli tradizionali del questionario Passi per rilevare la storia personale degli intervistati rispetto al terremoto (presenza sul posto, lutti, perdite della casa e del lavoro, dissesti economici), lo stato psicologico, con test validati, e lo stato complessivo di salute (visite mediche). In estrema sintesi, Cometes ha messo in evidenza l’incremento dei sintomi depressivi e dei disturbi da stress post-traumatico. Quanto allo stile di vita, sono diminuiti i livelli di attività fisica e l’astinenza dal fumo di tabacco, mentre non si è osservato alcun impatto sul consumo di alcol. I consumi a rischio (alcol e fumo) hanno però preso piede tra i giovani, evidentemente più fragili rispetto all’evento catastrofico. È degno di nota che i Servizi sanitari hanno retto, assicurando servizi preventivi e di cure primarie simili al periodo pre-sisma, nei fatti e nella percezione della popolazione.

 

«Bisogna avere presente l’importanza non solo dei risultati positivi, come il riscontro di un incremento dei casi di depressione, che è andato poi a ridursi dopo i primi mesi, ma anche dei risultati negativi» sottolinea D’Argenio «È istruttiva la smentita sul British Medical Journal, a firma di ricercatori italiani, necessaria perché la stampa nazionale aveva riportato, in base a casi isolati, un aumento dei suicidi correlabile al terremoto a L'Aquila. La realtà, provata dallo studio, parla di una riduzione di questi eventi».

 

Lo studio Istmo

Lo Studio Istmo, sempre basato sul questionario Passi con le opportune varianti, si è concentrato sugli esiti a medio-lungo termine del terremoto emiliano, limitatamente alla popolazione della Provincia di Modena (la più colpita), condotto tra novembre 2014 e settembre 2015. A gennaio 2015, l’indagine è stata avviata anche nella Provincia di Reggio Emilia con lo studio Istre (Impatto sulla salute del terremoto in Provincia di Reggio Emilia), terminato nel febbraio 2016. Attualmente è in corso l’analisi pooled dei due studi che fornirà ancora più informazioni.

 

«La somministrazione dei questionari in tempi diversi rispetto al sisma può aver colto momenti diversi nelle dinamiche che modificano lo stato di salute e i comportamenti delle persone, tuttavia bisogna ricordare ogni terremoto ha caratteristiche proprie» dichiara Giuliano Carrozzi del Servizio Epidemiologia e comunicazione del rischio dell’Ausl di Modena e coordinatore scientifico di Istmo. «Dai nostri dati non è emerso un aumento generalizzato della depressione, né dell’uso di farmaci antidepressivi. Come a L’Aquila, anche in provincia di Modena non si è riscontrato un aumento dei suicidi. Va detto che c’è stata una forte presenza di personale in grado di fornire assistenza psicologica e che l'evento ha fatto emergere nel lungo medio-termine le risorse di resilienza delle persone. Tuttavia, come a L’Aquila le persone che hanno riferito danni e disagi mostrano prevalenze superiori di stato d’ansia e sintomi depressivi. Una persona su due ha riferito ancora un pensiero intrusivo, cioè pensa al sisma anche quando non vuole. Tra i comportamenti con un impatto sullo stato di salute abbiamo osservato una riduzione dei livelli d attività fisica, in accordo con quanto già noto dalla letteratura e con i dati abruzzesi. Anche se le ragioni potrebbero essere diverse, visto che a L’Aquila si sono verificate condizioni di isolamento favorenti la sedentarietà, mentre in Emilia-Romagna non sono state messe in atto soluzioni di tipo new town. Il dato più preoccupante è un aumento del 5% della frequenza di obesità (confronto 2008-2012 vs 2012-2015), accompagnato da una riduzione della frequenza di sovrappeso, come se il sisma avesse fatto avanzare verso un eccesso ponderale più grave l’ago della bilancia».

 

L’indagine, oltre a tracciare la storia individuale (lutti, decessi, danni economici) ha anche stratificato la popolazione in funzione della residenza più o meno prossima all’area di massimo impatto del terremoto (denominata “cratere ristretto”). «Il terremoto emiliano si è caratterizzato per un numero contenuto di decessi e un impatto notevole sugli aspetti lavorativi ed economici. Gli eventi più traumatici per la popolazione che hanno influenzato lo stato di salute e i comportamenti sono stati la perdita della casa e del lavoro. È interessante osservare che anche persone non direttamente coinvolte hanno manifestato qualche modifica della salute psicologica e dello stile di vita, aspetti che difficilmente sarebbero stati colti in assenza di un’attività di sorveglianza. La sorveglianza ha un ruolo fondamentale proprio nel cogliere aspetti che sfuggirebbero con altri strumenti. Lo stesso discorso vale per gli effetti negativi a lungo termine, quella che possiamo definire la cronicità dei danni di una catastrofe, che tra l’altro colpiscono sempre i sottogruppi più svantaggiati».

 

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