Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

terremoti

Un intervento professionale e strutturato

1 settembre 2016 - Che una buona risposta alle emergenze sia frutto del lavoro fatto in preparazione al possibile evento, almeno in ugual misura di quello svolto durante e dopo, emerge chiaramente dalle parole di Francesca Maffini, capo ufficio stampa della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri: «Dare attuazione alle politiche di protezione della popolazione implica un solido coordinamento, che si declina nell’adozione di un linguaggio comune e nella capacità di interfacciarsi tra enti e persone che partecipano alla macchina dei soccorsi. Solo in questo modo si riesce a razionalizzare la gestione dell’emergenza. Resta sempre attuale e valido quanto affermava Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione civile: il soccorritore non deve mai essere soccorso».

 

Maffini ricorda che gli interventi sul campo vedono, in genere, in azione squadre miste in cui lavorano fianco a fianco professionisti e volontari con competenze diverse e, a maggior ragione, la condivisione di linguaggio, operatività e spirito non si possono improvvisare. In aggiunta ricorda: «La Protezione civile è fatta da tutti gli italiani» e aggiunge, portando ad esempio il problema della sicurezza delle abitazioni, che la partecipazione coinvolge tutti indistintamente, anche in fase preparatoria: «I paesi colpiti dal recente sisma si collocano in zona sismica 1. I cittadini devono sapere che oltre alla sicurezza strutturale degli edifici, altri elementi possono fare la differenza sull’entità delle conseguenze. Fissare o meno i mobili pesanti può cambiare il destino degli abitanti della casa».

 

Ma come e dove può informarsi il cittadino? «Gli strumenti ci sono. Mi preme citare il progetto Io non rischio, buone pratiche di protezione civile, una campagna di informazione e formazione del cittadino su eventi come terremoti, alluvioni, maremoti. Oltre ai contenuti del sito, sempre fruibili, sono di particolare valore gli eventi locali durante i quali i volontari della Protezione civile, che hanno fatto un pezzo di percorso in più rispetto alla popolazione generale in termini di conoscenza e di competenza delle emergenze, diventano figure di riferimento per le persone». Come rispondere all’obiezione che le iniziative di prevenzione, per esempio il sopralluogo di un ingegnere per la propria abitazione, hanno un costo che sarà a fondo perduto se l’emergenza non si verifica e che è difficile sostenere in tempi di crisi economica? «La reticenza delle persone è comprensibile, ma non condivisibile. Sappiamo che gli investimenti hanno in genere un pro e un contro, ma che quelli in prevenzione hanno quasi sempre solo dei pro».

 

Le regole ci sono

Destino vuole che proprio pochi giorni prima del sisma sia stata pubblicata la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, firmata nel mese di giugno, che disciplina il coordinamento soccorsi sanitari urgenti in caso di emergenza nazionale ad opera della Centrale remota operazioni soccorso sanitario (Cross). La direttiva introduce due importanti novità che pongono in capo al Capo del Dipartimento della Protezione Civile la direzione degli interventi di emergenza e favoriscono il necessario supporto delle risorse del Servizio nazionale di protezione civile nelle attività di soccorso sanitario urgente: la Cross preventivamente individuata e i Referenti Sanitari Regionali per le emergenze.

 

Per coordinare con efficacia l’utilizzo delle risorse mobilitate, il Dipartimento può avvalersi della Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario per il coordinamento dei soccorsi sanitari, una Centrale 118 che le Regioni mettono a disposizione in caso di necessità, sia per l’invio di Moduli Sanitari, sia per il coordinamento delle eventuali operazioni di evacuazione sanitaria delle vittime. La Centrale chiamata ad intervenire non è ovviamente quella della Regione colpita dall'emergenza.

 

La Direttiva prevede, inoltre, un Referente sanitario regionale per le emergenze (Rsr) con il quale il Dipartimento, entro 24 ore dall’evento, può stabilire un collegamento tempestivo con la struttura sanitaria della Regione e della Provincia Autonoma colpita e ricevere richieste specifiche sul tipo di aiuto sanitario necessario.

 

Lo sguardo di insieme delle sorveglianze

Il ruolo delle Sorveglianze, come strumenti di monitoraggio della salute in caso di catastrofi e di indirizzo degli interventi, è confermato dalle due rilevazioni straordinarie di Passi. La prima è stata organizzata in occasione del terremoto in Abruzzo nel 2009 (Studio Cometes, condotto a un anno circa di distanza dall’evento e concluso con la pubblicazione dei risultati a cura dell’Istituto superiore di sanità nel 2013); la seconda è stata effettuata nella provincia di Modena a seguito del terremoto in Emilia-Romagna nel 2012 (Studio Istmo, superato il secondo anno dopo il sisma). Per approfondire leggi il pezzo dedicato, che ne riassume i risultati ottenuti.

 

Emergenza sangue

L’emergenza sangue può essere uno degli aspetti più drammatici nelle emergenze che coinvolgono un numero significativo di persone. Fortunatamente in questa emergenza non si è avuta alcuna sofferenza ma, come spesso accade, lo slancio solidaristico preventivo ha fatto sì che il Centro nazionale sangue (Cns) e le associazioni italiane di volontariato (Avis, Croce rossa italiana, Fidas, Fratres) hanno messo in moto il “Piano strategico nazionale per il supporto trasfusionale nelle maxi emergenze”. È stata immediatamente resa disponibile alle Regioni colpite una scorta di sangue nazionale (che successivamente non è stato necessario far pervenire all’area interessata dal sisma) ed è stato attivato il collegamento diretto dei centri trasfusionali locali con il Cns e con le Associazioni di donatori volontari di sangue.

 

I bisogni primari

Nelle emergenze sono a rischio necessità essenziali, come cibo, acqua, possibilità di dormire e igiene. Il problema alimentare è tra quelli che ha un impatto emotivo più forte e smuove slanci a volte improvvisati e non sempre efficienti. È particolarmente critica l’alimentazione dei bambini piccoli, tra i gruppi più vulnerabili nelle emergenze, anche nei Paesi ricchi ed avanzati. Ci sono comunque letteratura ed esperienza sul campo per la gestione dell’alimentazione infantile. Tra i 10 principi guida individuati dall’Oms su questo argomento, l’allattamento al seno ha un posto di primo piano. L’altro tema importante riguarda la donazione di alimenti per l’infanzia. L’Enn (Emergency Nutrition Action) coordina le attività del gruppo di lavoro sull’alimentazione infantile nelle emergenze (Ife Core Group), composto e sostenuto da diverse associazioni e istituzioni fra cui Oms, Unicef, Save the children, Unhcr e Ibfan-Gifa. Questi enti hanno promosso diversi documenti per lo gestione dell’alimentazione infantile in situazioni di emergenza.

 

Risorse utili