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ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aspetti epidemiologici

In Italia

L’infezione da clamidia è un’Infezione sessualmente trasmessa (IST) non sottoposta a notifica obbligatoria. In Italia sono attivi due Sistemi di sorveglianza sentinella delle IST, coordinati dal Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che hanno consentito negli anni di misurare la frequenza di numerose IST, anche di quelle non sottoposte a notifica obbligatoria (come l’infezione da clamidia), e di valutare i fattori di rischio associati. I dati, riportati nel Notiziario ISS “Le Infezioni sessualmente trasmesse: aggiornamento dei dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2020” (Volume 35, n. 6, 2022) pubblicato a giugno 2022, indicano che i casi di infezione da Chlamydia trachomatis (Ct) hanno mostrato un aumento dopo il 2008.

 

I dati dei centri clinici

Dal 1991 al 2020, i centri clinici del Sistema di sorveglianza hanno segnalato 10492 nuovi casi di infezione da clamidia, pari al 7,2% di tutte le IST segnalate. Il 53,4% dei casi di clamidia è stato segnalato in uomini eterosessuali, il 14,5% in maschi che fanno sesso con maschi (Msm) e il 32,2% in donne. In confronto alla distribuzione delle altre IST, le diagnosi di infezioni da clamidia sono più frequenti nei soggetti di età compresa tra i 15 e i 24 anni (10,2%).

 

Relativamente all’andamento temporale, i casi di Ct hanno mostrato un aumento dopo il 2008, con un incremento di quasi quattro volte tra il 2008 e il 2019. Per contro, nel 2020 il numero di casi segnalati è stato di circa il 25% più basso rispetto al 2019. In particolare, nel 2020 i casi di infezione da Ct nelle donne sono diminuiti del 35% rispetto al 2019, dopo un aumento costante che si è osservato dal 2008. Diversamente, questa riduzione nel 2020 non si è osservata negli Msm, dove dal 2008 i casi di infezione da Ct sono aumentati di circa 9 volte.

 

Per quanto riguarda l’infezione da HIV, degli 10492 soggetti con infezione da clamidia segnalati dal 1991 al 2020, 8136 (77,5%) hanno effettuato un test anti-HIV al momento della diagnosi di infezione da clamidia e 254 (3,1%) sono risultati HIV positivi. Nei soggetti con infezione da clamidia si è osservato un decremento della prevalenza HIV dal 1991 (2,2%) al 2007 (0,4%) e un successivo incremento fino al picco massimo nel 2016 (7,6%) e una successiva stabilizzazione fino al 2020 (4,0%).

 

I dati dei laboratori di microbiologia clinica

Dal 2009 al 2020, i laboratori di microbiologia clinica del Sistema di sorveglianza hanno analizzato 121.656 campioni per la ricerca dell’infezione da clamidia. Di questi, 3.938 sono risultati positivi alla clamidia, pari ad una prevalenza del 3,2%, in particolare 6,8% tra gli uomini e 2,4% tra le donne. La prevalenza di clamidia è risultata più elevata tra i soggetti di età 15-24 anni, rispetto ai soggetti con più di 24 anni (8,1% vs 2,6%). La prevalenza diminuiva al crescere dell’età, passando dall’8,1% tra i soggetti di 15-24 anni, al 3,8% tra i soggetti di 25-34 anni, all’1,8% tra i soggetti di età superiore ai 34 anni.

 

Le donne straniere hanno mostrato una prevalenza di clamidia più elevata rispetto alle italiane, in modo particolare nel sottogruppo delle molto giovani (15-19 anni) (straniere 10,7% vs italiane 6,6%) e delle gravide (straniere 1,9% vs italiane 0,9%). Tra gli uomini la prevalenza di clamidia è risultata più alta tra quelli con più di un partner sessuale negli ultimi sei mesi rispetto a quelli con uno o nessuno (16,0% vs 3,8%) e tra gli uomini senza partner fisso negli ultimi tre mesi rispetto a quelli con partner fisso (15,8% vs 4,0%).

 

Durante l’intero periodo si è osservato un andamento sostanzialmente stabile della prevalenza di Ct, con un lieve aumento nel 2020 rispetto al 2019 (3,6% vs 2,9%).

 

 

Data di ultimo aggiornamento: 30 giugno 2022

Revisione a cura di: Maria Cristina Salfa e Barbara Suligoi - Dipartimento malattie infettive, ISS