ISS
L'epidemiologia per la sanità pubblica
Istituto Superiore di Sanità
Epidemiologia per la sanità pubblica - ISS

Aspetti epidemiologici

In Italia

L’infezione da clamidia è un’Infezione sessualmente trasmessa (IST) non sottoposta a notifica obbligatoria. In Italia sono attivi due Sistemi di sorveglianza sentinella delle IST, coordinati dal Centro Operativo Aids dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che hanno consentito negli anni di misurare la frequenza di numerose IST, anche di quelle non sottoposte a notifica obbligatoria (come l’infezione da clamidia), e di valutare i fattori di rischio associati. I dati, riportati nel Notiziario ISS “Le Infezioni sessualmente trasmesse: aggiornamento de i dati dei due Sistemi di sorveglianza sentinella attivi in Italia al 31 dicembre 2017” (volume 32, n. 6, giugno 2019) pubblicato a luglio 2019, indicano che i casi di infezione da Chlamydia trachomatis (Ct) hanno mostrato un aumento dopo il 2008 con un incremento di quasi tre volte tra il 2008 e il 2017.

 

I dati dei centri clinici

Dal 1991 al 2017, i centri clinici del Sistema di sorveglianza hanno segnalato 8313 nuovi casi di infezione da clamidia, pari al 6,5% di tutte le IST segnalate. Il 52,9% dei casi di clamidia è stato segnalato in uomini eterosessuali, il 17,5% in maschi che fanno sesso con maschi (Msm) e il 29,6% in donne. In confronto alla distribuzione delle altre IST, le diagnosi di infezioni da clamidia sono più frequenti nei soggetti di età compresa tra i 15 e i 24 anni (8,7%).

 

Relativamente all’andamento temporale, i casi di infezione da clamidia hanno mostrato un aumento dopo il 2008, con un incremento di quasi tre volte tra il 2008 e il 2017. Nel 2017, i centri clinici hanno segnalato un totale di 599 nuovi casi di infezione da clamidia, pari al 9,4% di tutte le IST segnalate.

 

Per quanto riguarda l’infezione da HIV, degli 8313 soggetti con infezione da clamidia segnalati dal 1991 al 2017, 6739 (81,1%) hanno effettuato un test anti-HIV al momento della diagnosi di infezione da clamidia e 188 (5,5%) sono risultati HIV positivi. Nei soggetti con infezione da clamidia si è osservato un decremento della prevalenza HIV dal 1991 (2,2%) al 2007 (0,4%) e un successivo incremento fino al picco massimo nel 2016 (7,6%). Nel 2017, la prevalenza HIV nei soggetti con infezione da clamidia è scesa al 3,5%.

 

I dati dei laboratori di microbiologia clinica

Dal 2009 al 2017, i laboratori di microbiologia clinica del Sistema di sorveglianza hanno analizzato 117.412 campioni per la ricerca dell’infezione da clamidia. Di questi, 4.025 sono risultati positivi alla clamidia, pari ad una prevalenza del 3,4%, in particolare 7,3% tra gli uomini e 2,6% tra le donne. La prevalenza di clamidia è risultata più elevata tra i soggetti di età 15-24 anni, rispetto ai soggetti con più di 24 anni (8,6% vs 2,7%). La prevalenza diminuiva al crescere dell’età, passando dall’8,6% tra i soggetti di 15-24 anni, al 3,8% tra i soggetti di 25-34 anni, all’1,9% tra i soggetti di età superiore ai 34 anni.

 

Le donne straniere hanno mostrato una prevalenza di clamidia più elevata rispetto alle italiane, in modo particolare nel sottogruppo delle molto giovani (15-19 anni) (straniere 13,0% vs italiane 7,2%) e delle gravide (straniere 2,6% vs italiane 1%). Tra gli uomini la prevalenza di clamidia è risultata più alta tra quelli con più di un partner sessuale negli ultimi sei mesi rispetto a quelli con uno o nessuno (16,6% vs 4,5%) e tra gli uomini senza partner fisso negli ultimi tre mesi rispetto a quelli con partner fisso (15,4% vs 4,9%).

 

Durante l’intero periodo si è osservato un andamento sostanzialmente stabile della prevalenza di Ct, con lievi oscillazioni tra il 3,2% nel 2009 e il 3,7% del 2017.

 

Data di ultimo aggiornamento: 2 aprile 2020

Revisione a cura di: Maria Cristina Salfa e Barbara Suligoi - Dipartimento malattie infettive, ISS