Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

Aspetti epidemiologici

In Italia

 

Revisione a cura del Centro operativo Aids (Coa) – Iss

 

29 novembre 2018 - Il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità dal 1984 raccoglie i dati relativi alle notifiche di Aids e dal 2008 i dati delle nuove diagnosi di infezione da Hiv. Il “Supplemento del Notiziario dell’Iss (Volume 31 - Numero 9, Supplemento 1 - 2018) – Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da Hiv e dei casi di Aids in Italia al 31 dicembre 2017” riporta i dati sulle nuove diagnosi di infezione da Hiv e sui casi di Aids segnalati in Italia aggiornati a dicembre 2017.

 

Sorveglianza delle infezioni da Hiv

La sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test Hiv per la prima volta. I dati riferiti da questo sistema di sorveglianza indicano che nel 2017, sono state riportate 3443 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza più elevata è stata registrata in Lazio, Liguria e Toscana.

 

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2017 sono maschi nel 76,2% dei casi. L’età mediana è di 39 anni per i maschi e 34 anni per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata nella fascia d’età 25-29 anni (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

 

Nel 2017 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; Msm, Men who have sex with men 38,5%). Inoltre, il 34,3% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera.

 

Nel 2017, più della metà delle persone con una nuova diagnosi di Hiv è stata diagnosticata in fase avanzata di malattia, nello specifico il 55,8% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL e il 36,1% con un numero di linfociti CD4 inferiore a 200 cell/μL.

 

Nel 2017, il 32% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da Hiv o l’Aids, il 26,2% in seguito a un comportamento a rischio e il 14,6% in seguito a controlli di routine.

 

Sorveglianza dell’Aids

La sorveglianza dell’Aids, riporta i dati delle persone con una nuova diagnosi di Aids. Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati quasi 70.000 casi di Aids, di cui oltre 44 mila deceduti fino al 2015.

 

Nel 2017 sono stati diagnosticati 690 nuovi casi di Aids pari a un’incidenza di 1,1 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza di Aids è in lieve costante diminuzione negli ultimi quattro anni.

 

È diminuita negli ultimi anni la proporzione di persone che alla diagnosi di Aids presentano un’infezione fungina, mentre è aumentata la quota di pazienti che presentano un’infezione virale o un tumore.

 

Nel 2017, meno del 20% delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Il fattore principale che determina la probabilità di avere eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi è la consapevolezza della propria sieropositività: nell’ultimo decennio la proporzione delle persone con nuova diagnosi di Aids che ignorava la propria sieropositività e che ha scoperto di essere Hiv-positiva nei pochi mesi precedenti la diagnosi di Aids è aumentata, passando dal 20,5 del 1996 al 73,9% del 2017.

 

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