Cristina Giambi1, Antonietta Filia1, Marta Luisa Ciofi
degli Atti1, 2, Maria Cristina Rota1 e Stefania Salmaso1
1Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e
Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma
2Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma
Il Piano nazionale di eliminazione del morbillo e della
rosolia congenita (PNEM) (1) persegue l’obiettivo di
ridurre e mantenere l’incidenza della rosolia congenita al
di sotto di 1 caso su 100.000 nati vivi.
Il Piano prevedeva,
come obiettivo intermedio, l’introduzione a livello
nazionale della sorveglianza delle infezioni congenite da
rosolia. In accordo con quanto previsto da tale obiettivo,
dal 1° gennaio 2005 la sindrome/infezione da rosolia
congenita (SRC) e la rosolia in gravidanza sono state
incluse tra le malattie infettive che sono soggette a
notifica obbligatoria di classe III (2).
Da gennaio 2005 a
maggio 2008 da 4 regioni (Lazio, Campania, Toscana e
Piemonte) sono pervenute 27 notifiche di sospetta rosolia
congenita, di cui 17 relative al 2005, 4 al 2006, 5 al 2007
e 1 al 2008. In 18 dei casi segnalati la diagnosi di SRC è
stata esclusa; in 4 casi, di cui 2 asintomatici, la
diagnosi è stata confermata in laboratorio e 3 casi sono
stati classificati come probabili dal momento che
presentavano un quadro clinico compatibile con SRC, pur
senza conferma di laboratorio. Con le informazioni a
disposizione non è stato possibile classificare i restanti
2 casi. Facendo riferimento ai casi confermati o probabili,
ne sono stati segnalati 3 nel 2005, 1 nel 2006, 2 nel 2007
e 1 nel 2008.
Nello stesso periodo, tra gennaio 2005 e maggio
2008, sono stati notificati 75 casi di sospetta rosolia in
gravidanza, provenienti da dieci regioni (Calabria,
Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia,
Marche, Piemonte, Toscana, Veneto), di cui 25 nel 2005, 14
nel 2006, 8 nel 2007 e 28 nei primi mesi del 2008. L’età
media dei casi è di 29 anni (range 17-46 anni).
Dei 75 casi
segnalati, in 17 la diagnosi di rosolia è stata esclusa; in
30 casi, di cui 7 asintomatici, la diagnosi è stata
confermata in laboratorio e un caso è stato classificato
come possibile (quadro clinico corrispondente alla
definizione di caso, ma senza conferma di laboratorio).
Con le informazioni a disposizione non è stato possibile
classificare i restanti 27 casi. In riferimento ai casi
confermati, probabili o possibili, ne sono stati segnalati
5 nel 2005, 1 nel 2006, 4 nel 2007 e 21 nei primi mesi del 2008.
Sette donne hanno effettuato un’interruzione
volontaria di gravidanza (IVG), di cui 4 con diagnosi
confermata e 3 con diagnosi sospetta.
Dei 75 casi sospetti,
il 45% aveva avuto precedenti gravidanze; solo 18 donne
(24%) avevano effettuato il rubeo test come screening
preconcezionale.
I dati raccolti attraverso il sistema di
sorveglianza non possono essere considerati pienamente
rappresentativi di quella che è la situazione nazionale.
Infatti le notifiche, non sempre tempestive, sono pervenute
soltanto da 10 regioni.
Inoltre, con i dati a disposizione,
non è stato possibile classificare 27 casi di rosolia in
gravidanza e 2 casi di rosolia congenita. Talvolta non è
stato possibile recuperare tutti i dati necessari per la
classificazione finale del caso, dati che non sempre sono
disponibili al momento della notifica. Per questo motivo è
importante che il ruolo del medico che segnala il caso al
sistema di sorveglianza non si esaurisca con l’invio della
scheda di notifica, ma preveda anche la comunicazione dei
risultati degli accertamenti effettuati e di eventuali altri
dati richiesti dall'Azienda Sanitaria Locale che conduce
l’indagine epidemiologica.
In altri casi, invece, non è
stato possibile formulare una classificazione definitiva
del caso perché non sono stati effettuati gli accertamenti
appropriati, necessari per la conferma della diagnosi.
Il test di avidità delle IgG virus-specifiche permette di
fare la diagnosi differenziale tra infezione recente e
pregressa soltanto se effettuato entro poche settimane
dall’infezione; i campioni per la PCR (Polimerase Chain
Reaction) e l’isolamento virale devono essere prelevati
entro pochi giorni dall’infezione. Pertanto è essenziale
essere tempestivi, senza perdere tempo prezioso tra il
momento in cui si ha il sospetto di caso e gli
approfondimenti diagnostici richiesti (2).
A tutt'oggi
(maggio 2008), in Italia, sono in corso epidemie di rosolia;
focolai epidemici sono stati segnalati in Friuli-Venezia
Giulia, Piemonte e Calabria (3). Parallelamente, il numero
di casi di rosolia in gravidanza è in crescita rispetto
agli anni precedenti. Infatti, da gennaio a maggio 2008,
sono pervenute 28 notifiche, di cui 6 dal Lazio, 1 dalle
Marche, 1 dal Veneto, 2 dal Friuli-Venezia Giulia, 15 dal
Piemonte e 3 dalla Calabria.
L’incremento dei casi di
rosolia in gravidanza osservato negli ultimi mesi fa
riflettere sull’urgente necessità di intensificare gli
sforzi per identificare e recuperare le donne suscettibili
in età fertile.
Per prevenire la SRC, è stato stimato che la
percentuale di donne suscettibili in età fertile non deve
superare il 5% (1). Un’indagine di sieroprevalenza condotta
nel 2004 (4) rilevava, invece, una percentuale di donne
suscettibili pari all’11% nella fascia di età 15-19 anni e
all’8% nella fascia 20-39 anni; si tratta di percentuali
ancora lontane dagli obiettivi nazionali (5).
Per ridurre
tale percentuale il PNEM affianca, agli interventi necessari
per mantenere elevate le coperture vaccinali per morbillo-parotite-rosolia (MPR) in età pediatrica, azioni
aggiuntive finalizzate alla valutazione dello stato
immunitario delle donne in età fertile e alla vaccinazione
di quelle suscettibili. A oggi gli interventi mirati alle
donne in età fertile non sono soddisfacenti.
È fondamentale
sensibilizzare la classe medica alla prevenzione della SRC,
in modo che possano essere sfruttati per il recupero delle
donne suscettibili non solo il post um o un’eventuale
interruzione di gravidanza, come suggerito nel Piano, ma
ogni tipo di accesso al servizio sanitario. Esempi sono
rappresentati dal consultorio, dal servizio di screening per
la prevenzione del tumore del collo dell’utero, dal
servizio vaccinale (in occasione della vaccinazione contro
il Papillomavirus o del richiamo della vaccinazione
antidiftotetanica negli adolescenti).
A tal fine è
necessario coinvolgere tutti gli operatori sanitari: il
personale dei consultori, i ginecologi pubblici e privati e
il personale dei servizi vaccinali, ma anche i medici di
medicina generale che rappresentano l’anello di contatto tra
il cittadino e i servizi offerti dal Servizio Sanitario
Nazionale (SSN). Tutti questi operatori possono fornire,
durante la programmazione di una gravidanza, le informazioni
necessarie per affrontare la gestazione con gli strumenti
oggi disponibili per prevenire la SRC, cioè il o test e
la vaccinazione.
Dall’analisi dei dati di sorveglianza
emerge, infatti, uno scarso ricorso al o test come
screening preconcezionale (meno del 25% delle donne con
sospetta rosolia in gravidanza avevano effettuato il rubeo
test prima della gravidanza stessa), peraltro offerto
gratuitamente dall'SSN sia prima che durante la gravidanza
(6).
Inoltre, è essenziale coinvolgere, oltre i ginecologi
che si prendono cura della gestante, anche i neonatologi e
le figure professionali che si trovano a dover affrontare le
complicanze causate dalla SRC nel neonato, come ad esempio,
cardiochirurghi, audiologi, neurochirurghi, oftalmologi.
Infatti, dal follow-up dei casi notificati, è emerso che non
sempre alle donne che hanno contratto la rosolia in
gravidanza viene fatto un adeguato selling sull’elevato
rischio di danno fetale né vengono fornite indicazioni
univoche sulla gestione del nuovo nato. Quest'ultimo,
infatti, deve essere monitorato con esami clinici e di
laboratorio per il primo anno di vita, in modo da escludere
o confermare l’infezione congenita (7).
L’impegno per
promuovere, programmare e attuare le azioni indicate nel
Piano deve essere intensificato a livello nazionale: gli
interventi per recuperare e vaccinare le donne in età
fertile ancora suscettibili devono essere tempestivi.
Infatti, se il numero di casi di rosolia in gravidanza
continuerà ad aumentare secondo il trend della prima metà
del 2008, tra qualche mese potremmo trovarci di fronte a un
significativo aumento del numero di nuovi nati affetti da
SRC.
Riferimenti bibliografici
1. Conferenza Stato-Regioni.
Accordo tra Governo, Regioni e le Province Autonome di
Trento e Bolzano sul Piano Nazionale di eliminazione del
morbillo e della rosolia congenita, 2003-2007. 13 novembre
2003. Disponibile su:
http://www.governo.it/backoffice/allegati/20894-1712.pdf
2. Ministero della Salute. Decreto 14 ottobre 2004. “Notifica
obbligatoria della sindrome/infezione da rosolia congenita.”
Gazzetta Ufficiale 4 novembre 2004, n. 259.
3. Minuzzo M.
Focolaio epidemico di rosolia in Provincia di Pordenone: il
punto della situazione. Disponibile su:
http://www.epicentro.iss.it/problemi/rosolia/PN03-04-08.asp
4. Rota MC, Bella A, Gabutti G, et al. Rubella seroprofile of
the Italian population: an 8-year comparison. Epidemiol
Infect 2007;135(4):555-62.
5. Giambi C, Rota MC, Bella A, et
al. Epidemiologia della rosolia in Italia negli anni
1998-2004. Ann Ig 2007; 19(2):93-102.
6. Ministero della
Salute. Decreto 14 settembre 1998. “Aggiornamento del
decreto ministeriale 6 marzo 1995 concernente
l’aggiornamento del decreto ministeriale 14 aprile 1984
recante i protocolli di accesso agli esami di laboratorio e
di diagnostica strumentale per le donne in stato di
gravidanza ed a tutela della maternità.” Gazzetta Ufficiale
20 ottobre 1998, n. 24.
7. Buffolano W. Sorveglianza e
prevenzione dei danni da rosolia congenita: necessità di
interventi a garanzia di esaustività e appropriatezza.
Disponibile su:
http://www.epicentro.iss.it/discussioni/rosolia/buffolano.asp