Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

giugno 2011

L'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per la sicurezza stradale: confronto tra dati osservati e dati riferiti

Andrea Nucera1, Alfredo Ruata2, Laura Marinaro3 e Maria Chiara Antoniotti1

1Servizio Sovrazonale di Epidemiologia, ASL NO, Novara

2Epidemiologia, ASL CN2, Cuneo

3Direzione Integrata della Prevenzione, ASL VC, Vercelli

 

Gli incidenti stradali costituiscono la principale causa di morte e di disabilità nella popolazione sotto i 40 anni e rappresentano un problema di salute prioritario in Italia (1). Tra le misure volte a mitigarne le conseguenze, i dispositivi di sicurezza individuali hanno mostrato una grande efficacia pratica (2). Il codice della strada dispone a tal scopo l’obbligo dell’uso del casco per chi va in moto e delle cinture di sicurezza per chi viaggia in auto.

 

Per monitorare il rispetto della legislazione sull’obbligo di indossare questi dispositivi di sicurezza e per verificare l’efficacia delle politiche indirizzate a promuoverne l’uso è necessario misurare in modo affidabile il loro uso corrente.

 

Più comunemente, la prevalenza d’uso viene misurata come abitudine riferita, tramite interviste o questionari autocompilati, oppure come comportamento osservato direttamente in strada. Entrambi i metodi hanno vantaggi e limiti, per esempio gli studi osservazionali sono più precisi ma sono dispendiosi e basati su osservazioni una tantum. D’altra parte gli studi basati su interviste sono economici, ma possono offrire un’immagine deformata della realtà, perché i rispondenti tendono spesso a presentare il proprio comportamento abituale come conforme alla prudenza ed alle norme, mentre in realtà potrebbe non esserlo (3).

 

A partire dal 2007, nelle aziende sanitarie della regione Piemonte, come nella maggior parte delle Asl in Italia, i dati riferiti sull’uso dei dispositivi di sicurezza sono riportati regolarmente, ogni anno, dal sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia) (4), ma non esistono valutazioni riguardo la loro validità. Poiché in Piemonte durante la raccolta continua di dati effettuati dal sistema PASSI è stata effettuata la rilevazione dell’uso dei dispositivi di sicurezza in auto e moto, tramite osservazione, abbiamo potuto confrontare i risultati dei due sistemi, allo scopo di valutare la validità dei dati riferiti.

 

Tra aprile 2007 e marzo 2008, nella regione Piemonte, personale delle ASL opportunamente addestrato ha condotto il Progetto “Attività di Sorveglianza Incidenti Stradali” (ASIS) rilevando, mediante osservazione su strada, l’utilizzo dei sistemi di protezione individuale per la sicurezza stradale, in particolare “stimando la proporzione di conducenti e passeggeri anteriori e posteriori che utilizzano la cintura di sicurezza, la proporzione di conducenti di motoveicoli che indossano il casco e la proporzione di bambini assicurati correttamente da seggiolini” (5). Allo scopo, è stato predisposto un protocollo in cui sono stati definiti le modalità di rilevazione e i siti di campionamento, precisando i punti di osservazione, per tipologia di strada, al fine di raggiungere una rappresentatività della rete stradale regionale (5). La rilevazione ha consentito la stima dell’utilizzo della cintura di sicurezza anteriore, senza distinzione tra conducente e passeggero, della cintura di sicurezza posteriore e dell’utilizzo del casco per i viaggiatori su veicoli a due ruote.

 

Nel periodo giugno 2007-dicembre 2008, il sistema di sorveglianza PASSI ha stimato le abitudini della popolazione in merito all’utilizzo dei sistemi di sicurezza, mediante intervista telefonica su un campione rappresentativo di popolazione fra 18 e 69 anni, con l’obiettivo, fra l’altro, di stimare la prevalenza riferita di utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Per facilitare il confronto fra le due raccolte di dati sono state prese in considerazione solo le risposte di persone che dichiaravano di utilizzarli “sempre”. Il confronto è stato effettuato sulle prevalenze ricavate dai risultati ottenuti dai due sistemi di rilevazione.

 

Nella tabella sono riportate le percentuali di impiego dei sistemi di sicurezza, a livello regionale, e i limiti di confidenza. Per l’uso della cintura di sicurezza anteriore, la prevalenza dell’abitudine stimata da PASSI è superiore di 13 punti percentuali rispetto alla prevalenza stimata tramite osservazione diretta, una differenza statisticamente significativa.

 

 

Per la cintura posteriore, la differenza tra l’abitudine riferita e il comportamento osservato è di 3 punti percentuali, con sovrapposizione degli intervalli di confidenza e, per quanto riguarda l’utilizzo del casco, le stime sono entrambe molto elevate ed identiche.

 

I risultati di questo studio mostrano che, in Piemonte, la sorveglianza PASSI restituisce un quadro affidabile per quanto riguarda l’uso del casco e della cintura posteriore, mentre tende a fornire una descrizione troppo positiva dell’uso della cintura anteriore. Infatti, in questo caso si è portati a ritenere che 9 viaggiatori anteriori su dieci indossino la cintura, mentre il dato osservato è tra 7 e 8 su dieci.

 

Questo risultato non è inatteso, perché diversi studi hanno mostrato che le prevalenze basate su dati autoriferiti sono generalmente più elevate di quelle tratte da dati osservazionali, un fatto - generalmente attribuito ad un bias di desiderabilità sociale - per cui nei paesi come il nostro, in cui vige la legislazione dell’obbligo, andrebbero corrette per un fattore tra 1,2 e 1,4 (6).

 

È necessario tuttavia segnalare i limiti del confronto tra ASIS e PASSI. Innanzitutto, le due indagini rilevano fenomeni diversi e le prevalenze sono calcolate con numeratori e denominatori differenti, per cui un confronto rigoroso non è possibile. In ASIS viene studiato il comportamento adottato dagli occupanti, anche non residenti, dei veicoli circolanti nel territorio della ASL/regione, mentre in Passi è studiata l’abitudine di guidatori/passeggeri residenti in quella ASL/regione, indipendentemente da dove e quanto hanno circolato.

 

Inoltre, PASSI intervista le persone tra 18 e 69 anni, quindi esclude i minorenni che sono utenti comuni delle due ruote motorizzate e le persone anziane che pure guidano e vengono trasportate in auto.

 

Infine, nello studio ASIS vengono escluse dall’osservazione alcune categorie di mezzi di trasporto, quali camion, mezzi pubblici e veicoli di polizia e carabinieri, le cui abitudini in fatto di sicurezza non sono descritte, ma che potrebbero essere diverse dal resto del campione.

 

Pur tenendo conto di questi limiti, il confronto, in termini generali, supporta l’idea che i dati riferiti sull’uso dei dispositivi della sicurezza stradale possano essere meglio interpretati tenendo conto dei risultati dei più costosi studi osservazionali, realizzati ad intervalli pluriannuali. Infatti, i vantaggi degli studi basati su interviste telefoniche, come PASSI, sono costituiti dalla disponibilità regolare dei dati a costi contenuti, oltre alla rappresentatività della popolazione locale ed alla possibilità di studiare le caratteristiche individuali associate ai comportamenti non conformi. Inoltre, per la caratteristica della sorveglianza PASSI di raccogliere in continuo le informazioni, è possibile rilevare delle modifiche del comportamento derivanti da opportune campagne di informazione.

 

Nello specifico, si può concludere che PASSI, in Piemonte, ha prodotto nel 2007-08 un’immagine praticamente sovrapponibile a quella fornita dall’osservazione diretta, per monitorare l’uso del casco in moto e della cintura per i viaggiatori sui sedili posteriori delle auto, mentre ha fornito una stima dell’uso della cintura anteriore più elevata rispetto ad ASIS. è necessario tener conto di tali valori nell’interpretare correttamente i dati, affinché possano essere utilizzati dalle forze dell’ordine, dai pianificatori e dai decisori.

 

Riferimenti bibliografici

1. Argomenti di salute. Incidenti stradali (www.epicentro.iss.it/problemi/stradale/epid.asp).

2. WHO. Global status report on road safety: time for action. Geneva: World Health Organization; 2009 ( www.who.int/violence_injury_prevention/road_safety_status/2009).

3. Zambon F, Fedeli U, Marchesan M, et al. Seat belt use among rear passengers: validity of self-reported versus observational measures. BMC Public Health 2008;8:233.

4. Baldissera S, Campostrini S, Binkin N, et al. Features and initial assessment of the italian behavioral risk factor surveillance system (PASSI), 2007-2008. Prev Chronic Dis 2011;8(1):A24.

5. Regione Piemonte. Studio di prevalenza d’uso delle cinture di sicurezza, del casco e dei seggiolini per il trasporto dei bimbi; 2009 ( www.epicentro.iss.it/regioni/...)

6. Streff FM, Wagenaar AC. Are there really shortcuts? Estimating seat belt use with self-report measures. Accid Anal Prev 1989;216):509-16.