Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

La storia del Ben

Viene riproposto un articolo pubblicato da Stefania Salmaso, Direttore del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Iss), dal 2004 al 2015.

 

22 dicembre 2015 - Eccoci alla fine del 2015 e al numero 600 di EpiCentro, traguardo che segna più di 12 anni di attività. Può essere il momento dei bilanci sull’anno che si sta chiudendo, ma spingere lo sguardo molto più indietro ci permette di rintracciare un filo conduttore che, dal 1980 ad oggi, è testimonianza del nostro impegno a costruire canali di comunicazione per gli operatori sanitari, orientati a promuovere e proteggere la salute in base alle conoscenze e alle evidenze disponibili.

 

Per questo, nell’ultimo numero del 2015, vi proponiamo un momento vintage, pubblicando i primi numeri del Bollettino epidemiologico nazionale (Ben) dal 1980 al 1984, in una carrellata che è quasi uno studio di storia naturale sui cambiamenti esteriori del mezzo di comunicazione, ma che conferma la bontà e la lungimiranza di quel primo progetto, antenato dell’attuale EpiCentro e del Ben a stampa (ancora prodotto come supplemento del Notiziario Iss).

 

C’era una volta…

All’indomani del disastroso terremoto in Irpinia (il 23 novembre del 1980), oltre al tragico bilancio delle vittime e all’immediata necessità di assistenza sanitaria, venne evocato il rischio di epidemie richiamato anche dai danni alla rete di distribuzione dell’acqua potabile e alla rete fognaria. In casi di emergenza come questi l’incertezza sulle dimensioni del rischio paventato e la difficoltà a mantenere i sistemi informativi di prassi giocano un ruolo importante sulla percezione di continuo pericolo della popolazione, già traumatizzata dall’esperienza del terremoto, e amplificano il disagio (mi sembra di ricordare che, tra le misure di prevenzione da adottare, qualcuno invocò anche la vaccinazione contro il colera). In questo contesto nacque il Ben, come iniziativa del reparto di Malattie infettive (diretto da un giovane Donato Greco) dell’allora Laboratorio di epidemiologia e biostatistica (diretto dal temerario Alfredo Zampieri) dell’Istituto superiore di sanità, Iss (diretto da Francesco Pocchiari).

 

Primo corso di epidemiologia e biostatistica, 1980

 

Nel giro di pochi giorni fu messo a punto un sistema di trasmissione quotidiano via fax del numero di casi di sindromi gastroenteriche, respiratorie, ecc, osservate nelle zone colpite. Nel reparto eravamo disponibili al telefono dalle ore 8 alle 20 e, ogni giorno, alle 16 tutti i servizi sanitari della zona interessata ricevevano via fax il resoconto di quanto segnalato da tutti. Poi, ogni lunedì veniva pubblicato il Ben di riepilogo corredato di commento.

 

Il primo numero è datato 14 dicembre 1980. A vederlo oggi, scannerizzato e proposto in formato pdf, bisogna ammettere che, dal punto di vista della grafica e dell’impaginazione editoriale, era un prodotto molto amatoriale: un’intestazione fatta a mano con la china; il testo battuto a macchina da scrivere; l’impaginazione su due colonne composte sempre a mano (e ogni correzione era una tragedia!). L’estetica lasciava molto a desiderare, ma per gli addetti ai lavori quello fu un momento epico: era il primo esempio di sorveglianza sindromica, di telefono verde, di bollettino epidemiologico tempestivo. Il tutto con l’unico scopo di offrire agli operatori sanitari dati credibili su cui prendere le decisioni per proteggere il più possibile la salute delle persone: lo stesso obiettivo che EpiCentro cerca di soddisfare oggi con modalità e mezzi differenti.

 

Dopo l’emergenza del terremoto il Ben si è evoluto ed è diventato uno strumento di diffusione di notizie di interesse sanitario sul modello dei bollettini internazionali più famosi come il Morbidity and Mortality Weekly Report (Mmwr) statunitense o il Communicable Disease Report (Cdr) britannico, e inviato per posta a chi faceva richiesta. Per molti anni abbiamo continuato a produrre il Ben manualmente. Il bollettino veniva stampato come un ciclostile dalla tipografia interna all’Iss (e quindi rigorosamente in bianco e nero), su due fogli A4 che venivano piegati e spillati a mano da un gruppo di volenterosi, per formare le 8 facciate di cui era composto. Momenti di lavoro pratico a cui nessuno si sottraeva e che hanno forgiato un gruppo di lavoro che nei decenni è rimasto profondamente legato.

 

Nel corso del tempo il Ben raggiunse una tiratura settimanale di 5000 copie, segno di una domanda crescente di un sistema di informazione agile, ma autorevole, e sempre centrato sull’attualità.

 

L’eredità del Ben

I tempi cambiano, gli strumenti si evolvono. Oggi il Bollettino epidemiologico nazionale in formato cartaceo ospita i contributi di diversi operatori sanitari sul territorio mentre la tempestività e l’attualità sono invece le caratteristiche di EpiCentro. Guardare indietro, così lontano, e vedere che si è ancora in linea con ciò che ritenevamo importante è una utile conferma che il progetto iniziale era buono e che da professionisti lo abbiamo coltivato e fatto crescere insieme.

 

La mia storia lavorativa è strettamente legata al Ben prima e a EpiCentro dopo e, dato che lascerò l’Istituto superiore di sanità alla fine dell’anno, colgo l’occasione del numero 600 per ringraziare e salutare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto ambizioso ma al servizio di tutti . Se gli strumenti cambiano con i tempi, le motivazioni profonde e giuste rimangono inalterate. Essere riusciti nell’intento iniziale ci aiuta a coltivare la speranza di successo e a guardare positivamente al futuro.

 

Corso di epidemiologia  e biostatistica, primi anni Ottanta