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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rifiuti e salute in Campania

Che cosa serve in Campania: comunicazione corretta, tempestiva e trasparente e meno allarmismo sui rifiuti

Angelo D’Argenzio - direttore del Servizio di epidemiologia, Asl Caserta 2

 

 

Nell’ambito della discussione su rifiuti e salute in Campania ho letto con interesse l’intervento di Raffaele Palombino, e in particolare ho apprezzato il riferimento ai risultati dei dati prodotti dagli studi Passi (pdf 485 kb): proprio da questi, infatti, risulta evidente che gran parte dei problemi di salute in Campania hanno cause diverse dai rifiuti.

 

Le cause principali, come molti hanno sottolineato, sono i comportamenti a rischio, a partire dal fumo e dalla sedentarietà associati al ridotto ricorso a pratiche preventive di provata efficacia: lo screening del tumore della mammella e del collo dell’utero per le donne, lo screening del tumore del colon retto nella popolazione al di sopra dei 50 anni e l’uso dei dispositivi di sicurezza stradale (casco e cinture) risultano nella nostra realtà ben al di sotto dei livelli desiderabili e, comunque, inferiori a quelli di gran parte delle Regioni centro-settentrionali, come emerge dallo Studio Passi 2005 - Regione Campania (pdf 485 kb) e dal 6º rapporto dell’Osservatorio nazionale screening.

 

La promozione delle salute e l’adozione di stili di vita “sani” sarebbe, di per sé, in grado di ridurre notevolmente l’entità delle più frequenti cause di morbosità e mortalità, con indiscutibile e considerevole miglioramento dello stato di salute di tutta la popolazione residente.

Tuttavia, sia gli effetti dei comportamenti “a rischio” sia i benefici prodotti da una loro riduzione risultano evidenti soltanto dopo una lunga latenza. Questo fa sì che l’importanza di una tempestiva e radicale azione di modifica degli stili di vita e di contenimento dei comportamenti dannosi non sia percepita in modo corretto dalla popolazione, e senz’altro non rappresenta un materiale di immediato interesse per i media.

 

Un’eccezione è certamente rappresentata dai danni derivati dagli incidenti stradali, che nella nostra Regione fanno registrare tassi di mortalità sensibilmente superiori alla media nazionale.

In base ai dati Istat 2004, l’analisi dell’incidentalità in Campania nel lungo periodo evidenzia, con qualche oscillazione, un andamento crescente del numero degli incidenti, aumentati rispetto al 1991 del 60% (+30% rispetto alla media nazionale), mentre il numero dei morti è aumentato del 3%, dato altrettanto sconfortante soprattutto se si considera che nello stesso periodo a livello nazionale si è avuta una diminuzione dei morti del 25%. Buona parte di questi eventi sarebbe tempestivamente evitata con l’aumento del corretto uso di cinture e casco, il cui uso si conferma, tuttavia, molto meno diffuso che in altre Regioni: l’effetto preventivo necessiterebbe di maggiore enfasi per l’immediata ricaduta di “buona salute” che ne deriverebbe.

 

Le criticità nella Asl Caserta 2

In particolare, per il territorio dell’Asl Caserta 2, ormai noto al pubblico per gli sversamenti illegali di rifiuti, le criticità inerenti i fattori di rischio comportamentali presenti nella Regione risultano particolarmente accentuate sotto alcuni aspetti.

 

Il primo è la diffusione dell’abitudine al fumo: il nostro territorio, secondo i dati Passi 2005 (pdf 600 kb), è uno di quelli in cui si fuma più rispetto al resto della Regione (fuma il 48% dei maschi e il 26% delle donne di età 18-69 anni), e questo è indiscutibilmente correlabile con gli elevati tassi di mortalità per tumore al polmone che caratterizzano la popolazione della Asl, specialmente nei maschi, confermati dai dati correnti di mortalità.

 

Il secondo aspetto è l’eccesso di peso: più della metà della popolazione tra 18 e 69 anni risulta obesa o in sovrappeso e, come noto, questa condizione si correla direttamente con la notevole incidenza di malattie cardiovascolari; l’analisi dei dati sugli anni di vita potenzialmente persi ne conferma l’occorrenza nella popolazione residente in età più giovane rispetto al resto della Campania.

 

Non ottimale si dimostra, inoltre, il ricorso a pratiche preventive di provata efficacia: particolarmente ridotto è il ricorso allo screening dei tumori della mammella e della cervice uterina tra le donne, nonostante queste neoplasie siano, ancora oggi, la principale causa di mortalità tumorale nella Asl, nella Regione e in Italia. Infine, per quanto riguarda la sicurezza stradale, la Asl Caserta 2 presenta i tassi standardizzati di mortalità più elevati rispetto a tutte le altre Asl della Regione a fronte, tra l’altro, di una ridotta abitudine all’uso di casco e cintura di sicurezza.

 

Nonostante questa preoccupante frequenza di “fattori rischio” per molte patologie, il monitoraggio dello stato di salute indica comunque che la frequenza di malattie infettive è stabile, se non inferiore rispetto agli anni scorsi. L’analisi dei ricoveri ospedalieri dovuti a patologie tumorali per i residenti nel territorio della Asl (dati a uso interno elaborati sulle schede di dimissione ospedaliera come proxy di diffusione di patologie tumorali) manifesta una situazione in diminuzione in tutti i distretti dell’area.

 

Inoltre, per dare risposte univoche sul tema “diossina”, più volte riportato alla ribalta come causa possibile di un presunto aumento di patologie tumorali, ipotizzando una diffusa contaminazione da diossina dell’ambiente e della catena alimentare, si è attivamente contribuito alla messa a punto dello studio Sebiorec (studio epidemiologico biomonitoraggio Regione Campania), condotto in collaborazione fra la Regione Campania, l’Oer, l’Iss, il Cnr e il Registro tumori della Regione Campania.

 

Purtroppo però ai dati scientifici non corrisponde la percezione da parte della popolazione. Anzi, è diffusa la convinzione, evidentemente non suffragata da dati validati, che i tumori siano in aumento. Il fatto è che sulla percezione influiscono fattori molto relativi: se per esempio una persona ha un amico e un parente con un tumore, tenderà a pensare che l’incidenza nell’intera popolazione stia aumentando, magari senza tener conto che un eventuale aumento può essere una diretta conseguenza dell’invecchiamento della popolazione; ma è difficile che la gente sia in grado di fare autonomamente questa considerazione.

 

Chi per primo dice le cose in tv, “vince”

Inoltre, bisogna dirlo, queste tendenze da parte della popolazione sono alimentate da canali di comunicazione paralleli a quelli ufficiali, e in primo luogo dai media: spesso le notizie sono riportate da chi non si è occupato sul campo della rilevazione. In questo modo notizie prive di fondamento scientifico finiscono per avere grande impatto sull’opinione pubblica, che non è in grado di valutare la sussistenza o meno, dietro la notizia, di una fonte attendibile.

 

Ancora più grave è il caso, per esempio, di qualche medico, magari non esperto in dati di popolazione, che viene intervistato per qualche programma televisivo e riporta, distorcendole, le conclusioni di studi condotti da gruppi di esperti. Questo finisce con l’attribuire apparente solidità ai dati riferiti, ma in realtà rappresenta una comunicazione fuorviante che spesso ha come principale conseguenza l’inevitabile crisi di fiducia nelle istituzioni da parte della popolazione, e in particolare nei confronti delle aziende sanitarie di riferimento. Il problema a monte è che chi arriva prima al microfono, “vince”: le prime affermazioni diffuse al grande pubblico attraverso i media assumono il significato di “verità” ed è difficile, successivamente, smentirle, anche se sono prive di fondamento o di riscontro scientifico. In questo modo, spesso, gli addetti ai lavori sono messi in condizione di dover “inseguire” la notizia per poi rettificarla, quando possibile.

 

Sono notevoli gli esempi che potrebbero essere citati e che si ripetono, puntualmente, ogni volta che vengono diffusi risultati scientifici di interesse della sanità pubblica. I media o qualche pseudoesperto commentano le risultanze al posto dell’autore, con il risultato di generare, spesso, grande allarme nell’opinione pubblica; ciò comporta, nelle diverse realtà locali, un notevole sforzo degli esperti per cercare di ricondurre nella loro reale dimensione i concetti veicolati in modo distorto.

 

La comunicazione “sostenibile” dei temi di sanità in Campania

Tuttavia, il problema legato alla comunicazione deve necessariamente essere inquadrato in un’ottica più generale che interessa l’organizzazione sanitaria regionale. Da circa 15 anni abbiamo assistito a importanti modifiche nel mondo sociale e commerciale (ampia diffusione di personal computer, uso di internet e sviluppo di una realtà virtuale on line) che, di fatto, ha modificato i modi e i tempi della comunicazione: veniamo a conoscenza di molte, a volte troppe, notizie in più rispetto al passato, e nel breve volgere di un “clic”. Inoltre, in seguito a questi cambiamenti, interi gruppi (politici, commerciali) hanno destinato fondi allo sviluppo di comunicazione efficace che, spesso, è stata artefice dei loro stessi destini.

 

È noto che la comunicazione è uno strumento essenziale del medico che opera in sanità pubblica e, in particolare, nell’ambito della prevenzione. Senza comunicazione efficace il medico di sanità pubblica non può raggiungere i propri obiettivi: è come un se un clinico, individuata una malattia, non facesse referto riportando diagnosi e prescrizione dei farmaci. Comunicare, per il medico di sanità pubblica, è già di per sé azione, e questo è ancor più vero quando la comunicazione deve affrontare l’emergenza.

 

Gruppi di esperti, in diverse parti del mondo, hanno sviluppato linee guida sulla comunicazione efficace, specialmente in emergenza: spicca, tra questi, il gruppo della comunicazione dei Cdc di Atlanta che sintetizza in tre azioni cosa è necessario che faccia il professionista o l’istituzione per affrontare situazioni d’emergenza:

  • essere il “primo”
  • essere trasparente e corretto
  • essere credibile.

Tutto ciò presuppone un’organizzazione a supporto dello specialista di sanità pubblica in grado di facilitare la diffusione e il tempismo della comunicazione delle informazioni che i diversi utenti (popolazione e altri medici) si aspettano. Cosa manca, allora, rispetto a questi tre aspetti, in Campania, e che ostacola la normale inerzia del flusso informativo (specialista -> media) rendendola spesso invertita (media -> specialista)?

 

Riguardo al secondo e al terzo punto, l’Atlante della mortalità in Campania (pdf 14,19 Mb) dimostra che, per la qualità e il modus operandi degli specialisti “istituzionali” della prevenzione della salute in Campania, non vi sia che da scegliere. D’altra parte la notevole produzione e la disponibilità di studi testimoniano le loro diffuse capacità professionali che purtroppo, in assenza delle condizioni del primo punto, finiscono con l’essere veicolate da “terzi”, costringendo così l’autore a inseguire la “prima” notizia.

 

Il vero problema è soddisfare il primo punto, che investe invece l’intera organizzazione della prevenzione sanitaria in Campania e che, inevitabilmente, avrebbe dovuto prevedere un proprio adeguamento nel tempo, in linea con i cambiamenti intervenuti a cavallo del secolo. In particolare, sarebbe stato necessario prevedere l’ingresso di nuove professionalità, esperti in comunicazione che, a fianco dello specialista, lo avessero supportato a veicolare, per primo e in modo corretto, i risultati dei propri studi o di dati disponibili.

 

È noto, tuttavia, il costante sottodimensionamento del personale dedicato a queste aree della prevenzione in Campania: a distanza di circa 14 anni, è tuttora inosservata la Legge regionale 32/94 di riordino del Servizio sanitario regionale riguardo alle risorse minime di personale da assicurare alla prevenzione; senza tener conto delle modifiche della vita comune intervenute nel mondo esterno alla sanità che hanno decretato, giustamente, un aumento dei bisogni di comunicazione della popolazione.

 

Ciò determina le difficoltà dei vari esperti che, nonostante si sforzino di produrre rapporti affidabili e di buon livello, subiscono anche le conseguenze di un’eventuale distorsione delle proprie risultanze. La priorità, dunque, appare quella di garantire che il tramite delle fonti su aspetti sanitari sia l’autore o il professionista da lui indicato. Ma la vera necessità è quella di adeguare l’organizzazione sanitaria pubblica campana ai nuovi e pienamente condivisibili bisogni informativi rivendicati dalla gente comune.

 


 

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