Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

rifiuti e salute

Limiti dei dati attuali e prospettive future

Luigi Esposito, Asl Napoli 1

La regione Campania è caratterizzata ancora oggi da una situazione sanitaria e ambientale piuttosto diversificata: a una larga fascia costiera, fortemente urbanizzata, nella quale i dati di morbilità e mortalità per tumore non differiscono sostanzialmente da quelli di molte regioni del Nord Italia, si contrappone una zona di entroterra, assai meno densamente popolata e nella quale l’incidenza e la mortalità per tumore sono certamente più basse. Utilizzare quindi i dati complessivi a livello regionale, sia per la mortalità che per l’incidenza dei tumori, non dà ragione delle effettive differenze che si potrebbero osservare a livello locale. Il dato regionale, infatti, tende a diluire le situazioni di specifiche concentrazioni locali dei fattori di rischio cancerogeno presenti nelle zone più fortemente popolate ed esposte a situazioni ambientali di maggiore degrado, quali le aree urbane di Napoli, Salerno e parte della provincia di Caserta.

L’uso stesso dei dati di mortalità non rende immediatamente conto dell’incidenza e del rischio ambientale che caratterizza le diverse zone. Infatti, per malattie a lunga latenza, come sono la maggior parte dei tumori, il periodo che intercorre tra l’esposizione al fattore di rischio e la comparsa del tumore è talmente lungo che i dati di mortalità e di incidenza attuali sono riconducibili a una esposizione avvenuta negli anni ’80. Per verificare l’effetto di esposizioni recenti, quindi, si dovrà attendere sicuramente almeno un decennio. Inoltre, i dati sulla mortalità, ancorché i più disponibili e regolari come flusso, e confrontabili sul piano nazionale, sono gravati dal fatto che a incidere sulla mortalità stessa non è solo l’incidenza della malattia ma anche la qualità dell’assistenza sanitaria, la precocità nella diagnosi e l’efficacia dei trattamenti. Questi dati vanno quindi utilizzati con molta cautela nel ragionare su una possibile relazione causa-effetto tra una certa situazione ambientale ed il manifestarsi della malattia.

Sarebbe perciò auspicabile effettuare una serie di analisi relative ai diversi bacini di popolazione, seguendo la metodologia delle analisi a cluster spaziale, e andando a evidenziare i dati della mortalità e dell’incidenza rispetto agli eventi attesi, nelle specifiche zone. Queste analisi, effettuate con metodologie che permettono di operare distinzioni ben più significative ad esempio tra i comportamenti, i fattori di rischio ambientale e gli effettivi dati a livello locale, contribuirebbero sicuramente a comporre una fotografia della situazione nelle diverse zone e in relazione a diversi fattori di rischio. Quello che si ritiene necessario promuovere è un sistema di sorveglianza a livello regionale, che integri i dati sanitari relativi alle diverse zone con i dati ambientali, che identificano fattori di rischio e danno conto delle caratteristiche dei diversi ambienti cui è esposta la popolazione. Infine, questo sistema di sorveglianza integrata dovrebbe svilupparsi di pari passo con strategie comunicative da parte delle istituzioni locali nei confronti della cittadinanza, che dovrebbe essere resa consapevole e partecipe dei rischi relativi alle diverse opzioni, ad esempio tra discarica e inceneritore.

In definitiva, solo un approccio integrato, tra dati sanitari e dati ambientali, con uno sforzo comunicativo in materia di rischi, e l’uso di metodologie adeguate a rilevare le differenze per zone più circoscritte nonchè il peso dei singoli comportamenti (ad esempio, il fumo di tabacco e l’esposizione professionale a composti pericolosi, nel caso del cancro al polmone e alla vescica) potranno dare strumenti in grado di descrivere in modo più ponderato e circostanziato i rischi derivanti dai diversi fattori ambientali per la salute umana.

 

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